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Muore Ugo Mulas. È il 2 marzo del 1973

Ugo Mulas

L’incontro di Ugo Mulas con la fotografia avviene quasi per caso, senza alcun apprendistato. Tra i tavolini del bar Jamaica, il ritrovo dei giovani artisti a pochi passi dall’Accademia di Brera, si parla anche di fotografia. Con lui c’è l’amico Mario Dondero, compagno di molte avventure – insieme realizzeranno dei reportage –. Chi vuole fare il fotogiornalista, chi documentare il Nord industriale, chi la desolata edilizia popolare della periferia. Rigorosamente in bianco e nero, le sue prime fotografie sociali danno subito rilievo di una spiccata sensibilità estetica e curiosità intellettuale. Inizia nel 1954 a frequentare la Biennale di Venezia, divenendone ben presto il fotografo ufficiale – la collaborazione durerà fino al 1972 –. La sua è stata una vita dedicata a questo medium di ricerca e straordinario linguaggio visivo. È ricordato per le immagini dedicate agli artisti e all’interpretazione dell’arte – avrà modo di documentare, tra gli altri, il lavoro di Frank Stella, Fontana, Lichtenstein e Rauschenberg – e per un’intensa attività di sperimentazione.

Per approfondire la vita e le opere di Ugo Mulas clicca qui 

Immagine in evidenza Lucio Fontana, 1964 – Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

Ugo Mulas: riflessioni sulla Fotografia e sugli aspetti estetici ed etici del mezzo

Lucio Fontana, 1964 - Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas
Lucio Fontana, 1964 - Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

Ugo Mulas

Ugo Mulas (1928-1973) è tra i fotografi italiani più apprezzati. Formatosi come fotogiornalista a Milano nei primi anni Cinquanta, presto troverà nell’ambiente artistico, sia italiano sia internazionale una delle sue chiavi di lettura del mondo.
Le Verifiche, tra le sue serie più concettuali, sono riflessioni sulla Fotografia e sugli aspetti estetici ed etici del mezzo. Guardando questo ritratto, la drammaticità del controluce, il micromosso della mano che ha appena compiuto il taglio, siamo certi che stiamo vedendo il gesto della creazione. La fotografia testimone della realtà, degli avvenimenti, ci permette di entrare nel mistero dell’arte. Ugo Mulas, grande interprete e frequentatore di artisti e atelier, qui mostra la creatività del fotografo. Questa fotografia è l’ultima di una sequenza che parte dalla tela intatta per arrivare al taglio. Lucio Fontana collabora attivamente con Ugo Mulas. Per la messa in scena decidono che sarà una sorta di performance: Fontana interpreta se stesso nell’azione, ma in realtà tutto è già predisposto, sia la tela intatta che quella tagliata. È l’ inganno del vero che ancora ci sorprende.

“Di Lucio Fontana ero amico, come lo eravamo tutti, qui a Milano. Di tutte le fotografie, soltanto una serie – praticamente fatta nel giro di una mezz’ora – ha un senso preciso. Fino a quel momento l’avevo fotografato e basta, ora volevo finalmente riuscire a capire che cosa facesse. Forse fu la presenza di un quadro bianco, grande, con un solo taglio, appena finito. Quel quadro mi fece capire che l’operazione mentale di Fontana (che si risolveva praticamente in un attimo, nel gesto di tagliare la tela) era assai più complessa e il gesto conclusivo non la rivelava che in parte”.

Immagine in evidenza Lucio Fontana, 1964 – Fotografia Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas

Ugo Mulas: il fotografo degli artisti

Ugo Mulas

Nato nel 1928 a Pozzolengo (Brescia), nel 1948 si trasferisce a Milano, dove inizia a frequentare l’ambiente dell’Accademia di Brera e gli intellettuali che si ritrovavano al bar Jamaica. Scoperta quasi per caso la fotografia, nel 1954 Mulas conosce Mario Dondero con cui realizza il suo primo reportage alla Biennale di Venezia, manifestazione che seguirà fino al 1972. Fotografo di moda e pubblicità, ma anche di architettura, ben presto Mulas si avvicina alla scena artistica italiana e internazionale. Nel 1961 e 1962 collabora con Strehler e, sempre nel 1962, in occasione della mostra Sculture nella città, conosce molti artisti tra cui Pietro Consagra e David Smith. Nel 1964 incontra il critico Alan Solomon e il mercante d’arte Leo Castelli che lo introducono nel panorama artistico d’Oltreoceano. Durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, ha modo di documentare importanti pittori al lavoro, tra cui Lichtenstein e Rauschemberg, e ritrarre artisti del calibro di Duchamp, Warhol e Cage. Questo sodalizio culminerà con la pubblicazione, nel 1967, del volume New York: arte e persone, nel quale Mulas presenta la sua analisi del lavoro di questi grandi artisti.

Parigi ospita il grande Ugo Mulas

A Parigi sbarca uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo: Ugo Mulas.

mulas
Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Andy Warhol, Philip Fagan and Gerard Malanga, New York, 1964, © Estate Ugo Mulas, Milano – Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

La Fondazione Henri Cartier-Bresson – fino al 24 aprile – ospita circa 60 fotografie vintage in bianco e nero, tutte selezionate dall’autore italiano per il suo leggendario libro La fotografia, pubblicato da Einaudi nel 1973.

Sessanta scatti che svariano dal ritratto degli artisti italiani e newyorkesi al fotoreportage d’autore della Biennale di Venezia del 1954, per concludere con le immancabili Verifiche, vero e proprio testamento artistico che riflette sulla pratica stessa del fare fotografia, interrogandosi sulle sue intenzioni e finalità.

Proprio negli scatti in mostra, possiamo ancora percepire l’intima relazione che Mulas aveva sviluppato con ciascuno degli artisti ritratti. Al di là del valore documentario di queste fotografie, è evidente come si fondino su una narrazione, su spunti biografici e autobiografici assieme, che soltanto una conoscenza approfondita poteva cogliere in modo così diretto e informale.

contact@henricartierbresson.org
www.henricartierbresson.org

200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas a Palazzo Morando

© Maria Mulas - Christo New York 1979
OBIETTIVO MILANO
200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS
a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre
1 giugno – 6 settembre 2017

Uno spaccato di storia milanese dagli anni Settanta ad oggi in un racconto fatto di personaggi, volti ed espressioni


 

© Maria Mulas – Jannis Kounellis 1985

Dal 1° giugno al 6 settembre 2017, le sale espositive di via Sant’Andrea 6 di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospitano la mostra promossa da Comune di Milano | Cultura, Direzione Musei Storici e organizzata in collaborazione con l’associazione Memoria & Progetto, “OBIETTIVO MILANO. 200 fotoritratti dall’archivio di MARIA MULAS”, a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre.
L’esposizione si inserisce nel palinsesto della Milano Photo Week in programma dal 5 all’11 giugno: una settimana di mostre, incontri, visite guidate, laboratori, progetti editoriali, opening o finissage, proiezioni urbane dedicati alla fotografia.

Maria Mulas è una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale che con la sua macchina fotografica ha saputo immortalare il mondo, dalle architetture ai personaggi dell’entourage artistico e culturale. Schiettezza, empatia e verità del soggetto sono i ‘cardini’ su cui si muove la sua ricerca e ampiamente illustrati nella selezione dei 200 ritratti in mostra a Palazzo Morando.


© Maria Mulas – Christo New York 1979

Fil rouge dell’esposizione è Milano, la sua intensa storia culturale, la continua trasformazione che si traduce nell’essere costantemente al passo con i tempi: Milano è uno specchio che riflette le tendenze internazionali in ogni ambito della società, dell’innovazione, della ricerca. Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto.
Sette sezioni scandiscono il percorso espositivo della mostra: la prima, “Coda rossa” con macchina fotografica, accoglie autoritratti e fotografie scattate all’artista dai fratelli Ugo e Mario Mulas e dal pittore e scrittore Emilio Tadini; seguono nelle sale successive i fotoritratti di Amici artisti, La città del design, Il mondo della moda, Le arti dello spettacolo, I borghesi sono gli altri e Scrittori, giornalisti, editori.

Completano la rassegna fotografica disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che testimoniano i profondi legami intessuti da Maria Mulas con le personalità da lei ritratte.


Maria Mulas ritratta di schiena, 1980

Che si tratti di ritratti posati o di scatti rubati, nelle fotografie di Maria Mulas si legge una spiccata inclinazione a coltivare relazioni e incontri, una complicità con il soggetto che trapela dalle immagini. Nelle opere emerge l’abilità nel cogliere la naturalezza o l’artificiosità, le espressioni, gli atteggiamenti, le abitudini, i caratteri, gli stili di vita, in un continuo dialogo tra quotidianità ed eccezionalità, tra realismo e ironia.
Il progetto di allestimento è a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio nell’ambito di una sponsorizzazione tecnica della mostra da parte di Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.
La mostra è realizzata con il sostegno di
Archivio Maria Mulas Libreria Galleria Andrea TomasetigFpe d’Officina.

Palazzo Morando | Costume Moda Immagine
via Sant’Andrea 6 – piano terra
1 giugno – 6 settembre 2017
Orari: martedì-domenica, ore 9-13 e 14-17.30

INGRESSO LIBERO


 

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Fotografia: appuntamenti e festival da non perdere

Ugo Mulas (1928-1973) Andy Warhol, Factory, New York, 1964. Vintage print. Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli © Eredi Ugo Mulas

Appuntamenti e festival fotografici

Oggi vi indichiamo alcuni appuntamenti con la fotografia assolutamente da non perdere.

FERDINANDO SCIANNA. IL VIAGGIO, IL RACCONTO, LA MEMORIAIl 22 settembre 2018, ha aperto al pubblico, negli spazi espositivi del Complesso di San Domenico a Forlì,  la grande mostra retrospettiva dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra e organizzata da Civita Mostre.
Fino al 6 Gennaio, Piazza Guido da Montefeltro, Forlì

SEBASTIÃO SALGADO. GENESISebastião Salgado. Genesi, l’ ultimo grande lavoro del più importante fotografo documentario del nostro tempo. La mostra è sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.
Fino al 6 gennaio 2019
Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli
Banchina Giovanni da Chio, 28 Ancona

CAMERA POP. LA FOTOGRAFIA, NELLA POP ART DI WARHOL, SCHIFANO & COCAMERA – Centro Italiano per la Fotografia indaga il rapporto tra fotografia e Pop Art con una mostra che riunisce oltre centoventi opere tra quadri, fotografie e grafiche, che illustrano la trasformazione del documento fotografico in opera d’arte.
Fino al 13 gennaio
Camera – Via
delle Rosine 18

ELLIOTT ERWITT, ICONS. In occasione del novantesimo compleanno di Elliott Erwitt (Parigi, 1928), le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia celebrano il grande maestro della fotografia contemporanea con Icons, retrospettiva curata da Biba Giacchetti.
Fino al 27 gennaio, Scuderie Castello Visconteo
Viale XI Febbraio 35, Pavia

STEVE MCCURRY.UNA TESTA, UN VOLTO. PARI NELLE DIFFERENZE . Una mostra fatta di sguardi contro ogni forma di discriminazione, con 40 grandi ritratti, di cui alcuni inediti, che raccontano l’unicità di ogni individuo e il rispetto per la vita.
Piazza Maggiore 6
Bologna
Fino al 6 gennaio 2019

Immagine in evidenza

Ugo Mulas (1928-1973)
Andy Warhol, Factory, New York, 1964. Vintage print.
Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli © Eredi Ugo Mulas

Mostra Olivetti formes et recherche

U. Mulas, Italo Calvino nel box della scrittura, mostra Olivetti formes et recherche © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano - Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

Olivetti formes et recherche

A cinquant’anni anni dalla mostra che la Società Olivetti organizzò nel novembre del 1969 a Parigi, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e l’Associazione Archivio Storico Olivetti presentano la mostra 1969. Olivetti formes et recherche, una selezione di fotografie da quella storica esposizione che, dopo la capitale francese, proseguì a Barcellona, Madrid, Edimburgo e Londra, per concludersi a Tokyo nell’ottobre del 1971. Curata da Barbara Bergaglio e Marcella Turchetti, la mostra raccoglie oltre settanta scatti provenienti dall’Associazione Archivio Storico Olivetti realizzati dai maestri della fotografia che diedero il loro contributo nelle diverse tappe, da Ugo Mulas per l’edizione parigina ad Alberto Fioravanti e Giorgio Colombo per Madrid e Barcellona, a Tim Street-Porter a Londra. Al racconto per immagini si affiancano altri documenti, tra cui il filmato per la regia di Philippe Charliat, in cui Gae Aulenti guida il visitatore all’incontro con la Olivetti. Non mancano poi i personaggi che gravitavano dentro e intorno alla società Olivetti e alla cultura di quegli anni: da Giorgio Soavi a Lord Snowdon, da Ettore Sottsass a Mario Bellini, da Renzo Zorzi a Italo Calvino, ritratto da Ugo Mulas nel box della scrittura (foto sotto). Oltre a rievocare la storica mostra, l’esposizione di Torino vuole offrire al pubblico l’occasione per conoscere un grande modello di impresa responsabile, che ha saputo unire arte, industria, design, produzione, un’azienda la cui “immagine” è portavoce della cultura creativa più avanzata del tempo e oggi riconosciuta come patrimonio dell’Unesco.

Fino al 24 febbraio
CAMERA
Via delle Rosine 18
camera.to

Immagine in evidenza

U. Mulas, Italo Calvino nel box della scrittura, mostra Olivetti formes et recherche
© Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

Pendulum: velocità e movimento in 250 immagini

Pendulum: la velocità e movimento in 250 immagini

Fondazione MAST celebra il movimento e la velocità con una mostra, curata da Urs Sthael, che riunisce 250 immagini provenienti dalla propria collezione. L’oggetto scelto come titolo dell’esposizione è il pendolo che, nel suo oscillare, simboleggia il moto perenne del mondo, i cambiamenti improvvisi d’opinione, il traffico dei pendolari che la mattina presto per lavoro raggiungono il centro delle città e la sera tornano stanchi ai loro quartieri dormitorio. Un dinamismo incessante che ha preso il via con la Rivoluzione industriale e che è cresciuto a ritmi vertiginosi. Un dinamismo cui si contrappone il fenomeno delle migrazioni. Come ricorda la curatrice, “le uniche barriere esistenti sono quelle che frenano i perdenti locali e globali della modernità”. La mostra, quindi, vuole raccontare questa dicotomia tra la velocità, l’enorme accelerazione della nostra società, e il blocco dei flussi migratori. Così, in modo didascalico, le fotografie che Robert Doisneau ha dedicato agli stabilimenti Renault e le auto da corsa di Ugo Mulas impattano contro le installazioni di Ulrich Gebert e Xavier Ribas sul tema della migrazione e del nomadismo, mentre gli scatti di Helen Levitt e David Goldblatt e la video installazione di Jacqueline Hassink ci raccontano l’epopea di chi è costretto a muoversi per lavoro.

BOLOGNA, FINO AL 13 GENNAIO 2019
Fondazione MAST
Via Speranza 42
www.mast.org

 
Immagine in evidenza 

Camera Pop – La fotografia secondo Warhol & Co

Ugo Mulas (1928-1973) Andy Warhol, Factory, New York, 1964. Vintage print. Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli © Eredi Ugo Mulas

La fotografia secondo Warhol & Co.

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia indaga il rapporto tra fotografia e Pop Art con una mostra che riunisce oltre centoventi opere tra quadri, fotografie e grafiche, che illustrano la trasformazione del documento fotografico in opera d’arte.
Come ricorda Walter Guadagnini, direttore di CAMERA e curatore della mostra, la Pop Art è stato un fenomeno mondiale «che ha rivoluzionato il rapporto tra creazione artistica e società, registrando l’attualità in modo neutro, fotografico. In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro». Così è stato per Andy Warhol, che proprio dalle fotografie ha tratto alcune celebri opere, e per Richard Hamilton, il cui collage Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing, in mostra, è considerata come la prima opera pop della storia. Accanto a Warhol e Hamilton, la mostra ospita altri importanti autori, tra cui Robert Rauschenberg, Peter Blake, Allen Jones, Mimmo Rotella, Franco Angeli e altri.

TORINO
Fino al 13 gennaio
Camera – Via
delle Rosine 18
www.camera.to

Immagine in evidenza

Ugo Mulas (1928-1973)
Andy Warhol, Factory, New York, 1964. Vintage print.
Stampa ai sali d’argento su carta baritata montata su alluminio, cm 40 x 50. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli © Eredi Ugo Mulas

Suggestioni d’Italia: dal Neorealismo al Duemila

Suggestioni d’Italia

Lo sguardo di quattordici fotografi, attraverso i cento scatti della mostra Suggestioni d’Italia, ci accompagna alla scoperta del nostro Paese, dei paesaggi, delle città, dei “non luoghi” capaci di raccontare atmosfere e impressioni. Realizzate tra la fine del secondo dopoguerra e i primi anni Duemila, le immagini costituiscono una sorta di compendio della storia della fotografia italiana, attraverso gli autori che l’hanno resa grande nel mondo.

Da Nino Migliori, fotografo che prima di tutti ha saputo interpretare la forza del Neorealismo, a Gianni Berengo Gardin, che ha affrontato i temi del disagio e dell’arretratezza sociale. Da Mario Cresci, che si è mosso tra memoria e territorio, a Mimmo Jodice, che ha saputo interpretare, in bianco e nero, sia paesaggi minori sia luoghi ad alta intensità culturale e monumentale. E ancora, Mario Giacomelli, che ha concentrato la sua indagine sulla campagna; Franco Fontana, con i suoi scatti carichi di colore; Luigi Ghirri, con i suoi paesaggi “vuoti”, quasi non sfiorati dalla presenza umana. Gli scatti di Ugo Mulas ci fanno scoprire il fascino inedito delle periferie urbane, mentre la fotografia di denuncia di Uliano Lucas registra lotte e sofferenze. In mostra anche le immagini ricche di contrasti di Ferdinando Scianna, i paesaggi urbani di Gabriele Basilico, le fotografie dedicate all’Abbazia di San Galgano di Aurelio Amendola.

Il percorso si conclude con Enzo Obiso, che ha raccontato la Sicilia in bianco e nero, e con Bruna Biamino, con i suoi scatti che alludono al vuoto, alla sospensione.

Galleria Civica d’Arte Moderna – Via Magenta 31

Immagine in evidenza https://it.latuaitalia.ru/events/suggestioni-d-italia-dal-neorealismo-al-duemila/

L’Italia dei fotografi: 24 storie d’autore per raccontare il Novecento

Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio

M9 raccoglie con oltre 230 immagini le testimonianze dei grandi interpreti della fotografia in Italia.
M9 significa Museo del ‘900 e la sua apertura a Mestre si inserisce all’interno di un importante progetto di riqualificazione urbana. La sede, posta nell’ex convento di Santa Maria delle Grazie, ospita come prima mostra espositiva prodotta dalla Casa dei Tre Oci-Civita Tre Venezie un percorso di scoperta dedicato all’ottava arte e all’autorialità espressa dal belpaese grazie a una selezione di opere magistrali rimaste indelebili nella memoria storica. L’attenzione è posta sull’opera di uomini e donne che, dietro la macchina fotografica, sono stati attori partecipi del cambiamento in atto, osservatori e cittadini coinvolti nel flusso degli eventi.
“Con il titolo L’Italia dei fotografi si apre il racconto di un secolo di esperienze e di visioni che caratterizzano il volto e la storia di una nazione. Non è stato facile scegliere la direzione del progetto e stabilire in che modo quest’ultimo dovesse essere articolato, tenendo conto dell’imprescindibile rapporto osmotico che si instaura tra micro e macro storia, tra gli autori e i relativi contesti sociali e culturali. Non desidero qui soffermarmi sui nomi dei fotografi scelti – dal prossimo numero avremo modo di scoprirli –, ma vorrei rubarvi qualche minuto per raccontarvi alcune considerazioni maturate in questo cammino preparatorio e di produzione, invitandovi alla vernice del primo appuntamento espositivo il 21 dicembre (Museo del ’900 – Mestre). Un iniziale pensiero è nel dover riconoscere a una squadra di fotografi italiani il coraggio dell’approfondimento, unito al desiderio continuo di porre domande e rinunciare alla ricerca di risposte assolute. Solo letture critiche e consapevoli di un presente che vuole smettere di restare seduto su vecchi paradigmi. Viste tutte insieme, queste fotografie disegnano una trasversalità che contribuisce a comprendere il futuro. Nessuna predizione. All’interno di questa trasversalità non ci sono solo informazioni, c’è soprattutto l’invito a guardare il mondo da prospettive diverse. È spesso presente una ribalta che, fra ombre e luci, ci suggerisce che cosa ha generato il cambiamento, perché la fotografia è sicuramente un linguaggio ambiguo, ma è anche un concentratore di relazioni e un distributore di dubbi. In questo senso, gli autori presenti in questa rassegna, forse, non sono mai stati moderni. Casomai sempre avanti, anticipatori di un tempo a venire, narratori pertinenti, costruttori di perimetri emotivi, in grado di intendere la memoria come un pregiudizio. Alla fine, il filo rosso di tutte queste storie è racchiuso nella precisa volontà di rinunciare a dire di più di ciò che la realtà stessa conserva” Dichiara Denis Curti

L’Italia dei fotografi: gli autori in mostra

Ventiquattro, gli autori proposti: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luca Campigotto, Lisetta Carmi, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Arturo Ghergo, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Nino Migliori, Riccardo Moncalvo, Ugo Mulas, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna, Tazio Secchiaroli e Massimo Vitali .
Nelle intenzioni del curatore Denis Curti, il focus della ricerca è dedicato agli anni del secondo dopoguerra, un periodo caratterizzato da un’attività creativa impulsiva, impetuosa e innovativa, fino alle recenti espressioni che accompagnano la lettura del presente.

Immagine in evidenza
Anni Cinquanta – Contadino sul suo asino vicino al tempio della Concordia ad Agrigento. Sicilia 1955 Mario De Biasi per Mondadori Portfolio

 

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