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elisabetta
Redattrice della rivista Nphotography, Digital Camera e PhotoProfessional

Giovane Fotografia Italiana: ancora aperte le candidature

Sono ancora aperte le candidature per il premio Giovane Fotografia Italiana: fino al 10 gennaio 2020, ore 12.00, fotografi e fotografe under 35, italiani o stranieri attualmente residenti in Italia, possono presentare progetti e ricerche che indaghino il tema scelto dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi per questa ottava edizione, RECONSTRUCTION. Concetto, quello della ricostruzione, che vuole sottolineare la capacità della fotografia non solo di riprodurre fedelmente la realtà osservabile, ma anche di ricostruire il reale nelle sue multiple dimensioni attraverso l’immaginazione: ricostruire ciò che è nascosto, o irraggiungibile, e non può essere dato allo sguardo; ricostruire la complessità dai frammenti; ricostruire il passato. Ma anche contribuire alla ricostruzione di un’idea di futuro per il mondo.

I sette progetti selezionati in mostra al Festival Fotografia Europea

I lavori proposti dai giovani fotografi saranno esaminati da una giuria internazionale composta, oltre che dai curatori, da Carine Dolek di FetArt – Circulation(s), Festival de la jeune photographie européenne di Parigi, Chiara Fabro Roca Umbert Fàbrica de les Arts – Festival Panoràmic di Granollers di Barcellona e Shoair Mavlian di Photoworks – Brighton Photo Festival. I sette progetti selezionati saranno presentati in una mostra collettiva ospitata nell’evocativa cornice dei Chiostri di San Domenico, a Reggio Emilia, durante il Festival Fotografia Europea in programma dal 17 aprile al 24 maggio 2020. Durante le giornate inaugurali del festival (17-19 aprile 2020) gli artisti avranno l’opportunità di condurre visite guidate e raccontare il loro lavoro. Ai sette finalisti spetterà un riconoscimento di 1.500 euro a sostegno delle spese di realizzazione del progetto.

Il premio Giovane Fotografia Italiana

Durante le giornate inaugurali del Festival Fotografia Europea, torna il premio Giovane Fotografia Italiana, che quest’anno è più consistente e sarà di 4.000 euro. La scorsa edizione aveva visto il trionfo di Iacopo Pasqui per il progetto N, dedicato alla condizione esistenziale nella provincia italiana, premiato dalla giuria composta da Walter Guadagnini, direttore artistico del Festival Fotografia Europea, Chiara Fabro per il Festival Panoràmic e Carlo Sala della Fondazione Fabbri.

I vincitori del Premio Internazionale di Fotogiornalismo Andrei Stenin

Una storia di tormenti © Mushfiqul Alam

Fino al 23 febbraio 2020, Cascina Roma Fotografia a San Donato Milanese (MI) ospita le immagini vincitrici del Premio Internazionale di Fotogiornalismo Andrei Stenin, dedicato alla memoria del giovane fotoreporter russo ucciso sul campo in Ucraina nel 2014. Oltre 80 gli scatti esposti, selezionati attraverso 6.000 candidature provenienti da 80 nazioni: un record, come sottolineato dalla coordinatrice del concorso, Oxana Oleinik (qui la nostra video-intervista).

Premio Andrei Stenin: vince l’italiano Gabriele Cecconi

Il premio maggiore del concorso, il Grand Prix, è andato al fotografo italiano Gabriele Cecconi per la serie I miserabili e la terra, progetto dedicato alle conseguenze che le grandi migrazioni – come quella dei Rohingya in Bangladesh – hanno sull’ambiente e sulle popolazioni che ospitano i migranti. Parlando della sua partecipazione al concorso, Cecconi ha commentato: «È un privilegio avere la possibilità di gareggiare con altri fotografi di talento, nel ricordo del nostro giovane collega che morì svolgendo il dovere professionale. La sua memoria ci plasma, mentre questo concorso aiuta a conservare l’immagine della brillante personalità di Andrei Stenin e a continuare il suo sforzo, grazie alle opere dei concorrenti. Spero che questa vittoria dia la possibilità di portare la mia storia al maggior numero possibile di persone, storia raccontata sia da testimone oculare sia da commentatore. In fondo, il nostro dovere consiste proprio nel comunicare con le persone».

Premio Andrei Stenin: le immagini in mostra

Il tema dei profughi e della migrazione è stato analizzato come uno dei fenomeni più struggenti del mondo contemporaneo e ha permeato l’intera edizione del concorso. Nella categoria “Notizie principali” hanno meritato il primo posto lo scatto del fotografo francese di origine siriana Sameer Al-Doumy, Da un conflitto all’altro, in cui si vede un uomo che stringe a sé una bambina ferita dopo un’incursione aerea su Damasco, e la cronaca fotografica di speranza e disperazione dei profughi dell’America Centrale nella città messicana di Tijuana, al confine con gli USA, La carovana dei migranti, di Kitra Cahana. La fotografia Dissezione di Justin Sullivan, che ritrae un elefante smembrato dai bracconieri in cerca di avorio in Botswana, è stata nominata migliore opera singola nella categoria “Il mio pianeta”. In questa categoria, in qualità di serie ha vinto La mia Jacuzia, del russo Alexei Vasilyev. Nella categoria “Sport” sono stati giudicati come i migliori lo scatto che immortala il momento di una partita di pallanuoto, Colpo decisivo di Ayanava Sil, e la serie Olimpiadi solitarie del russo Alexei Filippov, cronaca del trionfo esistenziale sui propri limiti ottenuto dai biatleti durante le gare. Nella categoria “Ritratto. Un eroe del nostro tempo” hanno vinto Francis Rousseau con Le donne di Arugam Bay, che racconta la lotta pacifica delle donne per la libertà in Sri Lanka, e Mushfiqul Alam con Una storia di tormenti, serie dedicata alle donne del popolo rohingya, vittime di violenza. La categoria “Ispirazione” è stata vinta dalla foto in bianco e nero di Andrea AlaiAmmaliata”, sulla coraggiosa bimba di nove anni Yasa, di Donetsk, che lotta contro la terribile sindrome di Crouzon.

Info cascinaromafotografia.it

The Coffee Hunter: la mostra a Milano

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The Coffee Hunter © Flavio & Frank

Fino al 20 aprile, il Faema Flagship Store Art & Caffeine di Milano ospita The Coffee Hunter Exhibition, mostra fotografica realizzata dai fotografi Flavio & Frank nell’ambito del progetto di “coffe hunting” ideato da Francesco Sanapo, coffee lover, pluripremiato campione di caffè e ideatore di Ditta Artigianale. È stato proprio Francesco Sanapo a proporre ai due fotografi un viaggio in Uganda, Paese che si sta sempre più imponendo per la qualità del caffè prodotto. Caffè che rappresenta non solo una fonte di ricchezza ma anche uno strumento per restituire dignità e prospettive alla popolazione. Mantenendo il loro stile, attraverso gli scatti a contadini, operai, donne riscattate dalla loro condizione emarginata, un ex ministro dell’agricoltura e molti altri personaggi, gli autori hanno raccontato la forte componente umana dell’Uganda, facendo emergere l’autenticità di questo Paese: il risultato sono immagini capaci di sensibilizzare il consumatore alla conoscenza del mondo che c’è dietro ogni tazzina, così da comprendere quanto sia importante scegliere consapevolmente.

The Coffee Hunter: Canon è Digital Imaging Partner

Da sempre al fianco dei professionisti del mondo della fotografia, Canon è Digital Imaging Partner di The Coffee Hunter Exhibition. Canon, infatti, ha voluto partecipare in modo tangibile al racconto del viaggio di Flavio & Frank alla scoperta del caffè, mettendo a disposizione le sue tecnologie più innovative – in particolare il nuovo Sistema EOS R – per dare forza e supporto al linguaggio narrativo dei due fotografi.

La mostra può essere visitata gratuitamente su richiesta nei giorni infrasettimanali in orario 10.00-12.00 e 14.30-17.30.
Info: artandcaffeine.faema.it/it

Intervista a Iago Corazza, il fotografo che insegna l’arte di vivere nel mondo

Iago-Corazza

Viaggiatore, prima ancora che fotografo e giornalista, Iago Corazza dedica la sua indagine all’uomo ed esplora gli angoli più nascosti del pianeta insieme ai suoi corsisti alla ricerca della bellezza e della ricchezza della diversità.

La nostra intervista esclusiva a Iago Corazza

Iago, che cos’è per te la fotografia? La fotografia per me rappresenta un modo per “fissare” la mia passione vera che è studiare l’uomo, indagare come sarebbe stato Iago Corazza se fosse nato in ognuno dei luoghi che visito. Cerco di prepararmi tantissimo sull’aspetto antropologico, che è quello su cui sono specializzato da tanti anni, e quando sono sul posto uso tanto la macchina fotografica quanto il bloc notes. Torno a casa con una quantità enorme di appunti veri e propri ma l’immagine completa in modo unico l’appunto scritto, culturale. Così metto insieme tante tessere di un mosaico che spero mi aiutino a capire sempre di più sull’uomo. Anche se, più cose capisco, più domande nascono.

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Un momento della Donga, la cerimonia rituale dei Suri in Etiopia. © Iago Corazza

Ti ricordi un incontro particolarmente emozionante? Ne abbiamo decine ogni viaggio. L’ultimo è stato in una città sperduta dell’India. Abbiamo incontrato un signore che ci ha proposto dei massaggi, delle cure speciali e ha iniziato a seguirci mentre fotografavamo. A un certo punto, ci ha detto di essere un seguace del conte Cesare Mattei, che nell’Ottocento ha inventato l’elettro-omeopatia. Questo signore, insieme al padre, prosegue le ricerche di Mattei e ha un ambulatorio dove cura gratuitamente malati che arrivano da tutta l’India. Quando gli ho detto che abito a cento metri dal castello del conte Mattei e che sono stato in casa sua a fare le fotografie, si è inginocchiato in terra, ci ha abbracciati e portati a casa sua. Ed è stata un’emozione pura pensare che in un posto sperduto del mondo qualcuno cura gratuitamente i malati grazie alle ricerche di una persona che qui a casa mia tutti conoscono…

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Baldeo, in India. © Iago Corazza

Però ci sono stati anche momenti di difficoltà… Qualche settimana fa eravamo in Etiopia e siamo finiti in mezzo a uno scontro tra Mursi e Hari. Il governo ha deciso di aprire un convertitore di etanolo, sequestrando le terre ai Mursi. Questi hanno ucciso molti camionisti che stavano portando i materiali per costruire la fabbrica e gli Hari si sono vendicati entrando nei villaggi Mursi, uccidendo donne e bambini. Si è scatenato l’inferno. Noi eravamo lì in mezzo, abbiamo dovuto prendere una scorta. Il problema è che quando scegli degli uomini, altri si arrabbiano perché una fonte di denaro non è arrivata a loro. Questi ci hanno intimato di andare via, noi abbiamo risposto che avevamo già la scorta militare e i permessi ma questi hanno sparato, ci hanno forato le automobili. Alla fine siamo passati ma sono cose che non dovrebbero succedere.

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L’uomo è al centro della ricerca di Iago che qui ha catturato un momento molto emozionante. Lo scatto è stato realizzato a Kolkata (Calcutta), in India. © Iago Corazza

Iago, quali sono i tre insegnamenti più importanti che cerchi di trasmettere ai tuoi studenti durante i viaggi? La prima cosa è che è più importante l’uomo della fotografia: per scattare un’immagine non bisogna diventare invasivi, sgradevoli o maleducati, dimostrare l’ignoranza che ti sei portato da casa. E questa è una cosa che chi viaggia con me deve sempre tenere presente, altrimenti non sarà più un mio compagno di viaggio. In secondo luogo, una brutta fotografia non si scatta. Quando arrivi a capire, prima di scattare, che quella foto non sarà bella e il tuo dito non preme il pulsante di scatto, hai veramente fatto il salto di qualità. Vuol dire che sei così tecnico, così bravo, sei arrivato a un punto di cultura fotografica tale che capisci già che la fotografia non sarà bella, non sarà giusta e quindi hai il coraggio di non farla. Infine, una foto orrenda rimane orrenda. Tu puoi post-produrre quello che vuoi ma la fotografia non sarà mai bella quanto un’immagine che era già buona allo scatto. È inutile perderci del tempo.

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Un momento di un rito di iniziazione tra i pastori Surma, in Etiopia. © Iago Corazza
Trovi l’intervista completa di Elisabetta Agrati nel numero 93 di NPhotography o cliccando qui.

 

PHOTOSTORIES: Marco Colombo e il ruolo della fotografia naturalistica

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Marco Colombo, © P. Formis

Anche la fotografia può aiutare a proteggere la Natura? Ce ne parla Marco Colombo, uno degli autori vincitori del Wildlife Photographer of the Year con lo scatto “Crossing Paths” (qui l’intervista in cui ci spiega come ha realizzato la fotografia). La sua immagine e quelle degli altri fotografi vincitori del prestigioso concorso si possono ammirare alla Fondazione Luciana Matalon fino al 22 dicembre nell’ambito della grande mostra organizzata dall’Associazione Radicediunopercento.

Per i dettagli sulla mostra, clicca qui

Bastard Countryside: la realtà della campagna britannica nel primo libro di Robin Friend

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Un relitto sulle scogliere di Mayon Cliff, in Cornovaglia © Robin Friend, 2008

Risultato di quindici anni di lavoro, Bastard Countryside (Campagna bastarda), il primo libro del fotografo documentarista Robin Friend, propone una visione non idealizzata della campagna britannica, indagandone le zone d’ombra, le realtà trascurate, le brutture frutto dell’inquinamento e dell’abbandono.

Bastard Countryside, il primo libro di Robin Friend

«I paesaggi pettinati e curati, da cartolina, non mi interessano. Sono una fantasia, non la realtà vissuta dalla maggior parte di noi. Il paesaggio che conosco è costellato di spazzatura, macchine arrugginite, morte e residui industriali. Ma queste cose possono anche essere belle». Attraverso immagini di grande formato, rese di forte impatto attraverso l’esasperazione del colore e della composizione, Friend sottolinea la distanza tra la realtà presente e le descrizioni bucoliche e idilliache della campagna britannica tramandateci da pittori e scrittori del passato, andando alla ricerca di quella “terra di mezzo” sospesa tra città e ambiente rurale. Non a caso, il titolo scelto dal fotografo rimanda a I miserabili di Victor Hugo. «A un certo punto – dice Friend a proposito del drammaturgo francese – riflette sulla città e la paragona a un anfibio che si distende verso la campagna e la divora. C’è una zona in cui l’urbano e il rurale collidono e creano strane forme di bellezza e bruttezza: credo molto in questa idea, che è quella che volevo catturare nelle immagini».

Robin Friend e il significato dell’essere fotografo

Quando Friend ha cominciato a scattare le fotografie che poi sarebbero confluite in Bastard Countryside – dando vita a un progetto coerente – non era mosso dalla volontà di infondere nelle immagini un messaggio ambientalista. «Gradualmente, man mano che crescevo e, come tutti credo, diventavo più consapevole della nostra impronta e della distruzione che stiamo portando, il messaggio ha preso sempre più corpo nelle immagini. Non credo che di questi tempi sia possibile guardare queste immagini e non leggerle nella consapevolezza del nostro impatto sull’ambiente e dei danni che stiamo infliggendo al pianeta». L’ottava arte diviene, ancora una volta, il medium attraverso cui veicolare temi importanti e d’attualità. «La fotografia – sottolinea Friend – è uno strumento potentissimo perché può eliminare qualsiasi sovrastruttura e arrivare diritta al cuore delle cose, all’istante».

Per sapere di più su Robin Friend leggete l’intervista di Martin Parr, il fotoreporter più politicamente scorretto dell’agenzia Magnum Photos, pubblicata sul numero 203 di Digital Camera Magazine in edicola. Per la versione digitale clicca qui.

Premio Stelle d’Europa: annunciati i vincitori

vincitori stelle europa 2019

Sono stati annunciati i vincitori della terza edizione del Premio Stelle d’Europa, promosso dall’Associazione dei Comuni e delle Regioni d’Europa (AICCRE Lombardia), in collaborazione con l’Associazione Consiglieri regionali, la Rappresentanza del Parlamento Europeo a Milano e il Consiglio Regionale della Lombardia. Aperto ai ragazzi tra i 18 e i 27 anni residenti in Lombardia, il concorso vuole promuovere nei giovani la conoscenza delle radici dell’Unione Europea, attraverso la realizzazione di un’opera – video, fotografia o digital art – dedicata al tema “Europa, un mondo che cambia. Incontri, volti, culture”. Come ha spiegato Luciano Valaguzza, presidente di AICCRE Lombardia, «seppur nella difficoltà degli Stati membri di parlare con una voce sola su temi di politica estera, migrazioni e lavoro, l’Europa rimane un’opportunità per i suoi cittadini e per tutti coloro che la abitano da coltivare all’insegna di valori come la pace, il rispetto del pluralismo e la diversità vista come una risorsa».

Premio Stelle d’Europa: la cerimonia a Palazzo Pirelli

Nel corso della cerimonia finale del concorso, che si è svolta a Palazzo Pirelli a Milano, sono stati proclamati vincitori Carlo Cozzi di Legnano, Fiorella Minnucci e Virginia Rosaschino di Milano (sezione video); Giulia Guarnaccia di Muggiò e Marco Perrotti di Milano (sezione fotografia); Giacomo Infantino di Gavirate, Lucrezia Savoldi Bellavitis di Milano e Vitni Ferdinando di Rozzano (sezione digital art). I vincitori delle tre sezioni hanno ricevuto un biglietto interrail Global Pass per viaggiare gratuitamente per sette o cinque giorni attraverso l’Europa alla scoperta dei popoli e delle culture, unitamente all’attestato e al trofeo “Stelle d’Europa” consegnato ai lavori di particolare interesse individuati dalla giuria.

Nella foto: la cerimonia finale del Premio Stelle d’Europa a Palazzo Pirelli.

Volkswagen sceglie Aydın Büyüktaş per la campagna 2019. La nostra intervista all’autore

Aydin Büyüktaş Volkswagen

Volkswagen Svezia ha scelto le fotografie di Aydın Büyüktaş per la sua campagna pubblicitaria 2019. Non c’è da stupirsi: le sue immagini ritraggono paesaggi che si curvano all’infinito e che mostrano più punti di vista nello stesso scatto, distorcendo le prospettive e sovvertendo la percezione dell’osservatore. Non si tratta, però, di un semplice – per quanto tecnicamente complesso – esercizio di stile. Dietro alle sue fotografie si cela una tecnica incredibile e noi abbiamo deciso di intervistarlo per capirne di più.

Intervista a Aydın Büyüktaş

Aydın, come ti sei avvicinato alla fotografia? A livello professionale, ho iniziato a fotografare quando lavoravo nel campo degli effetti speciali e dell’animazione 3D, per gli sfondi, le texture, gli stop motion. Però fotografo sin da quando sono piccolo.
Qual è il messaggio che vuoi comunicare? Viviamo in luoghi che, la maggior parte delle volte, non catturano la nostra attenzione, luoghi che trasformano la nostra memoria, a cui gli artisti regalano una nuova dimensione, dove le percezioni che attraversano la nostra mente vengono demolite mentre altre prendono il loro posto. Questo lavoro aspira a lasciare l’osservatore da solo con un punto di vista ironico, romantico e multidimensionale.

L’incredibile tecnica di Aydın Büyüktaş

Quanto tempo impieghi a scegliere i soggetti che vuoi fotografare e da che cosa dipende la tua scelta? Impiego circa due mesi a cercare i luoghi da fotografare su Google Earth e a pianificare i voli. A volte mi capita di trovarli casualmente mentre sono impegnato in sessioni fotografiche. Cerco soprattutto luoghi che siano caratterizzati dal ritmo, da pattern particolari, da linee che creino la prospettiva. Preferisco questi luoghi perché mi danno la sensazione di poter vivere nei miei sogni.
A livello tecnico, come realizzi queste fotografie? E come le post-produci? Per ogni immagine sono necessarie almeno diciassette fotografie. Mi occorrono circa quattro mesi per trovare la giusta composizione. All’inizio creavo dei collage in modo analogico ma non ero soddisfatto e sono passato al digitale: ci vogliono molti giorni di lavorazione con Photoshop per arrivare al risultato desiderato.

Trovi l’intervista completa di Elisabetta Agrati nel n.199 di Digital Camera o in versione digitale qui.

L’adv di Volkswagen con la fotografia Red Road, dalla serie Flatland II © Aydın Büyüktaş

Immagine in evidenza: Un ponte sul fiume Colorado – Desert Railroad © Aydın Büyüktaş

 

 

Letizia Battaglia in mostra a Palazzo Reale a Milano

Il gioco dei killer, 1982, Palermo © Letizia Battaglia

Dal 5 dicembre al 19 gennaio, le fotografie di Letizia Battaglia sono in mostra negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano, raccolte in una grande retrospettiva dal titolo Storie di strada che ricostruisce per tappe e temi il percorso personale e artistico della fotografa siciliana.

Una donna libera e coraggiosa

“Una donna libera in una città in cui non era facile essere liberi, in un’epoca in cui non era facile essere liberi. Una donna che ha trovato la sua realizzazione nella fotografia”: così l’ha definita Danilo De Biasio, direttore del Festival dei Diritti Umani, durante l’incontro che è seguito alla proiezione di Shooting the Mafia, il documentario di Kim Longinotto dedicato a Letizia Battaglia, presentato in anteprima alla decima edizione del WeWorld Festival (ne avevamo parlato in questo articolo). Nel corso della serata, la fotografa ha parlato di sé, della mafia, degli anni di disperazione e solitudine successivi alle uccisioni di Falcone e Borsellino, ha parlato di fotografia, “vissuta come salvezza e verità”, come mezzo non solo per raccontare gli avvenimenti ma anche per far emergere la persona dietro l’obiettivo. «Fotografare non è soltanto fare clic e riportare quello che tu vedi. Tu lo vedi in un certo modo, lo trasferisci in un certo modo, senti dentro di te qualcosa e qualcosa deve arrivare. Non a caso, le foto mie sono ancora qui, dopo vent’anni», ha sottolineato la Battaglia. «Una bella fotografia è quella che ha dietro un progetto, è quella in cui vediamo comparire l’artista, se è maschio, se è femmina, se è fascista, se è comunista… cioè deve venire fuori l’anima, la persona, il fotografo, l’emozione del fotografo».

Letizia Battaglia: la mostra a Palazzo Reale

Curata da Francesca Alfano Miglietti, Storie di strada riunisce ben trecento fotografie. Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche di una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce. Ha dichiarato la curatrice: «Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia, sono “forme d’attenzione”: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è “materializzata” in straordinarie immagini».

Per le info sulla mostra, clicca qui.

Foto in evidenza: Letizia Battaglia, Vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer, 1982, Palermo © Letizia Battaglia

PHOTOSTORIES: Paolo Ventura, la noia come ispirazione

Paolo Ventura

Da dove arriva l’ispirazione? Secondo l’artista e fotografo Paolo Ventura, spesso è la noia a far nascere in noi l’esigenza di costruirci un mondo interiore che possa aprirci le porte della creatività.

 

Nikon Yellow Days: alla scoperta della gamma Nikon Z

Stanno arrivando i Nikon Yellow Days, quattro appuntamenti gratuiti dedicati alla fotografia e al videomaking che si terranno il 16 novembre a Roma (Centro Congressi Trevi), il 23 novembre a Padova (Villa Borromeo), il 30 novembre a Torino (Nital) e il 7 dicembre a Catania (SAL Catania). In ogni tappa, appassionati e professionisti potranno scoprire la gamma delle Nikon Z – in particolare la nuova Z 50, la prima mirrorless “per tutti” –, le reflex digitali, le ottiche NIKKOR e i numerosi accessori che compongono il Nikon Total Imaging System. Oltre all’area touch & try, dove saranno allestiti diversi set di prova, durante i Nikon Yellow Days saranno proposti workshop a tema sia video sia fotografico tenuti da importanti professionisti per promuovere la cultura dell’immagine e stimolare la creatività di tutti i partecipanti. Sarà possibile, per esempio, assistere alla spiegazione tecnica della nuova Z 50, tenuta da Giuseppe Maio di Nital, all’incontro con Francesco Francia sulla magia della luce dal fashion al glamour, all’introduzione alla macrofotografia con Nikon F e Nikon Z con Alberto Ghizzi Panizza e partecipare al workshop sulla Dog Photography con Claudio Piccoli e al Mannequin Challenge di Davide Vasta, che sarà occasione per spiegare gli effetti creativi della Z 6.

Info: www.nital.it/nikon-yellow-days/

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