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Gli scatti più celebri di Henri Cartier-Bresson raccolti in un video

Gli scatti più celebri di Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 22 agosto 1908–L’Isle-sur-la-Sorgue, 3 agosto 2004) è considerato da tutti il padre del fotogiornalismo. Soprannominato “l’occhio del secolo”, i suoi scatti hanno fatto la storia e sono conosciuti in tutto il mondo.

Andiamo a riscoprire gli scatti più celebri in questa video-raccolta, con il sottofondo musicale di una grandissima cantautrice francese, Edith Piaf.

Paolo Ventura, l’inventore dei sogni

The Automaton 2, 2010

Paolo Ventura

Le magiche storie di Paolo Ventura partono sempre dal reale per arrivare alla morbidezza della dimensione onirica

Nel libro di Yan Mc Evan, L’inventore di sogni Peter è un bambino che, come Paolo Ventura, non si accontenta della realtà così come è e allora la ricostruisce su misura, esattamente come si può confezionare un abito. Nel 2006 Paolo  Ventura è un affermato fotografo di moda con una grande curiosità per le storie e la messa in scena. Proprio in questo periodo prende forma il suo primo progetto: War Souvenir. Una serie di immagini legate fra loro dalle suggestioni della guerra che la nonna gli raccontava durante l’infanzia e l’adolescenza.  Storie che riaffiorano e che si trasformano in tanti piccoli diorami: ricostruzioni in miniatura che, una volta ultimati, vengono fotografati. Paolo disegna le scene, poi cerca, compra, incolla, costruisce ogni particolare. Tutto in miniatura:  case, finestre, pavimento, tavoli, lampade, letti, vasi di fiori, figure umane, animali, anche i  cieli. Il risultato è sorprendete: sembra vero. Lo spettatore, esattamente come accade al cinema, deve fare la sua parte, cioè completare il racconto e rendersi disponibile a credere alla finzione, partecipando al gioco collettivo dell’inganno. War Souvenir è un successo planetario. Mostre, un libro con Contrasto Editore e moltissimi collezionisti che si contendono le tirature limitate di quello che può essere considerato un nuovo genere della fotografia. Paolo Ventura abbandona la moda e si ritrova tra le star della fotografia contemporanea. Nel 2009 è la volta di Winter Stories, un racconto dedicato alle suggestioni del freddo, della neve. I paesaggi malinconici punteggiano il suo linguaggio che si fa sempre più preciso e definito, tanto nella ricostruzione delle scene, quanto nella capacità di ricreare situazioni cariche di emozioni e di rimandi. Nel frattempo Ventura si è trasferito a New York e il libro che accompagna il suo ultimo lavoro è del prestigioso editore Aperture. Il successo di  Ventura è internazionale. Le sue fotografie raggiungono quotazioni importanti. I formati piccoli costano 7000 euro, quelli più grandi arrivano a 15.000 euro. Non solo: Il mercato si contende anche i diorami (le sue ricostruzioni, i suoi modellini) che i collezionisti cominciano ad acquistare. La trilogia si chiude con un progetto dedicato a Venezia: The Automaton. Nei lavori successivi, Paolo Ventura, in piena coerenza con le opere precedenti, fa un ulteriore passo avanti: non ci sono più i pupazzi ricostruiti ma è lui stesso che entra nelle sue opere. Le scenografie si fanno più asciutte. Il lavoro, ora, è a togliere. L’obiettivo è una sintesi totale. La sua figura di uomo si confronta con la città e con gli spazi immaginati, che si ritrovano nelle nuove serie Short Stories e nella Città infinita.
…la realtà così com’è, mi interessa poco, esiste già.  Allora la ricostruisco a modo mio. Mi interessa raccontare mondi che non esistono. Anche se le scale sono sbagliate, o la prospettiva è allungata o schiacciata, poco importa: la fotografia rende tutto credibile. E’ sempre stato così.

Per acquistare il libro clicca qui 

 

Blow Up – Sotto la superficie del mondo

Sotto la superficie del mondo

Un produttore americano dopo il successo internazionale di Blow-up offrì ad Antonioni di girare Peter Pan con Mia Farrow. Il regista rinunciò al film nonché a una montagna di dollari. Ma ve lo vedete Michelangelo Antonioni girare Peter Pan?

Tutte le volte che mi è capitato di parlare con i fotografi, quelli veri, a un certo punto, il discorso cadeva su Blow-up, il film di Michelangelo Antonioni. Molti di loro avevano pensato di diventare fotografi dopo aver visto il film e la loro scelta non era un’assurdità perché Blow-up fu un film epocale e fece scuola.


I critici hanno versato fiumi di inchiostro per questo film ed è innegabile che Blow-up, espressione che significa ingrandimento, anticipi molte delle riflessioni sulla mancanza di senso del reale e sul senso dell’immagine. Questo film, che appartiene alla storia del cinema, ha influenzato generazioni di fotografi e registi e consente ancora oggi di fare i conti con la nostra dimensione esistenziale, imprigionata in una realtà che ci sfugge e che si trasforma di continuo. La fotografia in quegli anni era ancora schiacciata tra i reportage dei giornali illustrati e i circoli dei fotoamatori e il dibattito teorico sulla fotografia e la società delle immagini era agli albori: l’osservatore, ancora ingenuo, si ostinava (e si ostina) a vedere nelle fotografie, il mondo stesso, ignorando che la riproduzione fotografica è un’illusione.

 

Una Street Photography a…quattro zampe!

Lo street photographer Alan Schaller ha girato il mondo per mostrare le diverse personalità dei cani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alan Schaller, un fotografo internazionale che solitamente dà vita a lavori surreali, geometrici, dai forti contrasti che tendono a risaltare le diversità dell’uomo, questa volta ha deciso di cambiare e viaggiare per il mondo per mostrare le differenti personalità… dei cani! A ogni strada il suo.

Il fotografo londinese predilige gli scatti in bianco e nero che ritraggono i contrasti e le diverse realtà umane. Gli individui, questa volta però, non sono i soggetti che l’autore è interessato a ritrarre per svelarne la personalità; per questo nuovo progetto ha deciso di viaggiare per il mondo e dedicarsi a una street photography che mostri l’unicità del rapporto che esiste tra l’uomo e il suo fedele amico a quattro zampe nonché alla soggettività propria di ogni cane. Dai cuccioli…ai cani di grossa taglia, ai segugi. Questo progetto di street photography “sui generis” ha portato inevitabilmente a familiarizzare con i cani, creando un legame speciale e guadagnando la loro fiducia tanto che Schaller ha affermato “In generale, ritengo che i cani riescano ad essere costantemente più amichevoli, imprevedibili e divertenti rispetto a noi uomini. Quasi tutti i cani che ho fotografato, a meno di situazioni tragiche, al limite, mi hanno tutti fatto ridere“. Attraverso le sue foto, Alan Schaller spera di sensibilizzare le persone a sostenere le diverse associazioni cinofile e gruppi di volontari per aiutare le fide creature a quattro zampe ad avere una vita migliore.

“La grande bellezza” secondo Antonio Saba

Da trent’anni Antonio Saba cattura la bellezza sotto diverse forme: dalla fotografia di architettura al life style

Classe 1966, Antonio Saba ha avuto prima uno studio a Cagliari e uno a Milano, poi, per un breve periodo, ha lavorato negli Stati Uniti e dal 2013 vive e lavora a Dubai, considerata punto strategico sia come base per raggiungere il resto del mondo sia come principale fonte di business. “Le agenzie, quelle classiche, ci sono tutte“, afferma Saba. A queste, poi, si aggiungono quelle libanesi. “In questi anni mi sono concentrato nel settore dell’hospitality: a Dubai si aprono quattro o cinque grandi alberghi ogni anno. Mi occupo della produzione fotografica, in particolare per l’advertising, ma anche per le pubblicazioni editoriali e i nuovi media“.

Antonio Saba, forte della ventennale esperienza di banco ottico e pellicola, cerca di realizzare gli scatti il più definiti possibili anche se poi comunque si affida alla post-produzione digitale per rifinire il file. “La fotografia dell’angelo in volo sulla terrazza quella con alle spalle la torre Burj Khalifa, èstata ultimata in post. La figura non l’ho scattata in studio, ma in una terrazza dal vero. Le ali, invece, le ho fotografate successivamente, a Barcellona, utilizzando la stessa luce.“[…] Oltre al business legato al lusso e al life style, Antonio Saba si sta dedicando al settore della fine art: cioè una produzione che implica tecnica e qualità nonché tutte le attenzioni normalmente richieste dal circuito delle gallerie d’arte e dei musei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fotografo che scatta appeso a un elicottero!

Questo fotografo preferisce scattare mentre è appeso a un elicottero che usare un drone

Jin-Woo Prensena vive a Los Angeles ed è un fotografo di fine art, che scatta bellissime foto aeree ma senza usare un classico drone, di cui si sente tanto parlare, bensì preferisce appentdersi fuori da un elicottero mentre tiene salda tra le mani una Phase One XF 100MP medio formato per scattare foto da 100-megapixel. Prensena si è avvicinato alla fotografia aerea 4 anni fa, insieme a un suo amico pilota di elicotteri: Aaron Fitzgerald di Airborne Images. Mentre Fitzgerald pilota l’elicottero a circa 7,500 piedi d’altezza, Prensena è appeso fuori dal portellone aperto grazie a un’imbragatura sulla sua schiena mentre punta verso il basso la sua fotocamera per scattare immagini incredibili. Mentre fotografa, Prensena deve resistere al vento forte che costantemente gli fa piangere gli occhi, lo scuote e gli rende impossibile sentire l’otturatore della sua fotocamera per il rumore! Scattare a 100 megapixel consente a Prensena di stampare e vendere le sue foto in formato gigante con misure di circa 147×261 cm. Le sue foto, una volta appese al muro dei suoi clienti, diventano imponenti, colpiscono garantendo una sicura e ottima pubblicità “passa parola”!

Fonte

Fotografia pratica: idee viaggio per fotografare l’aurora boreale

Idee viaggio per fotografare l’aurora boreale

La caccia all’aurora boreale attira ogni anno migliaia di persone da tutto il mondo speranzose di ammirare e fotografare i suoi colori. Ecco alcuni suggerimenti per organizzare il tuo “safari fotografico”. L’aurora boreale è un fenomeno ottico dell’atmosfera terrestre che da sempre affascina chiunque e porta ogni anno migliaia di turisti a invadere il Grande Nord per godersi uno spettacolo unico nel suo genere. Un fenomeno così incredibile e imprevedibile attira soprattutto i fotografi, non solo professionisti, che vogliono mettersi alla prova con una fotografia naturalistica non comune e che richiede, a parte la pazienza dell’attesa, l’uso della giusta tecnica. Proprio per questo motivo i workshop fotografici verso queste mete sono molto richiesti tanto da diventare un vero e proprio business. Hai tempo fino a marzo per ammirare l’aurora, ecco quindi, alcuni suggerimenti logistici per prenotare il tuo safari fotografico nel grande nord!

Dove e quando vedere l’aurora boreale

Le località non sono poche: in tutto il nord della Scandinavia, in Svezia, in Finlandia e in Norvegia, soprattutto nelle regioni della Lapponia, ma talvolta anche in Scozia (nelle isole Shetland e nelle Orcadi). A Ronas Hill, il punto più alto delle Shetland, d’estate il sole non tramonta mai ed è possibile ammirare l’aurora boreale. Mete privilegiate ma più a lungo raggio e difficili da raggiungere sono Canada, Alaska e Groenlandia. Il periodo migliore è tra febbraio e marzo e la fine dell’autunno, in coincidenza degli equinozi, i fenomeni di aurora boreale sono più frequenti. Più facile ammirarli da febbraio a marzo, durante la lunga notte polare, quando l’iridescenza delle luci brilla nel buio più intenso. L’orario migliore va dalle nove di sera all’una di notte.

Idee di Workshop fotografici dell’aurora boreale

Se vuoi andare alle isole Lofoten – Novergia, FotoCorsi organizza con Nikon School, e altre aziende del settore, viaggi fotografici a fine gennaio e nella prima metà di febbraio. In Islanda, invece, nella seconda metà di febbraio, clickalps organizza un viaggio itinerante a caccia dell’aurora boreale e dei paesaggi invernali: cascate di ghiaccio, oceano in tempesta, sole basso e notti lunghe. Sempre on the road per l’Islanda, viaggifotografici ha già aperto le iscrizioni per un workshop a fine ottobre. Intregraphotonaturecreative propone un workshop nei fiordi delle isole Lofoten a fine febbraio, organizzato da Massimo Coizzi, che organizza tour fotografici in Europa. Agamatour, oltre ai viaggi classici per avvistare l’aurora boreale, organizza tour fotografici in collaborazione con il fotografo Gabriele Menis.

Non rimane che fare la valigia!

Andrea Rovatti: la ricerca metafotografica in bilico tra figurazione e astrazione

Urban_Texture, Bicocca, Milano © Andrea Rovatti

Andrea Rovatti: la ricerca metafotografica

di Francesca Marani
Andrea Rovatti è un autore eclettico, capace di muoversi con disinvoltura tra grafica e fotografia, senza il freno delle sovrastrutture di pensiero che rifuggono contaminazioni e ibridazioni tra differenti forme artistiche. L’autore agisce con estrema fluidità, mosso dalla fascinazione della sperimentazione e dalle infinite possibilità visive offerte dalla moltiplicazione delle immagini. In questa intervista si racconta a partire dalle primissime esperienze di gioventù.
«Mi ha sempre attratto la rappresentazione che coniuga realtà e immaginario e, ben presto, ho iniziato a lavorare con immagini sequenziali, ripetitive, capaci di creare modalità nuove di percezione visiva» Andrea Rovatti
La passione per la fotografia si è sviluppata con l’inizio dell’attività lavorativa. A sedici anni, quando ancora andavo a scuola, nel pomeriggio lavoravo in uno studio di fotografia di moda poi, una volta finite le superiori, ho avuto l’occasione di fare da assistente a Enzo Mari, designer di fama internazionale, e lì mi sono innamorato anche del graphic design, iniziando un percorso che non ho più abbandonato, dove grafica e fotografia convivono e interagiscono. In particolare, durante la progettazione delle copertine per Boringhieri, basate sulla scomposizione di una stessa fotografia in quadranti, sono rimasto affascinato dal fatto che la fotografia originaria, attraverso lo scostamento dell’inquadratura, si ricomponesse in una nuova immagine. Da allora, la ricerca sequenziale, ripetitiva e a scacchiera delle immagini fotografiche è stata, spesso, il leitmotiv della mia attività professionale, come mostrano le ricerche fotografiche Multivisione, Strisce, Lastra smaltatrice o i progetti grafici per i cataloghi Marca Corona, TDA, il calendario Natuzzi, CartaSi. Ciò che mi attrae è la possibilità di soffermarmi sui dettagli, addentrarmi nelle cose per poi avventurarmi nelle procedure di creazione delle immagini stesse, catturate attraverso l’occhio del fotografo e la sensibilità del grafico. Le mie opere partono sempre da un close up, da un dettaglio che reitero, dando vita ad un’astrazione che immediatamente si allontana dallo scatto iniziale, capace di attuare uno scollamento con la realtà. I nove rettangoli consentono di ottenere un’immagine che colloquia con se stessa in ogni direzione e che ripetendosi crea delle giunzioni, delle variabili formali che prima non esistevano, trasformandosi nell’immagine di un’immagine.


Ritmi, allegorie e situazioni ambigue sono quindi alla base dei miei lavori proprio perché il significante si distacca dal significato, consentendo di operare su due livelli distinti di percezione. Nel 1985, epoca in cui insegnavo nel laboratorio di fotografia all’ITSOS Albe Steiner di Milano, ho cominciato una ricerca personale sulla fotografia di dettagli della natura. Osservando le forme e le strutture naturali, così perfette e ieratiche, ci si rende conto dell’esistenza di trame ricorrenti, una complessità che però, paradossalmente, ci riconduce all’essenza delle cose stesse e di conseguenza forse anche di noi stessi. Le texture che ci circondano sono infinite e alcune cambiano a seconda dell’attimo in cui sono catturate: è per questo motivo che la mia ricerca in tal senso non è conclusa, anzi è in continua trasformazione. Negli anni Novanta realizzo la serie Sequenze, attraverso l’accostamento di un modulo di sei figure a tema, che poi diventeranno nove immagini reiterate a partire dal 2005 e prenderanno il nome di Texture Nel 2010 la mia ricerca sulle texture subisce un nuovo cambiamento quando l’attenzione si rivolge alle architetture urbane: nasce, così, Urban Texture. L’architettura è senza dubbio uno dei soggetti che prediligo perché si presta a una riflessione sullo scorrere del tempo che mi interessa molto. Io guardo all’architettura come sedimentazione del tempo che passa; leggere l’architettura di una città significa osservarne la stratificazione storica e culturale. Ho iniziato con Milano, riscoprendone la bellezza, e proseguito con Venezia, una vera e propria sfida, per approdare infine a New York e Los Angeles. Ora l’indagine sul tempo si è evoluta anche al di là della ricerca sul soggetto: se prima riproducevo nove volte la stessa identica fotografia, adesso utilizzo nove scatti diversi, intervallati da frazioni di secondo. Mi piace pensare che nella riproposizione della stessa apparente fissità sia presente, invisibile, lo scorrere del tempo. Se nelle texture naturali ho voluto meditare sulla potenza della natura e sulla sua capacità di riproporre sempre l’equilibrio in un contesto dove l’uomo non compare, con le Urban Texture mi sono concentrato sul cambiamento del paesaggio naturale dovuto alla presenza dell’uomo e alla sua realtà urbana. Le mie immagini sono spesso labirintiche, respingenti e familiari al tempo stesso, capaci di disorientare l’occhio dello spettatore, ma anche di incuriosirlo e di invitarlo a guardare con più attenzione”.

Festival Fotografico Europeo 2018: gli eventi della quinta settimana

Il Festival Fotografico Europeo entra nella sua quinta settimana di eventi e attività: andiamo a scoprire insieme i prossimi appuntamenti.






Festival Fotografico Europeo 2018: gli eventi della quarta settimana

Il Festival Fotografico Europeo entra nella sua quarta settimana di eventi e attività: andiamo a scoprire insieme i prossimi appuntamenti.

Mercoledì 11 aprile 2018 – Centro Giovanile STOA’
via Gaeta, 10, Busto Arsizio (VA)

Ore 21: WATERGRABBING – ingresso libero

Uno sguardo fotografico sul petrolio del XXI secolo.
Approfondimento tematico della mostra con la presenz adi un fotografo del team del progetto Water Grabbing







 

Festival Fotografico Europeo 2018: gli eventi della terza settimana

Il Festival Fotografico Europeo entra nella sua terza settimana di eventi e attività: andiamo a scoprire insieme i prossimi appuntamenti.

Mercoledì 4 aprile 2018 – Ass.ne Culturale BARICENTRO
(via Pola, 6 – Milano)
ore 18,30 Opening della mostra, ingresso libero

IL BOSCO DEL PENSIERO di Franco DONAGGIO 

a cura di Sandra Benvenuti



Giovedì 5 aprile 2018 – Albè & Associati Studio Legale
(via Cellini, 22 – Busto Arsizio (VA)

ore 19,00: SCATTA L’ASTA – ingresso libero

Asta di beneficienza a favore della Ass.ne

BIANCA GARAVAGLIA Onlus – Dalle ore 16 alle ore 19 sarà possibile visionare in anteprima le opere in asta, esposte nelle sale dello Studio Albè.




Venerdì 6 aprile 2018 – Galleria Libreria Boragno
(via Milano, 7 – Busto Arsizio (VA)

Ore 18: Opening della mostra – ingresso libero

EFFETTI COLLATERALI di Livio SENIGALLIESI

a cura di Valeria Valli



Venerdì 6 aprile 2018 – Sala Conferenze del Museo del Tessile
(via Galvani – Busto A. (VA))

Ore 21,15 SERATA DI MULTIVISIONI- ingresso libero

a cura de IL PARALLELO MULTIVISIONI
di Francesco Lopergolo

La storia di Caterina / Venissa / Galapagos / 20 Mignon di Mignon / Non sono un Poeta / Il colore arancio / Giorgio Casali memorie / Una virgola di tempo.



Sabato 7 aprile 2018 – Palazzo Leone da Perego
(via Gilardelli, 10 – Legnano (MI))

Ore 17 conferenza – ingresso libero

Patrizia Della Porta: MU-SEUM: SGUARDO, SERIE, VUOTO

a seguire visita guidata alla mostra con l’autrice.




Domenica 8 aprile 2018 – Teatrino di Villa Gonzaga
(via L. Greppi, 4 – Olgiate Olona (VA))

Ore 11 Opening della mostra – ingresso libero

La Natura in b/n di Vittorio Pigazzini  



Domenica 8 aprile 2018 – CHIESA OPAI  – Santi Innocenti di Villa Gonzaga
(via L. Greppi, 4 – Olgiate Olona (VA))

Ore 11 Opening della mostra – ingresso libero

Sei…nel Parco,  SEI FOTOGRAFI IN ASCOLTO DELLA NATURA

Franco Sala, Rosalino Torretta, Claudio Torresani,Damiano Villa, Maurizio Pol, Norino Canovi.




Domenica 8 aprile 2018 – Monastero di Cairate
(via Monastero, 4 – Cairate (VA))

Ore 17 Incontro con gli autori della mostra – ingresso libero

POETICHE DELL’OBLIO

Roberto Venegoni, Silvia Lagostina, Giovanni Cedronella, Claudio Argentiero.
Visita guidata alla mostra e al Monastero



 

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