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L’architettura moderna nelle immagini di Ezra Stoller

Fotografo di architettura tra i più importanti del Novecento, nel 1961 Ezra Stoller è stato il primo a ricevere la medaglia d’oro per la fotografia assegnata dall’American Institute of Architect. Suoi gli scatti che immortalano le opere iconiche di archistar quali Ludwig Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto, sue le immagini che documentano la storia e l’evoluzione dell’architettura moderna negli Stati Uniti e non solo. Questo volume raccoglie fotografie tratte dall’archivio di Stoller, molte delle quali inedite, che ben testimoniano come la fotografia, da sempre, abbia giocato un ruolo fondamentale nel raccontare i cambiamenti urbanistici e architettonici e le trasformazioni in atto nelle città.

Ezra Stoller: A Photographic History of Modern American Architecture
Autore: Pierluigi Serraino
Editore: Phaidon
Pagine: 416
Anno: 2019
Prezzo: € 125

Sergio Scabar nella mostra Oscura Camera 1969 – 2018

Sergio Scabar ha fatto della fotografia uno strumento di riflessione e d’indagine. Autodidatta, è divenuto noto al panorama artistico grazie all’originalità de Il Teatro delle cose del 1999 – lavoro che ha segnato il suo stile votato a una ricerca poetica incentrata sull’essenzialità degli oggetti e delle loro forme –. La mostra, inaugurata lo scorso 28 giugno al Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia e presentata alla libreria MiCamera di Milano, si compone di trecento scatti che seguono l’andamento cronologico del suo lavoro diviso in due grandi fasi: la prima, più vicina al genere del reportage, la seconda, più riflessiva e sperimentale avviata negli anni Novanta che ha definito la cifra stilistica dell’autore. Il suo reportage è segnato da una particolare sensibilità di sguardo nel creare sistemi seriali d’immagini dove, al contrario di una documentazione classica, la camera rimane fissa e sono gli oggetti e le persone a muoversi dinnanzi a essa. Negli anni a cavallo tra lo scorso e l’attuale secolo, in un’evoluzione della staticità che aveva sperimentato nei lavori precedenti, la natura morta diventa l’asse portante della sua produzione, riprodotta attraverso una particolare tecnica di ripresa detta ‘alchemica’ che gli consente di ottenere tonalità opache e scure che sono diventate ben presto il suo inconfondibile tratto distintivo.

Vivian Maier – In her own hands, la mostra con gli scatti segreti della Tata Fotografa

Vivian Maier – In her own hands, è la nuova mostra fotografica con gli scatti segreti di Vivian Maier, scoperti solo dopo la morte della fotografa. La mostra sarà ospitata a Torino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, dal 12 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020.
L’esposizione è organizzata da Next Exhibition, e racconta la vita della grande mela osservata dalla prospettiva di Vivian Maier; occhi capaci di carpire l’essenza nascosta di un momento preciso spesso insolito.

 

Foto del Mese: Flower Power di Bernie Boston. Fiori contro la guerra

Mettete dei fiori nei vostri cannoni: questo l’invito lanciato in Italia nel 1967 dal gruppo I Giganti nella canzone Proposta. Un appello che andava a unirsi alle voci provenienti da ogni parte del mondo che protestavano contro l’intervento degli Stati Uniti in Vietnam. Erano gli anni del movimento studentesco, della lotta per i diritti civili degli afroamericani, di quel “flower power” (“potere dei fiori”) – termine coniato dal poeta Allen Ginsberg nel 1965 – destinato a influenzare intere generazioni. Le proteste contro la guerra in Vietnam raggiunsero il culmine il 21 ottobre 1967, giornata che vide il susseguirsi di manifestazioni dagli Stati Uniti al Giappone, all’Europa. A Washington, oltre 100mila persone si radunarono al Lincoln Memorial e una marcia raggiunse il Pentagono. Tra la folla assiepata di fronte al Dipartimento della Difesa, c’era anche il fotoreporter Bernie Boston, inviato del Washington Star, che scattò una delle immagini più iconiche di quella giornata. La fotografia, candidata al Pulitzer del 1967, ritrae un giovane mentre infila un garofano nella canna del fucile di un soldato della Guardia Nazionale, schierata di fronte al Pentagono. «Quando vidi il mare dei manifestanti, seppi che qualcosa stava per accadere», ricordò più tardi l’autore. Intitolata Flower Power , la fotografia fu inizialmente giudicata di scarso interesse dal photo editor del Washington Star. Bernie Boston, però, intuendone il potenziale, la presentò a numerosi concorsi fotografici: lo scatto ottenne ben presto consensi e riconoscimenti, uscendo dall’oblio e divenendo il simbolo di quel “movimento dei fiori” che si stava preparando a rivoluzionare la cultura e la società anche al di fuori dei confini degli Stati Uniti. Altra fotografia iconica tra quelle legate alla guerra in Vietnam è quella scattata durante le proteste al Lincoln Memorial dal fotografo francese Marc Riboud. Protagonista dello scatto è la diciassettenne Jan Rose Kasmir che, agli uomini della Guardia Nazionale armati di fucile a baionetta, offre un fiore, simbolo di fragilità e speranza per un futuro di pace.

DIECIXDIECI: al via il festival di fotografia contemporanea

Coscienza – Conoscenza è il tema guida della quinta edizione del Festival DIECIXDIECI dedicato alla fotografia d’autore che si terrà dal 27 settembre al 6 ottobre a Gonzaga in provincia di Mantova. Il Festival è organizzato dal Collettivo Diecixdieci in collaborazione con L’ Officina dell’ Immaginazione e gode del patrocinio del Comune di Gonzaga. Giunto felicemente alla quinta edizione, Diecixdieci Festival di Fotografia Contenteporanea, si rinnova  e da quest’anno si apre anche ad autori internazionali che non hanno mai esposto in Italia.
Dodici autori con altrettante mostre dedicate ai paesaggi contemporanei intesi come strumenti culturali per sviluppare conoscenze e nutrire nuovi immaginari. Tra i dodici progetti in mostra, uno di questi è stato selezionato attraverso una Call for Entries internazionale dai giurati Steve Bisson (Urbanautica) e Tommaso Parrillo (Witty Kiwi). Durante il festival sarà possibile confrontarsi sia con i fotografi che con esperti del settore, critici e giornalisti che guideranno il pubblico verso la consapevolezza del linguaggio artistico. Tutti gli appuntamenti e gli incontri fanno del Festival un evento di richiamo a livello internazionale con l’intento di far conoscere il lavoro di fotografi emergenti nel panorama contemporaneo ad un pubblico attento e ad esperti del settore, critici, giornalisti e galleristi.

Diecixdieci Festival di Fotografia Contemporanea è reso possibile grazie al contributo di: Fotofabbrica di Massimiliano Carraglia che ha curato tutte le stampe fine art insieme a Rufus Photo Hub per le cornici, Faservice, Fotolito Delta, Gente di Fotografia, Villa Canaro, Circolo Filatelico Numismatico ed Hobbistico, DF2000, Cantine Giubertoni, Arci Laghi Margonara.

Prenotazioni e programma sul sito www.festivaldiecixdieci.it

 

Iran 1970. Gabriele Basilico in un itinerario che lo porterà nell’estate del 1970 verso l’Oriente

Alcune pagine del libro Iran 1970, pubblicato in aprile dalla casa editrice Humboldt Books

Dubrovnik, Istanbul, Teheran, Persepolis, Isfahan, Shiraz, Qom. Le fotografie in bianco e nero di Iran 1970 rivelano le tappe di un viaggio tra Croazia, Turchia e il Paese degli ayatollah. L’autore del diario visivo è Gabriele Basilico. Per gli estimatori dell’opera del celebre fotografo sarà difficile riconoscerne la cifra, perché ci troviamo di fronte alla fotografie realizzate da un giovane ventiseienne durante un rocambolesco itinerario che lo porterà nell’estate del 1970 verso l’Oriente. «Sia per Gabriele sia per me era il primo vero viaggio, con in testa una mescolanza di Conrad e Salgari, e forse di Kerouac e Ginsberg», ricorda Giovanna Calvenzi, compagna di Basilico e testimone di quel percorso. È un tempo di grande libertà, in cui si può pensare di partire da Milano con una Fiat 124 e un equipaggiamento di fortuna per arrivare fino a Kabul, ipotetica destinazione mai realmente raggiunta. Gabriele ha intenzione di realizzare una serie di scatti da vendere a qualche rivista italiana: sono gli anni in cui matura l’interesse per la fotografia, grazie anche ai fermenti culturali respirati nelle aule del Politecnico di Milano. Come scrive Roberta Valtorta nel testo Trent’anni dopo  (tratto dal catalogo Milano ritratti di fabbriche 1978-1980 ): «la fotografia, forma narrativa viva e aderente alla realtà, sulla spinta dell’esperienza politico-sociale prende il posto del disegno, da lui amato oltre che studiato e praticato nella sua formazione di architetto. Come molti fotografi della sua generazione, rivolge i suoi primi interessi al reportage sociale […]. Ma presto capisce che quella non è la sua strada, che non ama lavorare sull’accadimento, sulla realtà in movimento, sul momento decisivo bressoniano, e che il suo interesse è “verso la città e verso le condizioni permanenti dell’abitare”. La sua attitudine non è quella di cogliere veloci frammenti di realtà, ma, al contrario, di esplorare e di osservare»

Come diventare un fotografo di successo? Video intervista a Joel Grimes

Joel Grimes, intervistato da Serge Ramelli,  in questo video ci spiega come diventare un fotografo di successo.

Addio a Charlie Cole, uno dei fotografi che ha catturato il famoso Tank Man

Charlie Cole, uno dei fotografi che hanno catturato il famoso Tank Man durante le proteste di Piazza Tiananmen, è morto.
Un uomo solo è in grado di fermare una colonna di carrarmati? Siamo a Pechino nel 1989 nei giorni della protesta più grande dalla Rivoluzione del 1949; la repressione causerà centinaia, forse migliaia di morti. Nel viale Changan, all’ingresso di piazza Tienanmen, colma di tensione, un ragazzo in camicia bianca si ferma e blocca i cingolati, un moderno David davanti a Golia. Solo pochi minuti, poi la colonna entrerà nella piazza, ma Charlie Cole lo ferma per sempre con una fotografia. Scatta dalla camera di un hotel che si affaccia sulla piazza. Del tank man esistono altre quattro fotografie: quella del fotografo Jeff Widener, quella di Stuart Franklin, di Arthur Tsang Hin Wah e di Terril Jones.

BUON COMPLEANNO MUSEO: Quattro giorni di eventi per i primi 110 anni del Museo del Paesaggio di Verbania

TheRedRoadProject SageHonga

Il 19 Settembre 2019 il Museo del Paesaggio di Verbania compie 110 anni. A Verbania, sul Lago Maggiore, sponda piemontese, c’è una meta turistico culturale di grande pregio, il Museo del Paesaggio, una chicca incastonata a pochi chilometri dalla Svizzera, Stresa e le splendide Isole Borromee, sede della Gipsoteca Troubetzkoy e della collezione Arturo Martini. Per celebrare questo anniversario, il Museo organizza un calendario di eventi e incontri, gratuiti, dal 19 al 23 settembre. Fino al 29 settembre è ancora possibile visitare le mostre Omaggio a Mario Tozzi e “The Red Road Project” – un progetto di Carlotta Cardana e Danielle SeeWalker. Un viaggio fotografico tra le riserve indiane dei nativi americani del ventunesimo secolo.

Quattro giorni di eventi per i primi 110 anni del Museo del Paesaggio di Verbania

Apre il calendario dei festeggiamenti – giovedì 19 Settembre alle ore 18.00 – un incontro con Leonardo Parachini dal titolo “Buon compleanno Museo. Un racconto lungo 110 anni”. Sarà l’occasione per ripercorrere la storia del Museo fondato, il 19 Settembre 1909, da Antonio Massara.
Venerdì 20 Settembre alle ore 18.00, la Compagnia Vento di Teatro (Gianluca Binazzi, Raffaella Gambuzzi, Domenico Rodinò, Patrizia Viscardi) presenta “Parole nella storia nel Museo”, racconti teatralizzati all’interno delle sale di Palazzo Viani Dugnani (in via Ruga 44), sede storica delle collezioni del Museo del Paesaggio. Il teatro entra in museo per raccontarne la fondazione, gli aneddoti e le curiosità.
Sabato 21 Settembre alle ore 11.00 è prevista una visita guidata dal titolo “Dietro le quinte. Aneddoti sulle collezioni del Museo” a cura di Stefano Martinella , mentre alle ore 15.30 il museo organizza “Disegno e pittura dal vero”, una lezione-laboratorio gratuita per adulti e bambini a cura di Annalisa Tantignoni, mentre alle ore 17.00 “Pillole di Leonardo”, una perfomance di danza a cura di Fondazione Egri per la Danza di Torino all’interno della sale del Museo e alle 18.00 di nuovo un appuntamento con i racconti teatralizzati “Parole nella storia del Museo” a cura di Compagnia Vento di teatro.
Alle ore 19.00 è previsto un brindisi di auguri e alle ore 21.00 un evento musicale con il Waikiki Percussion Quartet (Davide Merlino, Alessandro dell’Aglio, Andrea Cocco e Davide Broggini) nel cortile di Palazzo Viani Dugnani.
Domenica 22 Settembre alle ore 11.00 e alle ore 17.00 repliche dello spettacolo “Parole nella storia del Museo” e dalle ore 14.00 alle ore 18.00 il Museo scende in piazza Garibaldi a Pallanza con la manifestazione “Verbania Città dei bambini-Giochi in piazza” proponendo Laboratori e giochi gratuiti a cura di Michela Maruzzi e Annalisa Tantignoni.
Tutti gli eventi sono gratuiti e si svolgeranno anche in caso di maltempo all’interno delle sale di Palazzo Viani Dugnani in Via Ruga 44.

Per partecipare alle visite guidate e i laboratori è necessario effettuare la prenotazione a segreteria@museodelpaesaggio.it

Io, fotografo al Pentagono l’11 Settembre 2001… Non dimenticherò mai

“Ero un fotografo al Pentagono l’11 settembre 2001. Una mattina tranquilla di settembre, il e il mio socio in affari Adam Paseman ci siamo ritrovati a correre lungo la Route 1 in Virginia per scattare alcune foto per l’Associated Press della Casa Bianca. L’AP aveva telefonato al nostro studio fotografico e ci aveva chiesto se potevamo arrivarci rapidamente dato che il nostro negozio era vicino al distretto e apparentemente nessun altro fotografo era disponibile per la spedizione con un preavviso così breve. L’uomo ci ha detto che la route 66 era stata completamente chiusa non si sa per quale motivo e alcuni dei suoi fotografi regolari erano bloccati nel traffico. Ci ha offerto 1.000 dollari per ogni fotografia, quindi ci siamo messi in marcia. Mentre superavamo l’angolo appena oltre Crystal City, abbiamo visto del fumo nero sollevarsi dal Pentagono. Ci siamo così fermati sul lato della strada vicino al Pentagono, abbiamo afferrato le nostre macchine fotografiche e abbiamo iniziato a correre verso l’ingresso del gigantesco edificio, scattando immagini lungo la strada. Ci siamo avvicinati all’ingresso del Pentagono mentre la folla cercava di uscire, alcune persone perfino ricoperte di sangue.  Non sapevamo ancora che un aereo si era appena schiantato sul potevamo senz’altro dire che la situazione era urgente e chele persone avevano bisogno del nostro aiuto …  Dopo una breve discussione  io e Adam abbiamo deciso di unirci a uno dei gruppi diretti nell’edificio. Non avevamo il permesso ma ci siamo resi conto che le squadre di emergenza e di salvataggio avevano bisogno di noi; abbiamo riposto le nostre attrezzature fotografiche e siamo entrati con le squadre, non sapendo cosa aspettarci, non sapendo se potevamo essere utili. Il desiderio di fare qualcosa è stato travolgente. All’interno, il fumo era incredibile e la scena era caotica.  Un colonnello dell’Air Force Full-Bird ci fermò notando la nostra attrezzatura fotografica. Ha detto: “Ragazzi, questo non è un evento stampa” come se volesse allontanarci. L’ho guardato e ho detto … “No, questa è storia.” 

11 Settembre 2001: “non è un evento stampa” L’ho guardato e ho detto … “No, questa è storia”

Non avevo nemmeno pensato di scattare foto in quel momento, volevamo salvare solo le persone. Le luci tremolavano e le finestre erano tutte scoppiate  … c’erano vetri e detriti ovunque. La scena peggiorava ad ogni passo. Il mio cuore batteva forte.  In fondo al corridoio, una porta si spalancò e tre uomini uscirono di corsa. Un maggiore del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, ha gridato: “Porta fuori tutti da questo fottuto edificio, un altro aereo si sta dirigendo verso di noi !! Non riuscivo a capire bene cosa stesse dicendo, ma la nota di urgenza era inconfondibile. “Questo è un attacco”, ho pensato. Ho guardato alla mia destra; Adam aveva tirato fuori la macchina fotografica e stava scattando foto mentre correva. Sembrava determinato a documentare ciò a cui stava assistendo. Mentre attraversavamo la porta, il mio cellulare squillò. Non so perché, ma ho risposto.  Era Lisa: “Oh mio Dio, Frank, hai sentito la notizia?” “Sì”, ho detto, “ho sentito” … “Perché sei senza fiato? Dove sei ? ”“ Um ……… tesoro ……………. Non posso parlare in questo momento, sono al Pentagono e in questo momento sto cercando di trovare una copertura perché hanno detto che un altro l’aereo si sta dirigendo verso di noi, non ti preoccupare”.
Abbiamo trascorso il resto della giornata a girare 4 rotoli di film dell’evacuazione al Pentagono, inconsapevoli di ciò che stava accadendo a pochi Stati di distanza. Grazie ai coraggiosi passeggeri della United 93, quella notte ho visto lo sguardo di rabbia e sollievo sul viso di mia moglie mentre salivo sul vialetto. Fino a quel momento non sapeva se fossi vivo o no. Quell’aereo sul radar non è mai venuto per uccidere me e il mio amico. Avrebbe colpito il Pentagono? Nessuno lo saprà mai, perché quando ne avevamo più bisogno, i normali americani diventavano eroi. Quelle persone hanno salvato la vita, forse la mia. Penso che quel giorno in Virginia, a New York e nel cielo sopra la Pennsylvania, in tutte le città degli Stati Uniti, abbiamo smesso di essere repubblicani, democratici, poveri, ricchi, neri, bianchi, giovani o vecchi. Eravamo semplicemente connazionali. Man mano che la situazione peggiorava per noi, il nostro istinto americano ha preso piede e abbiamo fatto ciò che è venuto naturalmente; siamo entrati automaticamente in modalità di recupero.
Non dimenticherò mai i 3000 americani che morirono quel giorno. Non dimenticherò mai le immagini delle torri prima che cadessero. Non dimenticherò mai gli eroi della NYPD e della NYFD che si precipitarono nella speranza di poter salvare almeno un’altra vita. Non dimenticherò mai Todd Beamer, Tom Burnett, Cee Cee Williams, Sandra Bradshaw e il resto dei passeggeri della United 93 che hanno cambiato il nostro destino sacrificando la loro stessa vita

Non dimenticherò mai.

Non dimenticherò mai.

Dannazione, non dimenticherò mai nulla di tutto questo.

Frank Lee Ruggles 

Simone Sbaraglia, il fotografo che guarda gli animali negli occhi

Leone, 2016

Sabato 21 settembre alle 17.30 al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste si inaugura la mostra fotografica “Ritratto di un Pianeta selvaggio” di Simone Sbaraglia.“Ritratto di un Pianeta selvaggio” è un progetto che racconta un mondo fragile, in rapidissimo cambiamento e che, altrettanto rapidamente, stiamo perdendo. Attraversare il globo per documentarne le meraviglie naturali con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso la bellezza e la fragilità del mondo naturale assume oggi il carattere della massima urgenza per il fotografo naturalista Simone Sbaraglia che dichiara:
“Andare alla ricerca degli attimi di bellezza e armonia diventa sempre più difficile e raro e per questo ho deciso di dare a questo progetto il carattere della mutevolezza e del cambiamento, caratteristiche che rispecchiano lo stato attuale della natura del nostro Pianeta Terra”.
La mostra ha una forte impronta multimediale caratterizzata da diversi video di backstage, un’intervista all’autore e diversi video tecnici che descrivono tecniche e attrezzature utilizzate per il progetto. Le stampe cambieranno di tappa in tappa con il progredire stesso del progetto e così anche il catalogo, che non assume la classica forma del libro ma è costituito da un cofanetto che raccoglie le fotografie presenti in mostra e che, come le immagini esposte, evolverà insieme al progetto.
Lo svolgersi del progetto è costantemente raccontato nel sito: www.ritrattodiunpianetaselvaggio.it
La realizzazione di questo ambizioso progetto è possibile grazie al supporto di Fujifilm Italia di cui Simone è ambasciatore X-Photographer.

Appuntamento al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, Via dei Tominz, 4 dalle 17.30 alle 18.30, con ingresso libero sino ad esaurimento dei posti.

Per ulteriori informazioni su Simone Sbaraglia: www.simonesbaraglia.com

“RITRATTO DI UN PIANETA SELVAGGIO”
DI SIMONE SBARAGLIA
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI TRIESTE
DAL 21 SETTEMBRE AL 13 OTTOBRE 2019
INAUGURAZIONE SABATO 21 SETTEMBRE ALLE 17,30

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