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FUJIFILM X-PHOTOGRAPHERS Italia: il programma per diffondere la cultura fotografica

FUJIFILM X-PHOTOGRAPHERS Italia

Il connubio imprescindibile tra macchina fotografica e chi attraverso di essa osserva il mondo, lo interiorizza e lo racconta con i propri lavori è alla base del programma FUJIFILM X-Photographer, che oggi si rinnova ampliando la rosa dei professionisti testimonial del marchio. Da quando nel 2011 ha presentato la Serie X, Fujifilm ha affidato a fotografi professionisti il delicato compito di testimoniare, attraverso le proprie immagini e i propri lavori, le caratteristiche uniche della gamma. Con il lancio poi della gamma GFX, è nata l’esigenza di far entrare in squadra nuovi talenti per raccontare le nuove frontiere raggiunte e la potenzialità dell’intera offerta FUJIFILM.
La Serie X e la gamma GFX si contraddistinguono per semplicità di utilizzo, grandi prestazioni, innovazione tecnologica e design accurato, segnando una vera trasformazione, se non rivoluzione, nell’approccio alla tecnica e alle tendenze fotografiche. FUJIFILM oggi è a pieno titolo utilizzata per affrontare qualsiasi situazione di scatto, dalla fotografia di reportage, di street, di sport, di architettura, in studio, di moda, a quella naturalistica e paesaggistica.

FUJIFILM X-PHOTOGRAPHERS Italia: workshop e seminari incentrati sul linguaggio visivo 

Pertanto nuova linfa al progetto X-Photographers, che vede coinvolti 18 fotografi. Di questi, dodici conferme con cui FUJIFILM collabora da anni – Max Angeloni, Luca Bracali, Alberto Buzzanca, Gianluca Colla, Max De Martino, Elena Givone, Pierluigi Orler, Simone Raso, Simone Sbaraglia, Riccardo Spatolisano, Marco Tortato, Marco Urso e sei nuovi professionisti – Flavio Bandiera, Giorgio Cravero, Sara Lando, Alex Liverani, Luca Locatelli, e Federico Tardito.
Il programma nasce con l’intento di affidare agli X-Photographers un compito molto caro all’azienda giapponese, quello di promuovere e diffondere nel miglior modo possibile la cultura fotografica, in ogni suo aspetto e nei diversi campi di utilizzo. L’X-Photographer viene infatti coinvolto come docente e relatore durante workshop e seminari, incontri incentrati sul linguaggio visivo attraverso i racconti di progetti e lavori fotografici personali, partecipa attivamente alla creazione di contenuti che vengono divulgati all’interno dei canali ufficiali FUJIFILM Italia e Global, oltre a dare supporto all’azienda madre durante la fase di sviluppo di nuovi prodotti, suggerendo all’azienda le reali esigenze dei professionisti e fotoamatori.
Inoltre, nella galleria virtuale https://fujifilm-x.com/it-it/photographers saranno esposti lavori e scatti prodotti con i diversi modelli della Serie X e GFX.

“Tutta mia la Città”: la mostra fotografica sui tetti di Milano

Ernesto Fantozzi, Tram 38, 1964
Ernesto Fantozzi, Tram 38, 1964

La mostra fotografica che ripercorre 150 anni della storia di Milano

La storia di Milano raccontata attraverso 100 scatti fotografici. La mostra “Tutta mia la città” è un viaggio per immagini: suggestive, evocative e che diventano memoria di vita vissuta. Un secolo di storia raccontata attraverso le immagini dei luoghi più iconici di Milano; Duomo, Castello Sforzesco, Navigli, per arrivare ai fino ai grattacieli più moderni.
L’esposizione sarà allestita sui tetti della Galleria Vittorio Emanuele, e si svilupperà sino alla cupola della stessa.
La mostra è visitabile fino al 24 febbraio e compreso nel prezzo del biglietto d’ingresso c’è anche l’aperitivo gratuito sui tetti.
“Tutta mia la città”, è realizzata in collaborazione con il Circolo Fotografico Milanese, il Civico Archivio Fotografico e il fotografo Andrea Cherchi.

Andy Warhol alla Villa Reale di Monza

Andy Warhol: il padre della Pop Art a Monza

Dal 25 gennaio al 28 aprile 2019 il padre della Pop Art sarà alla Villa Reale di Monza.  La mostra “L’alchimista degli anni Sessanta”, è curata da Maurizio Vanni, prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee in collaborazione con l’Associazione Culturale Metamorfosi, col patrocinio del Comune di Monza e della Regione Lombardia, con la partecipazione nel catalogo realizzato da Silvana Editoriale della The Andy Warhol Art Works Foundation for the Visual Arts. La rassegna attraverso 140 immagini, tra le quali le sue icone più riconoscibili, dalla serie dedicata a Jackie e John Kennedy fino a quelle consacranti il mito di Marilyn Monroe, ripercorre l’universo universo creativo dell’artista

Andy Warhol a Monza: le parole del Sindaco

Apriamo la stagione espositiva del 2019 all’Orangerie con un “gigante” dell’arte contemporanea. Andy Warhol ha rivoluzionato il concetto di pop art, ma ha saputo anche indagare sull’America degli anni Sessanta, “cuore” del cambiamento culturale ed economico che si stava attuando in quegli anni. Una mostra di alto profilo culturale che rientra nel più ampio piano di promozione dell’intero complesso monumentale del Piermarini. I beni culturali, patrimonio di tutti i cittadini, per essere valorizzati devono essere “aperti” alla città, anche pensando a soluzioni innovative e partnership con soggetti privati che possano generare nuova economia e turismo di alto valore aggiunto”.  Dichiara a MBNews Dario Allevi, Sindaco della città brianzola.
Secondo il curatore, Maurizio Vanni “Certamente Warhol era un artista che non si accontentava di ciò che veniva definita realtà, cercava una costante trasmutazione della materia nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale alla seta (attraverso il processo serigrafico) verso un’ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso, così difforme dalla precedente. Nelle serie dell’artista americano, la realtà veniva trasformata, fatta rinascere e virare verso qualcosa in cui tutti potevano riconoscersi: l’oggetto quotidiano che alludeva a qualcosa di altro rispetto alla sua funzione consueta pur rimanendo integro e riconoscibile”.“In questa esposizione – ricorda Piero Addis, Direttore Generale della Reggia di Monza -, che rientra nell’ampio progetto di valorizzazione e promozione del compendio monumentale della Reggia di Monza, viene analizzata non solo la figura dell’artista ma anche il rapporto con la società dei consumi e l’evoluzione della cultura americana attraverso una selezione di opere della sua vastissima produzione, affiancate a quelle meno note. La Pop Art di Andy Wharol, come diceva egli stesso, “è amare le cose”. Adoro l’America…le mie immagini rappresentano i prodotti brutalmente impersonali e gli oggetti chiassosamente materialistici che sono le fondamenta dell’America d’oggi. E’ una materializzazione di tutto ciò che si può comprare e vendere, dei simboli concreti ma effimeri che ci fanno vivere”.

 

Oliviero Toscani: il poeta della provocazione

Oliviero Toscani
Oliviero Toscani

Oliviero Toscani

Oliviero Toscani è un fiume in piena e come l’acqua non è mai spigoloso. È generoso e accogliente. Diretto, senza mezze misure e sempre critico in modo intelligente. Insomma, è uno che cerca e accetta le sfide. Non teme il confronto e i nemici non esistono: solo avversari. Resta il fatto che qualsiasi cosa faccia o dica è destinata a finire in polemica, perché riesce sempre a far emergere le contraddizioni e a svelare ciò che si vorrebbe tenere nascosto perché scomodo. Settantatré anni e un sorriso che conquista. Toscani è cresciuto a pane e fotografia. Suo padre, Fedele, è stato un grande reporter negli anni Trenta, Quaranta, Cinquanta e Sessanta per il Corriere della Sera. Sua sorella e suo cognato, Mariarosa e Aldo Ballo, avevano fondato a Milano lo Studio Ballo, vero punto di riferimento per la fotografia di still life, architettura e design fra gli anni Cinquanta e Novanta. Ha studiato alta progettazione alla Hochschule für Gestaltung di Zurigo ed è convinto che le buone scuole di fotografia siano fondamentali per la formazione. Tuttavia, non ritiene di essere un fotografo, bensì un professionista della comunicazione che usa la fotografia come mezzo per trasferire le sue idee. «Io non pratico la fotografia per piacere, ma per professione. Ricordo la sorpresa di mio padre, che spesso veniva in studio a trovarmi. Quella volta stavo scattando per Vogue; avevo una  modella con una camicia bianca su un fondo bianco. Mio padre si avvicinò con le mani in tasca e mi disse: l’è düra fa el tò meste. Per noi reporter è tutto più facile. Il dramma lo troviamo già confezionato. Voglio proprio vedere cosa sei capace di inventarti adesso con così poco. Ci sono quelli che documentano e quelli che creano. Finita la scuola, monta il suo primo portfolio e parte per gli Stati Uniti. A venticinque anni è già conosciuto in tutto il mondo e lavora in modo continuativo per Vogue  e Harper’s Bazaar . In Italia, collabora con L’Europeo e  con Flavio Lucchini partecipa ai primi numeri di Vogue Uomo e Vogue Italia . In Francia, lavora con Elle  da oltre quarant’anni. La sua carriera prosegue senza interruzioni, suo anche il marchio Esprit. Collabora, tra gli altri, con Elio Fiorucci, Valentino e Chanel.

Oliviero Toscani: diretto, senza mezze misure e sempre critico in modo intelligente

«Sono probabilmente il collaboratore più longevo di Elle . Ho iniziato negli anni Sessanta e non ho mai smesso. Ora, per i settant’anni di Elle France, sto fotografando per il numero intero di Natale», racconta Toscani. Ha sei figli con tre signore. Alleva cavalli, produce vino, olio e disegna occhiali. È stato il primo assessore alla creatività al mondo, nella città siciliana di Salemi – il sindaco era Vittorio Sgarbi –. Sua, l’idea di vendere le case abbandonate per un euro a patto che l’acquirente si impegnasse a ristrutturare l’immobile per viverci. Nel 1982 ha inizio l’avventura con Luciano Benetton. Insieme fondano Fabrica, un centro di ricerca, e saranno diciotto anni di vero furore. Inventa Colors  e produce quaranta numeri del magazine. Campagne che fanno rumore e girano il mondo: un preservativo gigantesco calato sull’obelisco di Place de la Concorde per richiamare l’attenzione sull’AIDS, il primo barcone carico di migranti che approda in Italia, il dramma dei condannati alla pena di morte, la denuncia contro il razzismo imperante. Sono solo accenni dei temi che saranno portati alla ribalta sui giornali e sui manifesti grandi sei metri per tre.

Massimo Sestini. L’aria del tempo: in mostra a Roma

© Massimo Sestini, Roma, 2005. Funerali di Giovanni Paolo II
© Massimo Sestini, Roma, 2005. Funerali di Giovanni Paolo II Vatican City - The funeral of Pope John Paul II: exlclusive picture taken by an helicopter of to the first Fying Unit of the Italian Police. Free copyright for press use only, at condition that the caption "courtesy of Italian Police - picture by Massimo Sestini" is used. Further uses of these pictures are forbidden without previous authorization.

Massimo Sestini. L’aria del tempo

Quaranta fotografie di grande e medio formato raccontano il lavoro di uno dei fotogiornalisti più celebri a livello internazionale. Conosciuto per i suoi scatti dall’alto, Sestini è stato capace di testimoniare fatti di cronaca, bellezze naturali, eventi politici, momenti drammatici e di svago con la sua classica firma stilistica, ovvero la ripresa perpendicolare. Le sue fotografie consentono di ottenere una sorta di effetto amplificato, capovolgendo la percezione visiva dello spettatore. All’interno della mostra curata da Alessandra Mauro, alcune delle sue immagini più famose: la tragedia dei migranti, il relitto della Costa Concordia, i funerali di Papa Giovanni Paolo II e molte altre ancora. Sestini ha inoltre realizzato un omaggio alla Regione Lazio con una piccola composizione di immagini dal titolo L’area del Lazio

Fino al 10 marzo 2019
WEGIL
Largo Ascianghi 5, Roma

Immagine in evidenza © Massimo Sestini, Roma, 2005. Funerali di Giovanni Paolo II (Il Fotografo n. 311)

Nital nuovo distributore di Case Logic

Nital distribuisce Case Logic

Nital S.p.A. ha annunciato la nuova partnership con Case Logic, marchio di riferimento nella produzione di custodie, borse a tracolla, borse messenger e zaini.
Nato nel 1984 in Colorado, Case Logic propone una gamma di prodotti molto ampia, caratterizzata da soluzioni per l’organizzazione e il trasporto di dispositivi tecnologici.
Rendere il più possibile semplice accedere ad essi è l’obiettivo dei prodotti Case Logic, dalle valigette agli zaini, dalle custodie per tablet alle sleeve per laptop, fino alle borse a tracolla e a quelle per fotocamere e droni. Case Logic fa parte della svedese Thule Group, che conta oltre 2.200 dipendenti presso più di 50 stabilimenti di produzione e vendita in tutto il mondo. Case Logic è uno dei maggiori brand all’interno di Thule Group.

L’accordo di distribuzione prevede che Nital S.p.A., otre alla gamma completa di prodotti Case Logic, sia il riferimento commerciale anche per le borse e zaini fotografici, le custodie per
cellulari, tablet e PC marchiati Thule. I prodotti Case Logic sono disponibili nei migliori negozi di fotografia e nelle principali catene di elettronica di consumo.
Questa importante partnership impreziosisce ulteriormente l’ampio portfolio commerciale di Nital S.p.A., già distributore di successo per il mercato italiano dei prodotti fotografici Nikon, Polaroid Originals, Lexar, Insta360, dei robot aspirapolvere e lavapavimenti leader mondiali nelle vendite iRobot, degli smart speaker Sonos, dei prestigiosi apparecchi dedicati al mondo cucina Foodsaver, Crock-Pot, Oster e Breville, dell’ampia gamma di prodotti Oregon Scientific e di un vasto range di soluzioni legate al mondo dell’Internet of Things, facenti parte del progetto Hinnovation, Business Unit di Nital nata nel 2014 e “contenitore” di brand all’avanguardia come Netatmo, Bellabeat, Chipolo, Sengled, Nanoleaf, Fibaro, e-tiger e Withings.
Per ulteriori informazioni su Nital S.p.A. e sui brand distribuiti: www.nital.it

 

Ultimi giorni per iscriversi al workshop LA SEDE DEL RITRATTO di Efrem Raimondi

MILANO, SEPTEMBER 1999.

Workshop LA SEDE DEL RITRATTO di Efrem Raimondi

Ancora 3 posti disponibili a prezzo scontatissimo, inserendo il codice coupon FTRMND19 al momento dell’acquisto. 

Che cosa è strettamente necessario per fotografare, quando si parla di ritratto? Efrem Raimondi ci accompagna nel cuore del genere fotografico più soggettivo che esista, dove il punto di partenza fondamentale è partire da se stessi e superare il genere. Due giornate nelle quali la parte teorica è il prodotto della visione che l’autore ha del ritratto, e che manipola l’impianto tecnico-pratico ritenendolo totalmente subordinato al vero soggetto, cioè il linguaggio: come stessimo parlando di fotografia e non solo di un genere.

Programma del Workshop 

Sabato 16 Febbraio 2019

– Introduzione al lavoro di Efrem Raimondi e definizione delle specifità del ritratto

– Analisi dei cliché; la fotogenia esiste? È possibile cogliere l’anima del soggetto?

– Dialogo sui contenuti del ritratto e sulle scelte apparentemente
solo tecniche: la luce – le ottiche – il taglio, che rappresentano cifra espressiva e riconoscibilità dell’autore.

Domenica 17 Febbraio 2019

– All’interno di un set predefinito i partecipanti saranno alternativamente soggetto attivo e soggetto passivo.

– Preparazione del set e shooting e successivamente una rapida visione del lavoro nel suo complesso con una selezione e un’analisi collettiva dei lavori realizzati

– Elementi di postproduzione, editing e analisi del lavoro svolto.

Pausa pranzo e coffee break sono offerti da Sprea Accademia. Per ogni partecipante in regalo l’ultimo numero de IL FOTOGRAFO, un abbonamento digitale semestrale a una rivista Sprea a scelta e un attestato di partecipazione firmato dal docente. 

Non lasciatevi scappare l’occasione di apprendere tecniche e segreti della fotografia ritrattistica da uno dei migliori interpreti di questo genere!

Programma completo e iscrizione: https://ilfotografo.it/corsi/workshop-la-sede-del-ritratto-di-efrem-raimondi/

 

Per vedere le fotografie degli utenti che hanno partecipato al workshop di Erminio Annunzi clicca qui 

Tazio Secchiaroli: il cacciatore di immagini

Federico Fellini, set 8e1/2, 1962 - © Tazio Secchiaroli / David Secchiaroli
Federico Fellini, set 8e1/2, 1962 - © Tazio Secchiaroli / David Secchiaroli

Tazio Secchiaroli

Da via Veneto a Cinecittà: l’avventura di un fotografo dalla strada più famosa di Roma al mondo incantato del cinema. 

Le stelle si specchiavano nel Tevere mentre le star scintillavano in via Veneto. Tra di loro, pronti a immortalare i divi con l’abbaglio di un flash, uno sparuto gruppo di fotografi. Il più celebre per le sue avventure e per i memorabili scatti è Tazio Secchiaroli. Nato a Roma nel 1925, si appassiona alla fotografia sin da ragazzino; trasforma il divertimento in professione nel dopoguerra, diventando “scattino”. Poco dopo entra alla V.E.D.O., fotoagenzia celebre quanto il suo fondatore Adolfo Porry Pastorel. Secchiaroli, curioso e ambizioso, assorbe le nozioni che riceve dal fotografo e mette a segno una serie di scoop di cronaca e politica. La domenica si avventura in periferia, ritrae famiglie che abitano in ricoveri di fortuna, bambini spinti dalla miseria a elemosinare per le vie del centro; lo stesso centro di Roma che la sera è frequentato dal jet set. A metà degli anni Cinquanta apre una sua agenzia, la Roma’s Press Photo, lavora per quotidiani e periodici. Le sue fotografie sono apprezzate per l’immediatezza e l’originalità. Nel 1958 i suoi servizi da Latteria di Maratta Alta su un presunto miracolo diventano un caso nazionale, attirando folle di pellegrini nella sperduta località umbra per vedere la Madonna. È una colossale bugia di due bambini, ma Tazio riesce a renderla credibile sparando il flash sui volti dei credenti. Il flash diventa la sua luce per illuminare le notti romane dell’estate del 1958. Estate calda, affollata di divi annoiati ai tavolini dei bar, pronti a perdere la pazienza. Tazio si ferma a osservarli; Così, attardandosi per un ultimo scatto, fotografandoli in situazioni poco opportune, a volte provocandoli e scattando alla loro reazione, diventa un fotografo diverso, con uno stile inconfondibile e con una presenza di scena che non passa inosservata. Si trasforma in fotografo d’assalto. Le sue immagini sono ricercate dalle redazioni, che vedono crescere le vendite. Diventa celebre quanto i fotografati, dimostra che le star non sono dei modelli da imitare, ma semplicemente delle persone. Una lite al mercato avrebbe tutt’al più generato un servizio di costume, ma un litigio notturno nel centro di Roma tra Anita Ekberg e Anthony Steel, uno spogliarello all’ultimo velo con una platea entusiasta di giovani ricchi, diventano sensazionali, pubblicati in tutto il mondo.

Tazio Secchiaroli: crede nel fotogiornalismo e non nel manierismo ripetuto

Tazio è lì: fotografa cercando il momento migliore, l’inquadratura più dinamica, la luce del flash alla giusta altezza e distanza per esaltare la concitazione del momento. Lo stridore con la periferia, tra happy few e many sad, è evidente. Tazio Secchiaroli, che Fellini cesellerà così bene ne La dolce vita , ha l’abilità del fotogiornalista, con lo sguardo ironico e melanconico al tempo stesso, di chi vede il mondo come un grande teatro, dove ci vuol poco a cambiare scena. E la scena cambia. Il film di Fellini fa esplodere via Veneto con il fenomeno dei paparazzi e lui capisce che la stagione è già finita, almeno per lui. Crede nel fotogiornalismo e non nel manierismo ripetuto; ha l’intuito per la fotografia inaspettata. A Mosca nel 1961 ha l’occasione di fotografare il fisico Bruno Pontecorvo a un ricevimento alla Domkino. Nessuno era certo che lo scienziato fosse in URSS, Tazio ne ha la prova. In Italia il servizio è pubblicato da L’Europe o, ma Secchiaroli sente che qualcosa della libertà democratica della nuova repubblica italiana si sta già offuscando. Da sempre innamorato del cinema, di quel fortino circondato da muri che è Cinecittà, dove si intrufolava da ragazzino curioso, dove era tornato come fattorino e ancora come fotografo appostato per rubare qualche scatto, nel 1962 abbandona la fotografia d’assalto e di cronaca per non farvi più ritorno, scegliendo il mondo irreale del cinema. Diventa fotografo di special per film d’autore, introducendo il reportage nel backstage. Non ha più bisogno del flash ora che è sul set. L’ambiente del cinema, gli incontri con registi e direttori della fotografia, permetterà a Secchiaroli di affinare la sua ricerca sulla luce, sui tempi. Silenzioso, tranquillo, inosservato ritrae le star. Ora non lo evitano più, anzi, si offrono al suo obiettivo nel loro ambiente di lavoro, facendo emergere quello che è il cinema dietro lo schermo, riportando ancora una volta i divi alla loro dimensione umana. Il suo modo di fotografare è diventato uno stile e un genere al quale hanno fatto riferimento generazioni di fotografi e che sono parte della storia della fotografia è un nottambulo anche lui.

Immagine in evidenza Federico Fellini, set 8e1/2, 1962 – © Tazio Secchiaroli / David Secchiaroli

Salgado: nel suo libro la fotografia come impegno sociale

Sebastião Salgado: un’estetica esemplare al servizio degli uomini

L’uomo è al centro della sua opera. Da oltre quarant’anni investiga le tematiche sociali più urgenti per comprendere l’essere nella contemporaneità. Un’esplorazione che intreccia i diritti dei lavoratori, la povertà, gli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Riguardo al suo progetto Genesi , il più grande fotografo dei nostri tempi così lo definisce: «Un tentativo di antropologia planetaria. Nato per documentare angoli del globo ancora non aggrediti dall’inquinamento e dall’economia selvaggia. Ma anche per proporre alle nuove generazioni l’immagine di un rapporto equilibrato, possibile, fra uomo e natura». In altre parole, Genesi è un grido di allarme che assume la forma di preghiera tradotta in immagini: non possiamo più consumare il nostro pianeta. Le risorse naturali sono allo stremo. Occorre fermarsi e ripensare ai modelli di consumo e di sviluppo. Lui, economista di formazione e con una forte esperienza professionale all’ONU, per dire tutto questo sceglie il linguaggio che gli appartiene in maniera più naturale: la fotografia.

Africa è il libro di fotografie del fotografo e raccoglie quaranta reportage nell’arco di 30 anni: le tribù Dinka del Sudan, gli Himba della Namibia, i gorilla e le ondate di rifugiati in ogni parte del mondo.

Per acquistare il libro clicca qui

Immagine via Amazon

Il fotografo Gabriele Micalizzi ferito in Siria

Il fotografo Gabriele Micalizzi è stato ferito in Siria

Il fotografo italiano Gabriele Micalizzi, stimato fotoreporter di guerra del collettivo CesuraLab, è stato ferito in Siria nella provincia di Dayr az Zor. La notizia è stata riportata dal Rojava Information Center, organo di stampa siriano. Secondo la stampa locale Micalizzi non sarebbe in pericolo di vita e a breve verrà trasferito in Italia.
In Italia la notizia è stata diffusa da La Stampa, giornale per il quale il fotografo aveva lavorato nei giorni scorsi. Micalizzi era infatti impegnato a seguire l’offensiva delle forze Forze Democratiche Siriane contro l’ultima roccaforte dello Stato Islamico in Siria.

 

Ferdinando Scianna in mostra a Palermo

Kami, 1986© Ferdinando Scianna
Kami, 1986© Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna: Viaggio Racconto Memoria

Il 21 febbraio, negli spazi espositivi della Galleria d’arte moderna di Palermo, aprirà al pubblico la grande mostra antologica dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Ferdinando Scianna: maestro della fotografia non solo italiana

Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

Per approfondire i contenuti dell’esposizione, incoraggiando la riflessione sulla portata iconica della fotografia di Ferdinando Scianna, Civita Sicilia ha ideato un articolato progetto didattico rivolto sia alle scuole che ai gruppi di adulti e famiglie, che prevede i classici tour guidati, ma anche visite-esplorazione e laboratori didattici su prenotazione.In una audioguida (in italiano e in inglese), Scianna racconta in prima persona il suo modo di intendere la fotografia e non solo. Un vero e proprio racconto parallelo, per conoscere da vicino il suo percorso umano e di fotografo. In mostra è inoltre proposto un documentario dedicato alla vita professionale di Ferdinando Scianna.

La mostra è corredata da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

Ferdinando Scianna: incontro con il pubblico

La sera del 20 febbraio, presso il Real Teatro di Santa Cecilia, Ferdinando Scianna incontra il pubblico di Palermo: un vero e proprio abbraccio con la città, aperto a tutti, in cui il Maestro insieme al co-curatore Denis Curti presenterà l’esposizione e risponderà alle domande dei presenti. Al termine dell’incontro, ai partecipanti sarà riservata una visita all’esposizione nella vicina Galleria d’Arte Moderna (ingresso consentito fino alle 21.30 ai possessori dell’apposito coupon che verrà rilasciato al pubblico presente all’incontro).

Ferdinando Scianna firmerà il catalogo e le sue pubblicazioni presso il bookshop del museo, fino alle ore 21.30.

Palermo, Galleria d’arte Moderna
21 febbraio – 28 luglio 2019
Anteprima stampa
20 febbraio ore 11.30

Kami, 1986© Ferdinando Scianna

1 68 69 70 71 72 147
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