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Autofocus: tutto quello che devi sapere #1

In questa rubrica ti sveliamo tutto quello che devi sapere sull’autofocus. Scopriamo, dunque, in che modo la fotocamera mette a fuoco. E come possiamo ottenere risultati più nitidi.

Che cos’è l’autofocus

Oggi le fotocamere ci mettono a portata di dita una lunga serie di controlli dedicati alla gestione dell’autofocus. Ma i passaggi che dobbiamo eseguire sono in sostanza solo due, indipendentemente dalla complessità del sistema. Prima impostiamo la modalità di messa a fuoco più indicata per il soggetto. Poi decidiamo dove vogliamo far cadere il fuoco.

In genere abbiamo a disposizione tre modalità AF. Una “singola” per i soggetti statici. Una “continua” per quelli in movimento. E una “automatica” che passa da sé da modalità singola a modalità continua se la fotocamera rileva un movimento.

Singolo o continuo?

L’autofocus singolo è quello da selezionare quando il soggetto è immobile. Non ci permette di scattare fino a che la fotocamera non aggancia il fuoco su qualcosa. Appena ci riesce, blocca la distanza di fuoco per tutto il tempo in cui noi esercitiamo pressione sul pulsante di scatto. Se il soggetto non si sposta e noi non ci muoviamo, l’immagine viene nitida.

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Con i soggetti in movimento, usiamo l’autofocus continuo, ma diamo alla fotocamera il tempo di “scaldarsi” e tracciare l’azione.

Invece, l’autofocus continuo continua a regolare la distanza di messa a fuoco finché teniamo il dito sul pulsante di scatto. È la modalità più sicura quando fotografiamo soggetti in movimento. Infatti, la messa a fuoco non viene mai bloccata. Dunque, la fotocamera permette di scattare anche nel caso in cui il soggetto non sia ancora perfettamente a fuoco.

L’autofocus e i punti AF

Le modalità AF regolano il modo in cui la fotocamera mette a fuoco. Ma il punto su cui mette a fuoco (e la precisione con cui lo fa) dipende dai punti AF che vediamo nel mirino. Maggiore è il numero di punti AF e più ampia è la loro diffusione sull’inquadratura, più è semplice mettere a fuoco soggetti decentrati. Una fitta griglia di punti AF può migliorare le nostre chance di ottenere immagini nitide in campo sportivo o naturalistico. Questo perché un soggetto in movimento ha meno probabilità di finire in un’area scoperta. Inoltre, ci evita di cambiare la posizione della fotocamera per mettere a fuoco prima di ricomporre.

Possiamo scegliere di usare un solo punto AF o tutti. Quando tutti i punti sono attivi, la fotocamera sceglie automaticamente quelli che corrispondono all’area che ritiene debba essere a fuoco. In genere, si tratta della porzione più vicina di scena o soggetto o di quella con maggior contrasto. La selezione automatica del punto AF può essere efficace quando fotografiamo un soggetto ben stagliato contro uno sfondo pulito. Per esempio, un uccello in volo contro il cielo azzurro. Se quell’uccello, però, si trovasse a passare davanti a uno sfondo più ricco di dettaglio, potremmo rischiare di mettere a fuoco su di esso.

Selezionare manualmente un punto AF ci assicura un controllo più preciso. Ma ci impone anche di fare molta attenzione a tenere il punto AF attivo sempre sopra il soggetto.

Quanti punti AF?

Il numero di punti AF e la loro precisione dipendono dall’obiettivo in uso. Per la precisione, dipendono dalla sua massima apertura di diaframma. Sul manuale della fotocamera, potremmo trovare un valore f/ citato in relazione ai punti AF, con una dicitura come “f/5.6 a croce” o “f/2.8 a doppia croce”. È l’indicazione della massima apertura necessaria per attivare livelli aggiuntivi di precisione di un punto AF. Conta la massima apertura di diaframma dell’obiettivo, non il valore che impostiamo allo scatto. Un obiettivo f/2.8 attiva i sensori compatibili con f/2.8 anche se viene usato a f/11.

Alcune fotocamere hanno un punto AF centrale che funziona già con un diaframma massimo relativamente chiuso come f/8. È particolarmente utile quando usiamo un teleobiettivo con un teleconvertitore. In questo caso, infatti, l’effettiva massima apertura dell’insieme risulta ridotta rispetto a quella del solo obiettivo.

In Live View

Quando usiamo la modalità Live View di una reflex, o quando usiamo una mirrorless (in cui il Live View è di fatto l’unica opzione, anche quando guardiamo nel mirino), alcune cose cambiano. In questi casi, lo specchio è bloccato o del tutto assente. E il sensore della fotocamera è sempre esposto alla scena. Il sistema autofocus è quindi costretto a utilizzare l’immagine rilevata dal sensore, per calibrare la distanza di fuoco.

Significa che la messa a fuoco è potenzialmente ancora più precisa. Infatti, quello che vediamo è quello che viene registrato (con il mirino ottico di una reflex, l’immagine che vediamo non è quella finale esposta dal sensore). L’autofocus via Live View può offrire opzioni come il rilevamento dei volti, dei sorrisi o degli occhi chiusi.

Alcune reflex offrono una modalità “rapida”, che riporta temporaneamente lo specchio in posizione affinché la fotocamera possa accedere al modulo AF. Ma è un processo un po’ goffo e per nulla “rapido” quanto farebbe pensare il nome. Quando mettiamo a fuoco in modalità Live View può essere un po’ più difficile tenere la fotocamera in posizione e il soggetto a fuoco. Una mirrorless dotata di mirino elettronico, però, ci permette di mantenere un’impugnatura più stabile e dare più supporto alla fotocamera. In pratica, il mirino migliora le nostre chance di ottenere un’immagine nitida.


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