La fotografia Stereoscopica e la sua nascita nella seconda metà dell’‘800

La fotografia Stereoscopica

Oggi la definiamo realtà virtuale ed è fruibile con speciali visori digitali, ma già nella seconda metà dell’ ‘800 esisteva qualcosa di simile, la fotografia stereoscopica. La fotografia era già di per sé un’invenzione straordinaria, ma essere immersi in quel che si vedeva era davvero magia e, se si trattava di scenette maliziose o erotiche, per un certo pubblico non poteva esistere miglior passatempo. Fiorì, accanto a vedute di città, avvenimenti, scenette di genere, un ricco mercato di fotografie stereoscopiche di soggetto vagamente erotico o molto esplicito, di cui alcuni esemplari sono giunti fino a noi. Spesso la colorazione all’anilina rendeva ancora più veritiera l’illusione della visione. Come le cartoline “francesi” questo genere di fotografia era diffuso con precauzione, grande riservatezza e “sottobanco” in modo da non attirare l’attenzione della censura e della polizia, per questo motivo ancora oggi sono abbastanza rare.

La fotografia Stereoscopica: scopriamo di cosa si tratta

È una visione che si ottiene con un apparecchio stereoscopico, cioè dotato di due obiettivi afllineati con una distanza pari a quella interpupillare e che inquadrano lo stesso soggetto. Sviluppate e stampate le fotografie come di consueto, osservandole con un visore stereoscopico, una sorta di binocolo davanti a cui porre la duplice fotografia, il nostro cervello sovrappone le due immagini ricevute ricreando la percezione della profondità.  Le fotografie stereoscopiche nel XIX secolo erano spesso montate su cartoncini con stampate le didascalie e lo stabilimento fotografico. Nel XX secolo iniziarono a essere utilizzate anche diapositive stereoscopiche. Una tecnica, la stereoscopia, usata oggi principalmente per scopi scientifici, molto in voga a cavallo tra XIX e XX secolo nella fotografia commerciale.

Immagine in evidenza

Autore non identificato, donna con brocca, 1880ca, per concessione MiBAC/ICCD/ Fondo Becchetti.