One Photo One Day: il progetto del “non-fotografo” Luca Abete

One Photo One Day

Intervista di Alessandro Curti

Dal 2010, il celebre inviato di Striscia La Notizia Luca Abete ha dato vita a un progetto che cattura quotidianamente un istante della sua giornata, scattandosi dei selfie che pubblica sul social flickr.com. Abbiamo incontrato Luca per approfondire alcune tematiche legate a questo originale progetto fatto di puntualità, costanza, passione per la fotografia e amore per il ricordo.
Come e quando nasce il progetto One Photo One Day?
Circa otto anni fa, quando ancora non esistevano le fotocamere interne negli smartphone. All’epoca infatti utilizzavo una piccola compatta per scattarmi i selfie! L’idea è semplice: si tratta di scattare una foto al giorno per raccontare un attimo di gioia, di stupore, per conservare un momento della mia vita professionale o personale. Fotografare è una maniera per sorprendere e riflettere, ironizzare o condividere dei messaggi sociali. L’idea iniziale del progetto era quella di costruire un album che racchiudesse un anno della mia vita per raccontare ciò che mi succedeva fuori e dentro il mondo della televisione. Dopo questa prima fase sperimentale, ci ho preso gusto e ho deciso di proseguire. Ne è nato un prezioso album di ricordi, che ha scatenato una certa curiosità nel pubblico e con il tempo è stato accompagnato da mostre, incontri e dibattiti.
All’interno del tuo sito www.onephotooneday.it si legge – nella descrizione del progetto – che ti definisci un Non Fotografo. Che cosa significa esattamente?
Non mi considero un fotografo professionista perché non ho alcuna velleità di produrre arte, cerco solo di creare un ricordo da conservare. Quando ho cominciato a scattarmi le foto, il selfie non era ancora parte della cultura di massa come lo è oggi, otto anni fa si trattava di un gesto molto innovativo e sicuramente inusuale. Posso dire di essere stato un precursore inconsapevole, di avere anticipato un gesto che allora era sconosciuto ai più, mentre oggi fa parte della nostra quotidianità.

One Photo One Day: il progetto di Luca Abete

In un mondo che corre sempre più veloce, in cui le immagini scorrono davanti ai nostri occhi a un ritmo elevatissimo, esiste il rischio concerto di perdere i ricordi preziosi e i momenti della nostra quotidianità. Il tuo progetto può considerarsi un tentativo di ovviare a questo problema?
Il digitale, soprattutto negli ultimi anni, ha subito un’esplosione di dimensioni inimmaginabili. Questo ha portato sicuramente a tante conseguenze positive, ma ha portato anche a un certo disordine, soprattutto per quanto riguarda il mondo delle immagini. Io hi avvertito la necessità di creare un album digitale ordinato, perché mi piace l’idea di creare qualcosa che sia stabile, un a sorta di raccoglitore eterno di ciò che sono i miei momenti e le mie giornate. Penso che noi tutti abusiamo dell’utilizzo del digitale, e questo ha delle conseguenze negative sulla qualità delle immagini e sulla loro dispersione. Si tratta di un problema importante, perché con il disordine si finisce per dimenticare tutto. Consiglio a tutti di costruire un album come il mio, per emozionarsi e rivivere dei momenti della delle nostre vite. Il ricordo è un concetto fondamentale.
Nella crescita del progetto, quanto peso ha avuto il fatto di essere un personaggio pubblico e televisivo?
Penso sia importante partire da una contestualizzazione temporale, perché il mio progetto, nel momento della sua nascita, era innovativo a prescindere dal mio essere un personaggio televisivo. Oggi sono in molti, tra i personaggi dello spettacolo, ad accrescere la loro visibilità attraverso la fotografia. Quando ho cominciato, Facebook iniziava a diventare popolare, Instagram e Twitter non avevano il ruolo che hanno oggi. Infatti tutto è nato su Flickr. Detto questo, sono consapevole del fatto che essere un personaggio conosciuto mi abbia aiutato, ma il successo non deriva solo da questo. Nel 2010 non esisteva questa abitudine del raccontarsi pubblicamente sui social: chi desiderava sapere cosa succedeva nella vita privata delle persone doveva farlo attraverso la televisione o i giornali.
Ci sono idee per lo sviluppo futuro di One Photo One Day?
Sinceramente, dopo il selfie con Papa Francesco pensavo di aver raggiunto il traguardo massimo! Scherzi a parte, vorrei andare ancora avanti con questo progetto con la stessa costanza, caparbietà e coerenza di sempre. Negli anni il progetto si è evoluto principalmente sotto l’aspetto tecnologico: oggi è diventato più semplice e immediato condividere, basta uno smartphone con un’app e il gioco è fatto, è quasi un automatismo. All’inizio invece era un problema, quasi una prova di puntualità e rigore. Penso che con il tempo questo progetto subirà nuove evoluzioni e sono sicuro che potrà dare nuovi stimoli e suggestioni.


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