Alberto Gandolfo, Ilaria Cucchi, da “Quello che resta”. © Alberto Gandolfo

Quello che resta, fotografie di Alberto Gandolfo

Fino al 24 novembre 2019, Officine Fotografiche di Milano ospita la mostra Quello che resta che presenta 35 fotografie di Alberto Gandolfo (Palermo, 1983).
La mostra, curata da Benedetta Donato, ruota attorno alla ricerca fotografica dell’artista siciliano, iniziata nel gennaio del 2017, che prende spunto dalle vicende di cronaca risalenti al passato italiano più recente, mettendo al centro della narrazione i familiari e le persone vicine alle vittime di episodi tragici, impegnate in lunghe battaglie alla ricerca della verità.
“Conosciamo le storie di cronaca, ricordiamo com’erano i volti delle persone tragicamente scomparse – afferma lo stesso Alberto Gandolfo -, ma poco o nulla sappiamo di chi resta, di quelle persone che, oltre a vivere un grande dolore, dovuto alla perdita di un proprio caro, ereditano battaglie portate avanti alla ricerca della verità e della giustizia”.
Per oltre un anno, Alberto Gandolfo ha documentato e approfondito 27 storie, dalla strage di Piazza Fontana ai casi Englaro e Welby, da Peppino Impastato a Paolo Borsellino, fino ai più recenti accadimenti della strage di Viareggio e del caso Cucchi. A queste e altre storie corrispondono i ritratti di volti dei familiari delle vittime, finora rimasti quasi sconosciuti. Renderli visibili, è il mezzo per mantenere alta l’attenzione sulle evoluzioni di vicende specifiche e assai particolari, in cui necessariamente tutti sono coinvolti.
“Ci sono le vite di chi resta – dichiara Benedetta Donato -, i lasciti involontari riportati nelle testimonianze raccolte dall’autore; quelle che vanno oltre la tempestività e la prossimità legate all’immediata narrazione delle manifestazioni di eventi concomitanti, al di là delle reazioni subitanee del dolore che può scaturire dalla perdita di una persona cara. Esistenze trasformate e spese alla ricerca di un’unica verità che, proprio come la fotografia, non collima mai del tutto con la realtà”.
“Finalmente – prosegue Benedetta Donato – riconosciamo in quei volti le esistenze reali di chi ha condotto battaglie tuttora in atto e ci prendiamo carico di storie ed evoluzioni appartenenti alla nostra contemporaneità che, grazie alle fotografie di Alberto Gandolfo, non rischiano di cadere nell’oblio”.

 

ALBERTO GANDOLFO. Quello che resta
Milano, Officine fotografiche (via Friuli 60)
Fino al 24 novembre 2019

 


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