Un tuffo negli archivi fotografici: intervista a Barbara Verduci editor e ricercatrice iconografica

Archivi fotografici: intervista a Barbara Verduci editor e ricercatrice iconografica

Viviamo in un mondo dove ogni giorno si scattano miliardi di fotografie, e dove le immagini viaggiano, si spostano e vengono condivise a una velocità impressionante. Dove e come viene archiviata questa mastodontica quantità di file digitali e stampe? E quanto è importante conoscere a fondo gli archivi? Lo abbiamo chiesto a Barbara Verduci che è diventata un vero e proprio punto di riferimento nel settore dell’editing e delle agenzie fotografiche.

Intervista a Barbara Verduci editor e ricercatrice iconografica

Che cos’è un archivio e come funziona?
«Prima di tutto è necessario effettuare un’essenziale mappatura degli archivi più rilevanti a livello internazionale. Ci sono gli archivi d’autore, come Magnum, Life e Reuters, che con la loro attività raccontano ciò che succede nel mondo attraverso un vasto network di fotografi. Poi ci sono gli archivi commerciali che mettono a disposizione del cliente immagini generiche che rappresentano prodotti, situazioni quotidiane, paesaggi, oggetti e molto altro».

Qual è la differenza tra loro?
«Lo scopo di utilizzo delle fotografie, ma anche nell’uso dei diritti. Esistono immagini che sono royalty free, ovvero sono libere da rivendicazioni d’autore. Queste fotografie sono prive di esclusiva e possono essere acquistate e utilizzate liberamente da tutti. Se un utente ha come obiettivo quello di reperire immagini originali deve rivolgersi ad archivi storici o d’autore che dispongono di fotografie in esclusiva».

Con l’avvento del digitale e delle nuove tecnologie, come sono cambiati gli archivi e  in che modo si è evoluto il ruolo del ricercatore?
«Fino a vent’anni fa, era il ricercatore che riceveva una richiesta da parte del cliente e doveva attivarsi nella ricerca delle fotografie. Il materiale era reperito all’interno degli schedari e il cliente doveva affidarsi alla ricerca e all’interpretazione dell’archivista. Con l’avvento del digitale, sono cambiate parecchie cose. Le banche immagini online hanno subito uno sviluppo vertiginoso e sono diventate una risorsa a disposizione di tutti. Oggi il cliente può effettuare le sue ricerche da solo, senza il supporto di un professionista; questo processo ha portato a una profonda crisi delle agenzie fotografiche, che in molti casi hanno dovuto chiudere o rinnovare radicalmente la loro attività. Anche il ruolo del ricercatore è cambiato e oggi la sua figura è molto utile per la costruzione di progetti espositivi, editoriali e creativi, grazie alla sua conoscenza approfondita dei materiali d’archivio»

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