Quotidianità in una capanna hamer, Omo Valley, Etiopia © Michele Dalla Palma

A scuola di reportage #4. Diventare invisibili

Una delle regole fondamentali della fotografia documentaristica? Ce la spiega Michele Dalla Palma in questa quarta lezione della scuola di reportage.

Se vogliamo raccontare, con un’immagine credibile e non artefatta, uno spaccato della realtà che stiamo osservando, e di quanti interagiscono all’interno di questa, dobbiamo riuscire a diventare “invisibili” rispetto alla scena che vogliamo documentare; nella pratica, non dobbiamo in alcun modo essere un elemento di distrazione o disturbo, che impedisca agli esseri umani coinvolti di muoversi e agire spontaneamente.

Mai avere fretta!

L’unico nemico, per un bottino di ottime foto, è la fretta. L’approccio alla nostra scena deve essere innanzitutto di assoluto rispetto per le persone che saranno le potenziali protagoniste della nostra immagine, alle quali si deve riuscire a far capire, spesso senza l’ausilio del dialogo, che è solo la loro benevolenza a permettere la nostra presenza lì. Evitiamo di essere troppo “espansivi”, cercando di creare a tutti i costi un contatto! È un atteggiamento che può sembrare arrogante e non rispettoso in molte culture. Muoviamoci lentamente, dimostriamo di essere sinceramente interessati a quello che ci succede attorno (in realtà dovrebbe essere così!) e lasciamo le fotocamere nello zaino. Fermiamoci vicino a chi lavora osservandolo, in disparte ma con attenzione. Si sentirà apprezzato.

Abituiamo le persone alla nostra presenza

Se siamo in un mercato o in un villaggio, facciamo un intero giro della zona. Lentamente, guardando. Abitueremo le persone alla nostra presenza, senza dare l’impressione di essere invasivi o a caccia di qualcosa, e contestualmente riusciremo a scegliere, senza ansia e fretta, inquadrature e soggetti interessanti, valutando le condizioni di luce e i migliori punti di ripresa. Al secondo giro, ci fermeremo nei punti identificati prima e staremo lì, fermi, possibilmente in ombra, a osservare quel mondo girarci intorno, scoprendo altri dettagli. Una volta superata la fase della curiosità da parte dei nostri potenziali soggetti, nessuno farà più caso a noi; solo a quel punto, sempre con calma, evitando di assumere pose da “cacciatore”, ma quasi con distacco, forse riusciremo a scattare le immagini che abbiamo pensato. La macchina l’avremo già settata in base alle condizioni di luce valutate prima, il diaframma già impostato sulla profondità di campo che ci interessa, e dovremo solo “creare” le linee di luce e ombra che compongono la magia di una foto.

Tintore di lana nel souk di Marrakech, Marocco

Evitando di interagire con i protagonisti della nostra immagine, e non disturbandoli nel loro lavoro, si riesce a cogliere la genuinità del gesto. Questa immagine, costruita alternando pieni (la parte destra) e vuoti (sinistra) con linee geometriche – bastoni a sinistra, matassa di lana, bordo vasca e tubo sul muro a destra – che accompagnano lo sguardo verso il centro, ha la sua forza nell’essere praticamente monocromatica. Il rosso della lana e dei muri sottolinea il lavoro svolto dalla figura umana che, leggermente mossa, rende l’immagine dinamica. Realizzata con luce naturale, sfrutta l’illuminazione che filtra dal retro per dare “atmosfera” alla scena.

Michele Dalla Palma

Michele Dalla Palma

Giornalista e fotografo, ha realizzato centinaia di reportage. È  Direttore della rivista TREKKING&Outdoor. Docente Master alla Nikon School Travel, organizza corsi di fotoreportage in Italia e all’estero. È coordinatore delle Photography Expeditions del National Geographic e accompagna come Tour Leader alcune Photography Experience nei luoghi più affascinanti del pianeta.
http://www.micheledallapalma.it


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