Cecil Beaton: una vita per il glamour

Ha fotografato dive, artisti e i reali inglesi. Ha vinto anche tre Oscar e pare che una sua foto convinse gli Stati Uniti a intervenire nella Seconda guerra mondiale. Nominato Comandante dell’Impero Britannico per meriti nelle Arti, Sir Cecil Beaton, inglese doc, comincia a fotografare a undici anni con la Kodak 3A della sua tata. Mettendo in posa e addobbando madre e sorelle tra specchi e lenzuola, inizia la sua carriera di fotografo, ma anche di costumista e scenografo che lo porterà a Broadway e poi a Hollywood e infine a vincere tre Oscar, quattro Tony Award, l’Oscar del teatro americano, e altri prestigiosi premi.

Cecil Beaton: la carriera

A 23 anni è a New York nella redazione di Vogue  come disegnatore, ma riuscirà presto a farsi apprezzare come fotografo di moda perché la sua personalità lo spinge, fin da giovanissimo, a occuparsi di glamour prima che la parola stessa fosse inventata. Tra gli anni Trenta e la fine dei Settanta, Cecil Beaton fotografa divi di Hollywood, aristocratici, cantanti rock. In questi ritratti, come nelle sue foto di moda, mischia pose inconsuete, elementi barocchi e scenografici che riescono a creare atmosfere eleganti e insolite. Il suo talento, insieme al suo gusto e all’attenzione per i dettagli, lo porteranno così a lavorare come costumista e scenografo prima in teatro e poi nel cinema. Il primo film importante a cui collabora è Gigi di Vincent Minnelli. Regista esperto di musical, Minnelli stava rinnovando da tempo il genere grazie a eleganza e spessore visivo che si ispiravano alle correnti artistiche europee. Il regista riconobbe in Beaton, dandy colto ed europeo, il collaboratore giusto per questo suo film e lo gratificò facendolo apparire nel cameo di un gentleman al parco. Tra rievocazione storica, sogno e realtà, Minnelli e Beaton riuscirono a ricreare la Parigi del 1900. Gigi  valse a Beaton nel 1959 il suo primo Oscar ai costumi e a Minnelli l’unico Oscar della sua carriera. Beaton continuò la carriera fino a che, nel 1964, fu chiamato come costumista e scenografo per My Fair Lady di George Cukor, opera di cui aveva già curato i costumi della versione teatrale. Cukor, che lavorava nell’industria cinematografica dall’avvento del sonoro ed era esperto di film in costume, ebbe molto a discutere con Cecil Beaton poiché questi era abituato a imporre le sue idee ma poichè Cukor aveva moltissima esperienza con simili caratteri, avendo diretto praticamente qualsiasi diva capricciosa si aggirasse per Hollywood, riuscì alla fine a tenergli testa. Insieme realizzarono l’atmosfera dell’inizio del Novecento inglese, di cui Beaton era giustamente ritenuto un esperto. Anche Cukor vinse con questo film l’unico Oscar della sua carriera e Beaton ne collezionò ben due: costumi e scenografia. Anche quando non era occupato in un film o in una commedia, si atteneva ai principi dell’eleganza, cercando di vivere con magnificenza. Frequentatore dell’alta società internazionale e dei party più esclusivi, cucinava e si occupava di giardinaggio vestito come un lord e smaniava per ritrarre divi e personaggi di sangue blu anche se poi ne era quasi sempre deluso per la loro mancanza di buon gusto. Beaton, che si distin se sin dall’inizio come esperto di mondi sofisticati, non si tirò indietro quando venne arruolato nel 1939 per documentare gli sforzi bellici inglesi e il fronte interno: la sua foto di una bimba ferita durante i bombardamenti di Londra fu pubblicata sulla copertina di Time  e si disse che fu proprio quella foto scattata in un letto di ospedale a convincere gli americani che era necessario entrare in guerra. Il suo ultimo servizio fotografico lo realizzò per Vogue  nel 1979, un anno prima della sua morte.

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