White Shirt, © Davide Sorrenti

Davide Sorrenti: La Leica, lo skate, le strade di New York

Davide Sorrenti

«Il mondo in cui viviamo oggi è figlio della cultura anni ’90». Ad affermarlo è Mario Sorrenti intervistato nel documentario dedicato al fratello Davide, morto giovanissimo nel 1997 e vissuto in quella New York che ha stravolto il modo di fare, di vedere e di fotografare la moda. See Know Evil , il film-documentario diretto da Charles Curran, uscito negli Stati Uniti lo scorso novembre e presentato in Italia al Torino Film Festival, è una raccolta di testimonianze di chi ha conosciuto da vicino Davide Sorrenti: gli amici della crew SKE, l’attrice Milla Jovovich, la fidanzata Jaime King, i redattori di Interview Magazine , gli stylist, gli amici con cui firmava con elaboratissimi tag i muri di Manhattan.

See Know Evil , il film-documentario diretto da Charles Curran per entrare nella vita di Davide Sorrenti

Un documentario che fa entrare lo spettatore non solo nella vita di Davide e della sua famiglia, ma soprattutto negli anni Novanta, nella cultura della strada – la nascita del grunge, le copertine di riviste come I-D , Interview , The Face  –. Così centinaia di istantanee scattate alle amiche modelle diventano editoriali per i magazine indipendenti, questi sono gli anni Novanta di Davide Sorrenti. Tra le persone che più hanno voluto questo documentario c’è Francesca Sorrenti,  madre di Davide, che nel 1982 è salita su un aereo da Napoli per portare la famiglia a New York. «Non avevamo quasi nulla, un piccolo appartamento, otto valige, tremila dollari». Da qui, Francesca Sorrenti, che in Italia lavorava per Fiorucci, ha visto crescere la sua attività di stilista, di fotografa e di pubblicitaria. A New York era possibile, anche se incredibilmente duro, visto che «chi sa fare molte cose, non è sempre ben visto negli Stati Uniti». La famiglia Sorrenti ha molto carisma, sa emergere. I tre figli seguono la madre ovunque, frequentano i party, sono presenze assidue dell’ambiente culturale newyorkese. «A New York c’era cultura ovunque» ricorda Mario Sorrenti. «Tutto ci ispirava, la strada, i campi da basket, lo skate, i graffiti». In quel periodo, Mario Sorrenti conoscerà Kate Moss, insieme firmeranno le campagne per Calvin Klein, e la sua carriera decollerà. Oggi è il fotografo di moda più pagato al mondo. «Mario ha avuto una grande influenza su Davide», racconta Francesca Sorrenti. «Davide era molto giovane, non aveva nemmeno vent’anni, ma aveva capito l’idea di stile; per lui la strada, la fotografia, erano la stessa cosa, prendeva tutto molto sul serio e in maniera incredibilmente prolifica». E poi portava sempre con sé la Leica. Ha saputo tirar fuori immagini nel buio dei night, in casa, sui set, sullo skate lanciato in velocità lungo le strade di Manhattan, Downtown, Uptown, East, West, ovunque. Era il suo approccio alla vita, un modo di vivere qui e ora. Anche perché Davide Sorrenti, un futuro, sapeva che probabilmente non lo avrebbe avuto. Da bambino gli era stata diagnosticata la talassemia, in Italia gli erano stati dati pochi anni di vita, a New York doveva sottoporsi a una trasfusione ogni settimana. «Questo significava avere dolori continui», ricorda la madre «ed è così che, probabilmente, ha iniziato a prendere la droga. Ma Davide non è morto per overdose, questo lo ha detto chiaramente l’autopsia». Al di là delle cause della morte, è in quel momento che inizia a circolare l’etichetta heroin-chic . «Quello che vedevo ogni giorno sui set in cui lavoravo non aveva a che fare con la moda», spiega Francesca, che per anni è stata impegnata in numerose battaglie e interventi pubblici su questo tema. «Tutto aveva a che fare con la droga, non era moda, non era chic, l’eroina non è chic». La morte di Davide Sorrenti ha fatto emergere un fenomeno che tendeva a restare un tabù da gestire in silenzio.

Questo e molto altro sul nuovo numero de Il Fotografo, in edicola e online 


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