Paul Newman by Dennis Hopper

Dennis Hopper: un attore che ha fotografato per indagare la propria inquietudine

Alla fine degli anni Cinquanta prende avvio la crisi del cinema classico hollywoodiano e gli americani erano sempre più attratti dalla televisione. Per gli attori come Dennis Hopper cominciava un periodo buio dovuto alla necessità di riorientarsi nel lavoro, ma soprattutto nella vita. Bisognava cambiare pelle, approccio, presenza nel mondo come persona oltre che come attore, per cui tra il 1961 e il 1969 non lavorò molto per il cinema e la televisione, ma si dedicò moltissimo alla fotografia con il desiderio di indagare la propria inquietudine. Narra la leggenda che la sua prima macchina fotografica la ricevette in regalo da James Dean; pare invece accertato che fu un regalo della prima delle sue cinque mogli in occasione del suo venticinquesimo compleanno. Da quel momento Dennis Hopper cominciò a documentare la trasformazione dell’America da Paese vincitore della Seconda guerra mondiale, impegnato in Vietnam, sostenuto da Dio e da famiglie sorridenti con casetta e giardino, in un Paese dove le giovani generazioni cominciavano a produrre orizzonti di senso contrari a quelli seguiti dai propri genitori. Fotografava, sviluppando nei drugstore, i primi gruppi di paesaggi urbani desolati, biker tatuati, musicisti come Miles Davis, Ike e Tina Turner, Byrds, Jefferson Airplane, Grateful Dead e i raduni del movimento hippy a cui sentiva di appartenere. Ci sono anche i ritratti degli amici famosi Jack Nicholson, Paul Newman e scatti del matrimonio a Las Vegas della sua amica Jane Fonda con Roger Vadim. Nel frattempo documenta anche se stesso con una serie di autoritratti in cui appare bellissimo e sempre più sull’orlo del precipizio. Questo non gli impedisce di continuare a stare al centro del cambiamento: è nelle università durante i tumulti e si troverà anche a Selma, in Alabama, città da cui partì la marcia per i diritti civili capeggiata da Martin Luther King. Nel 1968 torna sul set per dirigere e interpretare Easy Rider  che esce nel 1969, il primo film che cambierà il cinema americano e che indicherà a una generazione come arginare, purtroppo solo per un breve periodo, il potere ignorante delle grandi major e che dimostrerà come autoprodurre film di successo. Finiranno ammazzati, ma questi motociclisti non sono dei banditi e il loro viaggio verso il carnevale di New Orleans esprime il desiderio di chiamarsi fuori dalla religione delle merci e dai credo dell’Occidente. Easy Rider  ebbe un successo enorme e attualmente è all’ottantaquattresimo posto nella classifica dei migliori cento film americani stilata dall’American Film Institute. Terminato il film, Dennis Hopper sparisce a Taos nel New Mexico da dove lo stanerà Coppola per Apocalypse Now . Fu così sorpreso dal suo lavoro, nonostante lo avesse fatto impazzire, da richiamarlo per recitare nel ruolo del padre di Matt Dillon in Rusty il selvaggio . Marlon Brando, il colonnello Kurtz, non voleva essere sul set con Hopper perché non sopportava le sue improvvisazioni e anche gli altri gli stavano un tantino alla larga perché non si lavava. Probabilmente aveva deciso di calarsi davvero nei panni di un fotoreporter che viveva in mezzo alla foresta della Cambogia sendaza doccia e con un comandante fuori controllo. La cosa curiosa è che poi Dennis Hopper diventò repubblicano e solo alla fine si rappacificò con i democratici sostenendo Obama. Seguendo la sua storia forse si intuisce quale sarebbe potuto essere anche l’iter del suo amico James Dean, a cui Dennis Hopper avrebbe voluto assomigliare.

Un consiglio: ascoltate la colonna sonora di Apocalypse Now , immergetevi in quella energia, e fotografate ciò che fa capire da che parte state.