Gabriele Micalizzi: La bellezza delle “foto sporche”

Gabriele Micalizzi non sopporta le immagini statiche, vorrebbe ritrarre Putin e in casa appenderebbe fotografie di nudo femminile. Dai graffiti sui treni che fotografava per paura di non rivedere più alla camera oscura del liceo Isa di Monza, fino alla Libia, passando per Master of Photography. Gabriele Micalizzi, vincitore del primo talent di fotografia su Sky Arte, si è fatto le ossa in un’agenzia di cronaca, la NewPress di Milano, «correndo per la città a fotografare incidenti, omicidi, sequestri di stupefacenti e pallosissime conferenze», come ricorda, fino a diventare assistente di un fotografo Magnum. Passione e istinto da rabdomante dell’emozione pura, per lui la fotografia è il passaporto per essere libero e rincorrere le sue ossessioni. La foto perfetta è quella fatta quasi senza guardare, a sottolineare quella componente a pelle” che serve in ogni scatto e che vale più di mille spiegazioni. Gabriele Micalizzi ha fotografato le rivoluzioni arabe in Tunisia e in Egitto.
Nel 2019 il fotografo italiano è stato ferito in Siria nella provincia di Dayr az Zor. 
Sempre nel 2019 ha vinto il premio Rosa Camuna “per aver rappresentato, con il suo lavoro di fotografo e giornalista, il senso più profondo ed estremo della professione. A rischio della propria vita, ha documentato i più tragici scenari di guerra con realismo e senza filtri, senza dimenticare l’umanità oltre l’obiettivo”


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