Germania ‘60: la doppia personale di Stefan Moses e Bernd & Hilla Becher

Germania ‘60: Stefan Moses e Bernd & Hilla Becher

A Roma all’Accademia Tedesca Villa Massimo una mostra di Stefan Moses e Bernd & Hilla Becher tra documentazione e concettualismo fotografico

Erano gli anni Sessanta e la Germania stava contando i suoi sopravvissuti; iniziava a riorganizzarsi per riprendere a vivere. Moses testimonia questo processo nazionale ritraendo i suoi “grandi vecchi”, la serie che dal 1963 al 1965 lo vide occupato a immortalare donne e uomini tedeschi rimasti in piedi dopo il vento di guerra. Il suo censimento riguardava quello che rimaneva della Germania e della sua popolazione rispetto a quello che invece era stato distrutto e non esisteva più. Che fossero persone comuni o scrittori o attori o alte cariche militari lui li ritraeva sempre con un dettaglio simbolo della loro essenza, vestiti con quelli che apparentemente potevano sembrare “gli abiti della festa” e sempre inseriti in un bosco, un’ambientazione naturale.

L’enciclopedia visiva messa insieme da Bernd e Hilla Becher parte dalla semplice ricerca di strutture anonime

Come se il fotografo tedesco avesse voluto far ripartire la sua ricostruzione visiva da un luogo con radici già saldamente ancorate a terra. Il suo era il censimento dei sopravvissuti che, come tali, non avevano più appartenenze sociali o classificazioni di genere, ma sussistevano in quanto persone ancora in vita. Il corpus fotografico dei coniugi Becher invece, esposto per l’occasione in 43 fotografie, appartiene a una ricerca apparentemente molto rigorosa e schematica – è la famosa sequenza delle facciate delle case accumunate tra loro per architettura e aspetto –. L’enciclopedia visiva messa insieme da Bernd e Hilla Becher parte dalla semplice ricerca di strutture anonime, in paesaggi anonimi, costruite da autori anonimi, e innalza tale banalità in una ricerca che possiede un confine molto labile tra il suo essere opera documentaria e opera concettuale. La coppia, in maniera obiettiva e tassonomica, pone alla luce architetture che altrimenti avrebbero raggiunto l’oblio e come gli oggetti comuni dei ready made gli conferiscono un valore altro, una simbologia che decontestualizzata dalla sua apparente quotidianità rende la struttura, in sequenza alle altre, un tutt’uno, un monolite che trasuda umanità. Per questo motivo l’opera dei coniugi Becher è, come per i ritratti di Moses, un fedele censimento di ciò che è sopravvissuto alla guerra. Proprio per questo sentimento condiviso, le case dei Becher sono strutture umanizzate che fanno trapelare il coinvolgimento umano ed emotivo che negli Sessanta serviva alla Germana per una rinascita. Il saggio proprio per questo sentimentalismo visivo si emozionò.

Accademia Tedesca – Villa Massimo Largo di Villa Massimo 1-2 00161 Roma
Fino al 5 dicembre

Immagine in evidenza

Bernd e Hilla Becher Fachwerkhaus,
1972 © Estate Bernd and Hilla Becher represented
by Max Becher