Pino Daniele Giovanni Gastel

Giovanni Gastel: una professione ricca di passione

Giovanni Gastel «Se volete una fotografia generata da un layout pubblicitario non venite da me»

È questo l’esordio di Giovanni Gastel durante l’intervista esclusiva per Il Fotografo, realizzata nel suo studio milanese, un’oasi di pace situata nel cuore del quartiere di Porta Genova. «Nel mio lavoro quotidiano metto a disposizione la mia creatività e per me la fotografia significa proporre idee e progetti. La dimensione didascalica non fa per me», prosegue Gastel. E come dargli torto. La sua carriera professionale è costellata di successi e fotografie memorabili. Scatti che hanno influenzato intere generazioni e che ancora oggi emanano una forza dinamica e fortemente innovatrice. Qualche numero può aiutare a capire meglio il fenomeno Gastel: quarant’anni di attività professionale, tredici anni di collaborazione continuativa con il mensile Donna , diciassette con Elle . Poi Vogue Italia , Mondo Uomo . Campagne pubblicitarie per Trussardi, Krizia, Missoni, Dior, Nina Ricci, Ferrari, Canali. Dodici anni con uno studio a Parigi e a Milano.

Una mostra retrospettiva in preparazione per il 2016 curata dal mitico Germano Celant. Uno staff di sette persone a tempo pieno, più altri collaboratori. Uno studio di 300 metri quadri e una produzione fotografica che lo vede impegnato trecento giorni l’anno. Un’autobiografia in uscita per Mondadori il prossimo settembre. E solo un’ora prima di questa chiacchierata, gli scatti finali di uno shooting destinato a restare memorabile: i ritratti dei 100 protagonisti della musica italiana fotografati per la rivista Rolling Stone . «Ho avuto l’occasione di ritrarre i miei miti. Vasco Rossi, Francesco De Gregori, l’amatissima Giorgia, l’amica Ornella Vanoni. Ma il mio pensiero va a Pino Daniele. Forse è mio il suo ultimo ritratto ufficiale prima di andarsene per sempre. È stato qui da me per un paio d’ore. Una persona davvero speciale. Impossibile non restarne affascinati. Quella per Rolling Stone  è stata una produzione mastodontica. Tre mesi di lavoro intensi, ma anche una grande soddisfazione».

Giovanni Gastel: una professione voluta

Nipote di Luchino Visconti, Giovanni Gastel scatta la sua prima immagine a 17 anni e da allora non ha mai smesso. Suo padre non capisce questa scelta e quasi lo disereda, comunque non nasconde la sua delusione. Lo voleva avvocato o capitano d’industria. Per provocarlo, gli regala un pettine e uno specchio dicendo: «Ti serviranno per i ritratti di cerimonia che dovrai fare». Il giovane Gastel incassa e, forse anche grazie a questa provocazione, reagisce con forza e determinazione dando vita a un’esperienza professionale davvero strepitosa,  disinvoltura: moda, ritratto, still life, glamour, campagne pubblicitarie, reportage – l’ultimo, per l’isola di Capri –. «Un fotografo deve saper fare tutto. Non ho mai creduto alla specializzazione, la tecnica è importante, ma ciò che conta è riuscire a raccontare un sogno e io credo che nelle mie immagini ci sia sempre un pezzetto di me. Qualcosa di autobiografico. Qualcosa che riesce a lasciare un segno di riconoscibilità», precisa Gastel. Dotato di naturale capacità di fascinazione, il nostro fotografo si rivela anche un grande seduttore. Davanti al suo obiettivo hanno posato Naomi Campbell, Linda Evangelista, Cindy Crawford, Monica Bellucci, Bianca Balti, ma non per questo non si  dimentica il tema del lavoro e quel sentimento del fare, tanto caro alle industrie del made in Italy . Il suo reportage intitolato, per l’appunto, La nobiltà del fare  si presenta come un compendio dedicato al meglio della produzione artigianale italiana e sottolinea quelle qualità inimitabili presenti nel nostro Paese come l’eleganza e la leggerezza. Aggettivi, questi, che spesso ritroviamo nelle fotografie di Giovanni Gastel. La sua capacità di mettere in scena con semplicità soggetti complessi è poesia per gli occhi. La sua qualità narrativa di sintesi e di restituzione dell’insieme è totale: «Lavoro a togliere. Cerco l’essenza delle cose. Tolgo i rumori di fondo. Illumino il necessario e ogni volta cerco di raccontare un pezzetto di me stesso».