Ken Hermann: tra sogno e realtà

Ken Hermann

Un viaggio all’interno di un continente, di un’azione sospesa, di una visione in bilico tra sogno e realtà: queste sono le immagini di Ken Hermann, fotografo danese scoperto durante alcune ricerche riguardo le filosofie esoteriche. Ken Hermann si avvicina con totale rispetto a culture differenti, cercando di esaltare colori, profumi, sensazioni di civiltà distanti dal quotidiano. All’interno di un’inquadratura inserisce il rapporto fra singolo e ambiente, coglie l’istante e ci racconta una storia. Dallo sciamanesimo, alla natura, fino alla moda, i suoi scatti trattano differenti tematiche pur rimanendo in un unico solco: l’individuo e l’ambiente. L’individuo galleggia in un territorio magico e reale allo stesso tempo, affondando fra tradizione e modernità. Con le sue fotografie Ken Hermann registra un’immagine nel tempo, un’istantanea, colta nel suo continuum , recisa da quello che precede e separata da quella che segue. Tempo e movimento sono sospesi.

Intervista a Ken Hermann

Come ti sei avvicinato alla fotografia?
«Diventare un fotografo non era per me un sogno d’infanzia. Ho trascorso alcuni anni, dopo la scuola elementare e il college, lavorando in giro per il mondo, e non sapevo quale carriera scegliere o quale istruzione iniziare. Nei molti viaggi ho iniziato a scattare sempre più foto e a interessarmi di più alla comprensione e alla tecnica fotografica. Ho quindi deciso di studiare fotografia e sono stato fortunato trovando lavoro in uno studio a Copenhagen. La fotografia è sempre stata una grande passione, e mi sono reso conto di aver intrapreso la scelta giusta all’età di vent’anni. Ho finito la mia formazione come fotografo pubblicitario nel 2009. Da allora lavoro come libero professionista».

Il tuo lavoro rientra nell’ambito del reportage giornalistico?
«No, non direi… Probabilmente tratto di argomenti di reportage, ma l’approccio è differente a più stadi e con diversi stili. Penso che dalle mie opere si possa capire che mi piace molto viaggiare e combinare esperienze. Realizzare ritratti mi ha fatto diventare il fotografo che sono oggi».

Come scegli a chi dedicare i tuoi progetti?
«L’ispirazione nasce sempre combinando idee e molte ricerche. Direi che si può trovare ovunque, da qualcosa che vedi in TV a quello che senti per strada. È difficile dire perché un’idea ti ispira, ma penso che una buona idea sia quella che ti rimane in testa finché non la porti alla vita. A volte possono volerci anni prima che abbia la possibilità di svilupparla».

Sei stato influenzato da qualcuno in particolare?
«Mi piacciono i fotografi che sanno come lavorare con l’illuminazione e quelli che possono dare alle immagini un tocco speciale. Penso, per esempio, ad autori come Gregory Crewdson e Erwin Olaf. Ottengo molta ispirazione dal mondo dell’arte. Scoprire il modo in cui alcuni dei grandi pittori lavorano è molto stimolante».

Girando per il mondo, avrai sicuramente qualche particolare aneddoto da raccontare?

«Ho avuto un incontro ravvicinato con un grosso coccodrillo di 4-5 metri in Etiopia alcuni anni fa. Lo ricordo ancora come un momento piuttosto spaventoso. Stavo fotografando sul letto del fiume un contadino che aveva portato capre e mucche a bere l’acqua. Il contadino ha usato il suo AK47 per cercare di uccidere il coccodrillo, ma l’animale era già davanti a me»

Immagine in evidenza 
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Gaga Das

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