Carmen Mitrotta: la poesia dello still life tra espressività del colore e design della forma

Carmen Mitrotta e la poesia dello still life

Carmen Mitrotta è una conoscenza di lunga data di Photo Vogue, il cui talento è emerso con naturalezza nel corso degli ultimi anni per la spiccata capacità inventiva con la quale dà vita a eleganti still life contemporanei dai colori vivaci. Questo mese l’abbiamo intervistata per scoprire che cosa nutre e ispira il suo sguardo originale.

Intervista a Carmen Mitrotta

Come nasce la tua passione per la fotografia?
«La mia prima fotografia è nata in camera oscura. Ero affascinata dalla stampa e dai processi di sviluppo, fortemente attratta dalla sperimentazione con i diversi tipi di carta e l’ingranditore. Si può dire che ho attuato un processo inverso, mi sono innamorata prima della stampa dell’immagine e poi dello strumento fotografico. Dopo qualche tempo ho preso in mano la mia prima macchina fotografica, e ho iniziato a ritrarre qualsiasi cosa come una turista entusiasta.  In seguito ho provato un po’ tutti i generi fotografici, innescando processi diversi che si susseguivano l’uno all’altro, fino ad arrivare all’individuazione e rappresentazione del mio immaginario ».

Sei cresciuta in Puglia, hai conosciuto l’Europa dell’Est attraverso  il progetto Erasmus e ora vivi a Milano. Qual é il riflesso di questi spostamenti sul tuo lavoro? Che ruolo ha per te l’esperienza del viaggio?
«L’Europa dell’Est è stato il luogo che mi ha fatto veramente appassionare alla fotografia ed è li che ho stampato la mia prima fotografia, e sempre lì ho comperato la mia prima reflex digitale. Poi è stata la volta di Milano, il luogo che identifico con la sperimentazione e dove si è realizzata la mia crescita professionale. Il viaggio adesso ha per me un significato ancora diverso. Attraverso il viaggio vado alla ricerca di conoscenze nuove per collaborazioni e progetti artistici. Porto con me le mie foto per farle vedere a occhi nuovi. I vari spostamenti che ho fatto nel corso del tempo mi hanno portato a instaurare importanti collaborazioni lavorative a Zurigo e a Parigi, traguardi di cui vado molto fiera.

Nei tuoi still life minimalisti e surreali la composizione, l’uso della prospettiva e gli accostamenti cromatici richiamano alla mente la pittura metafisica. Che cosa ti ispira? Quali artisti consideri i tuoi maestri?
«Mi ispira moltissimo andare a vedere mostre e musei di qualsiasi genere, li considero cibo per i miei occhi. L’arte e la sua storia è la materia che più mi appassiona. In particolare, ammiro il lavoro di artisti come Irving Penn, per la fotografia, e Caravaggio, Hieronymus Bosch e Salvador Dalì per la pittura».

Le tue nature morte rivelano l’essenzialità della forma, esaltando l’espressività di ogni singolo oggetto. Qual è il tuo approccio al design?
«Il mio approccio al design è simile a quello di un bambino dallo sguardo curioso che scruta attentamente forme e colori. Mi piace guardare una linea e seguirla nel suo viaggio tra luce e ombra. La mia attenzione si sofferma su dettagli che reputo interessanti e che potrebbero essermi utili per nuovi assemblaggi o ispirarmi un altro lavoro».