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Play the Game Over. Un viaggio nel mondo dei videogiochi competitivi

Nel 2017 anche gli eSports sono stati dichiarati ufficialmente una disciplina olimpica. Questa indagine fotografica racconta sogni, fatiche e agonismo di un microcosmo virtuale che funziona con le stesse dinamiche di professionalità di qualunque altro sport: tornei affollati, squadre di giovani atleti, allenatori specializzati, commentatori dal vivo e in live streaming, per un giro di interessi economici decisamente importante.

Un mondo sottovalutato

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«I genitori tendono a temere quando i loro figli si interessano ai videogame, li associano all’isolamento e al gioco d’azzardo, probabilmente perché non esistono più luoghi di condivisione come le sale giochi un tempo così diffuse e piene di ragazzi, ma soltanto sale slot. Siamo vittime di una confusione linguistica. Si sono persi gli spazi di aggregazione dove esprimere pubblicamente la propria passione e molti fruitori tendono a stare troppe ore davanti al computer chiusi in casa, soprattutto i giovanissimi. Ora si stanno diffondendo gli eSports-bar o le gaming house, ludoteche dedicate e contesti di ritrovo dove gli appassionati possono di nuovo confrontarsi. Questo comparto attualmente genera più profitti del cinema: GTA5, adatto ai maggiorenni perché veicola anche contenuti violenti, è il prodotto di intrattenimento più venduto della storia. Per non parlare di ciò che è scaricabile sugli smartphone – ci gioca anche mia madre –. Il discorso è ampio, fa parte della cultura pop contemporanea, quindi non è corretto sottovalutarlo. Prima di dedicarmi alla fotografia, ho studiato grafica, illustrazione, animazione 3D, e sono a mia volta un fruitore di videogame. Ho affrontato il tema senza pregiudizi, penso che permetta di espandere una certa creatività, tutto dipende dall’approccio che si ha».

La sfida al pregiudizio

«Questo portfolio l’ho iniziato a dicembre del 2017, due mesi dopo che gli eSports sono stati dichiarati una disciplina olimpica. Andai a vedere una gara a Torino. Lì, conobbi il Team Forge – ora Qlash –. Li seguii ad altri eventi, alle fiere, andando a casa di qualche atleta. Nei miei scatti, prodotti spostandomi al massimo a due ore di macchina da Milano, ho voluto giocare sul pregiudizio molto diffuso tra chi questo ambiente non lo conosce. Non era mia intenzione dare giustificazioni o spiegazioni. In modo delicato ho cercato di stuzzicare chi osserva questa serie di immagini e ho mostrato una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che quasi non vediamo. Ci sono due giovani a una fiera, con in mano un controller a forma di pistola, che sparano verso lo schermo; c’è una madre che abbraccia il figlio nel bel mezzo di una gara o un ragazzo di schiena seduto davanti allo schermo nella sua camera: è assorto, isolato dalle cuffie, in compagnia di qualche peluche e di un mappamondo argentato.

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Tutto viene diffuso su media non tradizionali, come Twitch, molto seguito dagli appassionati. Nell’ambiente si è sviluppato anche un linguaggio dedicato che è quasi incomprensibile per il resto del mondo, ma chiarissimo per chi lo frequenta. E chi lo parla dichiara di far parte di quel mondo, una sorta di appartenenza elitaria che è bello scorgere. Come per Ronaldo nel football, anche negli eSports competitivi ci sono idoli che i giovani venerano ed emulano in modo sano. Questi personaggi spiegano al pubblico che giocare troppo può essere negativo per la persona e per le performance e che gli atleti devono integrare il tempo impiegato nel gioco con tanta attività fisica. I professionisti devono mantenere degli orari e il team insegna a strutturare le proprie giornate per non restare troppo collegati. I videogame sono usati perfino in alcune scuole dove insegnano economia, marketing e management – stimolano l’attenzione –».

Jacopo Scarabelli

Formatosi come fotografo nello studio di famiglia, dopo essersi diplomato in Grafica Pubblicitaria si è specializzato nei comics e nell’illustrazione. Nel 2017 si è aggiudicato una Menzione d’Onore agli IPA – International Photography Awards con la fotografia Order & Chaos tratta dal progetto di visual landscape Surrealitalia. Il reportage fotografico sugli eSports gli ha consentito di vincere tre award: Menzione d’Onore (Professional Entries) al PX3 Prix de la Photographie (Paris 2018), all’IPA – International Photography Awards 2019 e agli ND Awards 2019, tutti per la categoria “Sports”. Sta attualmente lavorando a nuovi fotoreportage sull’intrattenimento, sulla cultura contemporanea e di visual landscape. Insegna fotografia dal 2018 e svolge dei workshop in Italia e in Spagna.


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