Lo sbarco degli alleati in Sicilia, 1943
Lo sbarco degli alleati in Sicilia, 1943

Phil Stern: l’eroe fotografo

Phil Stern

Figura eclettica del primo fotogiornalismo, è stato un reporter di guerra e un celebre ritrattista delle star di Hollywood.
Gli anni Trenta del XX secolo hanno assistito alla nascita del fotogiornalismo che dall’Europa più avanguardista si diffondeva ai grandi centri dell’America liberale. Era l’epoca favolosa dell’informazione, quando centinaia di fotografi animavano gli esordi delle più importanti testate giornalistiche e, tra loro, il giovane e promettente Phil Stern sognava di divenire un grande fotoreporter. Allora, nel pullulare di riviste illustrate dalle vendite straordinarie, numerosissime erano le redazioni che mettevano in campo la nuova forma di comunicazione fatta di immagini e parole, tutte alla continua ricerca di una fotografia fresca, sfrontata e libera. Phil Stern conosceva bene quella fotografia e la sosteneva con uno sguardo così intenso e spregiudicato, da portarlo, nel 1939, a lasciare Philadelphia per Los Angeles, dove intraprese una sorprendente carriera fotografica. A vent’anni, così come per tutti quelli a venire, l’ispirazione non gli mancava. Sognava l’avventura, i viaggi e l’emozione più pura. E proprio in questo entusiasmante contesto arrivò l’occasione che gli avrebbe cambiato la vita: un annuncio pubblicato sulla rivista dell’esercito Stars and Stripes : «Ti piace l’avventura? I viaggi, le emozioni? Cerchiamo volontari per la formazione di un nuovo gruppo militare». In poche settimane, il gioco era fatto e Stern si arruolò nel battaglione dei Rangers che sbarcò in Nord Africa durante la Seconda guerra mondiale.  Una ferita lo riportò in patria, ma non appena fu in grado di tornare al fronte, partì nuovamente per seguire le truppe americane in Sicilia. Le sue fotografie di guerra rimbalzarono sulle pagine dei più noti giornali d’America, non appena ne riconobbero la grande umanità e la sincera vena narrativa. Ancora oggi, quel documento espressivo è capace, dopo decenni dall’accaduto, di rievocare il momento apocalittico che precedette lo sbarco in Italia con un’emozione quasi palpabile. L’atmosfera silenziosa e rarefatta della grana ai sali d’argento accentua l’aspettativa degli eventi e spalanca le porte a una delle più sorprendenti visioni del secolo: Phil Stern in Sicilia si unì alla gente, ne comprese la bellezza e i costumi e ne interpretò i sentimenti. Numerose sono le immagini in cui lui stesso compare con la popolazione locale, in sella a un asino, in compagnia dello stampatore di Licata. La sua presenza era sempre lì, fuori o dentro la scena, ad animare gli eventi con l’entusiasmo della scoperta e la sfrenata curiosità della gioventù. Ma dopo la prima immagine dello sbarco, così ampia e ariosa, il suo sguardo cambiò registro espressivo. D’un tratto si fece intimo e ravvicinato, annunciando al mondo intero quello che ben presto sarebbe divenuto il punto di vista di un grande ritrattista.

Phil Stern: una seconda vita.

Di fatto, il rientro in patria valse a Phil Stern non solo la Purple Heart, la medaglia degli eroi, ma anche, e soprattutto, il riconoscimento di un’identità artistica che lo portò di lì a poco a frequentare i più celebri divi di Hollywood, del mondo del jazz e della politica. La collaborazione con Orson Welles sul set di Citizen Kane  fu fatale, perché accese su Stern i riflettori dell’ormai prestigiosissimo mondo delle riviste. Se le celebrità offrivano se stessi alla costruzione del mito americano, i fotografi dovevano modellarne un’imamagine mediatica forte, audace, disinibita e irraggiungibile. E chi più di un eroe americano poteva trasformare delle persone in vere e proprie icone contemporanee? Marylin Monroe, James Dean, Frank Sinatra, il presidente John Fitzgerald Kennedy e tanti altri non furono più gli stessi dopo i ritratti di Phil Stern. Plasmato sui volti e sulle pose della tragedia umana, il suo sguardo era il più profondo e incontentabile. È probabile che fosse alla ricerca di quell’intenso vigore che aveva conosciuto nel Vecchio Continente, alle radici dei sentimenti di amore, fratellanza e condivisione che lo accompagnarono durante la sua eroica carriera.

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