L’informazione scolastica, Parigi, 1956 © Atelier Robert Doisneau
L’informazione scolastica, Parigi, 1956 © Atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau: la meraviglia del quotidiano

Robert Doisneau

Osservatore curioso, narratore fantastico, Robert Doisneau ha raccontato il mondo che lo circondava con una naturale dolcezza, rimasta ancora oggi ineguagliata. Ha immortalato la vita quotidiana che scorreva leggera su una Parigi elegante e ordinaria, raccontando i gesti semplici e spontanei delle persone, con le loro anime generose e gli sguardi sfuggenti. Con le sue immagini, ha saputo accompagnarci all’interno di un mondo ideale popolato da uomini e donne incontrati per strada, senza forzature e senza comunque rinunciare mai a riflessioni autentiche e profonde sull’umanità.

Robert Doisneau: uomo dallo spirito indipendente

Uomo dallo spirito indipendente, ha prodotto un numero incredibile di opere fotografiche che rivelano non solo i retroscena della professione, ma che raccontano anche dell’uomo, lasciando emergere gli aspetti più intimi di una personalità libera e un po’ selvatica. Nei suoi ritratti di negozi e di botteghe, di bambini che giocano e di sconosciuti tra le vie del centro, i luoghi d’amore, delle feste e della quotidianità emozionale, si riconosce la volontà di sviluppare dei reportage sull’umanità con l’idea di poter restituire vitalità a un mondo flagellato dal ricordo cupo della Seconda guerra mondiale. Robert Doisneau è stato capace di raccogliere delle storie in luoghi dove, apparentemente, non vi era nulla da vedere, grazie a un mix di esperienza istantanea ed esperienza vissuta, costruita ad hoc  con modelli e attori; è un “falso testimone” della realtà per la sua abilità nel fotografare il mondo come voleva che fosse: una realtà ideale, intima, che non esiste nel reale. Istintivo, poco razionale, si affidava al caso e amava l’improvvisazione, lavorando con un canovaccio, senza mai seguire un copione definito. Il suo rifiuto per l’esotismo e per il reportage impegnato lo rese un fotografo spontaneo, anche quando costruiva una realtà artificiale; nonostante questa avversità per la categorizzazione, era un uomo dalla personalità elastica e benevola, gentile e indipendente. Il suo unico nemico era l’autorità: Doisneau era un fautore convinto della libertà creativa e individuale, amante di una finzione sempre e direttamente improntata alla realtà. La sua visione del mondo era priva di schemi preordinati, si presentava solo con una forte e spontanea volontà di sviluppare una ricerca profonda dell’uomo e dell’umanità, vagando, moderno flâneur , per le strade di Parigi e scattando là dove trovasse un qualcosa da raccontare. Giovane appassionato, acquista una Rolleiflex 6×6 che lo accompagnerà per tutta la vita. Nel 1931 diventa assistente del fotografo André Vigneau che lo introduce nell’ambiente fotografico del tempo e qualche anno più tardi lavora per le officine Renault: è l’inizio ufficiale della carriera. Durante la guerra, documenta gli anni bui e tristi per tutto il Paese, collaborando con la resistenza; è lui a fotografare il corteo di liberazione con a capo De Gaulle e dopo il conflitto lavora per varie riviste pubblicando numerosi reportage. Proprio in questi anni di rinascita sviluppa il suo “reportage umanistico”, in cui l’uomo è sempre protagonista dell’immagine. Nel 1946 crea il Group XV insieme ai grandi autori del tempo come Jean Michaud, Marcel Bovis, Henri Lacheroy e Willy Ronis – è un gruppo eterogeneo formatosi con l’obiettivo di dare dignità alla fotografia e di creare una poetica tutta parigina –. Negli anni successivi il lavoro diminuisce e Doisneau riesce a dedicare più tempo alle proprie ricerche: dai lavori grafici ai fotomontaggi, dagli esperimenti, come quello della Tour Eiffel deformata, alla grande documentazione sulla trasformazione del quartiere Les Halles. L’ultimo importante incarico che lo vede protagonista è dato dalla partecipazione al progetto della DATAR, un progetto creativo che lo impegna con altri quattordici fotografi europei, tra i quali Gabriele Basilico e Raymond Depardon, nella documentazione di paesaggi, luoghi di vita e lavoro della Francia del 1980. Una vera e propria consacrazione per Doisneau che in questo caso si affida all’immagine a colori per descrivere il cambiamento triste e degradante delle periferie.

Robert Doisneau: Pescatore d’immagini

Fa tappa a Cava de’ Tirreni (SA), fino al 3 marzo, la mostra dedicata a Robert Doisneau, curata dall’Atelier Robert Doisneau – Francine Deroudille e Annette Doisneau.


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