Enzo Sellerio, Trattoria “L’ingrasciata”, Palermo, 1961.

Storie e fotografie del secolo scorso: Enzo Sellerio

Talvolta la vita presenta bivi inaspettati, incroci poco illuminati da cui si diramano sentieri che possono cambiare profondamente il destino di chi decide di imboccarli. Improvvise inversioni di marcia che, spesso dettate più dall’istinto che da ragionevoli certezze, possono diventare lo strumento attraverso il quale ridisegnare la propria esistenza, rendendola più autentica, o almeno più in sintonia con il proprio Io. È rischioso, certo, tuttavia ci sono biografie, come quella di Enzo Sellerio, che dimostrano comelasciarsi alle spalle la sicurezza di un percorso già tracciato, in nome di uno ancora da battere, possa restituire, alla lunga, soddisfazioni ben più grandi.
Nato a Palermo nel 1924, Sellerio si laurea in Giurisprudenza nel 1944 e, già nel 1947, viene nominato assistente di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia e Commercio di Palermo. Considerati i trascorsi della sua famiglia, sembra aprirsi davanti a lui una luminosa carriera in ambito accademico, tuttavia è proprio in questo periodo che egli incontra il mondo della fotografia. Nella sua testa scatta qualcosa e, dopo una breve esperienza giornalistica, nel 1952, spinto dall’amico Bruno Caruso, decide di partecipare a un modesto concorso fotografico regionale. Sellerio probabilmente non lo sa  ancora, ma ha appena compiuto il primo passo che lo allontanerà definitivamente da quello che sembrava un destino già scritto. Si fa notare infatti aggiudicandosi il primo premio e, poco tempo dopo, le sue prime fotografie vengono pubblicate sulla rivista Sicilia, un periodico quadrimestrale, di livello europeo, ideato dallo stesso Caruso. A questo punto, tra mille perplessità, decide di imboccare il sentiero incerto della fotografia professionale. Nel 1955 realizza così il suo primo reportage, Borgo di Dio, pubblicato nei fotodocumentari di Cinema nuovo e considerato ancora oggi uno dei capolavori della fotografia neorealista in Italia. Comincia quindi a collaborare con alcuni importanti periodici nazionali dell’epoca, tra i quali Il Mondo di Pannunzio, ma date le scarse entrate finanziarie, si vede costretto ad accettare anche lavori fotografici meno gratificanti. Nel 1961 la nota rivista Svizzera Du gli commissiona però un servizio su Palermo per un numero monografico dedicato alla città e, poco dopo, un altro ampio reportage sui paesi dell’Etna. La critica lo applaude, le porte della fotografia internazionale gli si spalancano davanti, e il 1962 si trasforma per lui in un anno memorabile, che vede l’inizio anche della sua vivace collaborazione con Vogue. La sua fama di fotoreporter cresce e, dopo un breve soggiorno a Parigi, si sposta a New York, dove riesce a fotografare alcuni grandi protagonisti della vita culturale dell’epoca. Sono anni intensi e convulsi ma, nonostante  il successo crescente, nel 1967 Sellerio devia ancora una volta da quella che sembra essere una strada ormai sicura. Comincia infatti a occuparsi di editoria, una decisione che lo porterà, un paio di anni dopo, a fondare, insieme alla moglie Elvira Giorgianni, una propria casa editrice: la Sellerio editore. Si allontana così dalla fotografia militante finché, dopo circa un trentennio di assenza, all’inizio del 2006 accetta inaspettatamente sia la commissione da parte del settimanale Specchio di un servizio sullo Zen, contraddittorio quanto emblematico quartiere di Palermo, sia di realizzare, per la fondazione Banco di Sicilia, una serie di fotografie d’interni dell’antica sede del Monte di Pietà a Palazzo Branciforte. Considerando tutto questo, quando vi aggirerete per l’interessante esposizione allestita in suo onore dalla Galleria dell’Incisione di Brescia, non dimenticate che quelle fotografie, forse, non sarebbero mai esistite se Sellerio non avesse avuto il coraggio di cambiare direzione.


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