Prima della conversione in bianco e nero, scopriamo tutto quello che c’è da sapere sul colore, in particolare sulla luminosità.

8 Agosto 2022 di Redazione Redazione

Prima di procedere alla conversione in bianco e nero dei nostri scatti, scopriamo tutto quello che c’è da sapere sul colore. Partendo dalle basi…

Conversione in bianco e nero: introduzione

Tutte le fotocamere moderne hanno una specifica modalità di ripresa per il bianco e nero. Se è nostra intenzione scattare mettendo da parte i colori, vale la pena di selezionarla? Di solito la risposta a questa domanda è un convinto “no”, in special modo se abbiamo optato per il formato JPEG. La ragione è da ricercarsi fondamentalmente nella differenza tra colore e monocromia nella fotografia digitale.

Il colore in un’immagine digitale a colori è catturato da una matrice di fotorecettori, ciascuno sensibile a uno dei colori primari – rosso, verde o blu. In poche parole, il colore di ogni pixel della nostra foto dipende da quanto rosso, verde e blu c’è in quello specifico punto.

In un file JPEG o RAW, il livello di luminosità di ciascun canale RGB (dall’inglese Red, Green, Blue) è quantificabile su una scala da 0 (quando non c’è luce per quel certo colore) a 255 (massima intensità della luce). Ciò significa che ogni pixel può apparire di 16,7 milioni di colori differenti (256 livelli per canale elevati al cubo, poiché ci sono tre canali di colore).

256 livelli di grigio

Una foto in bianco e nero chiaramente non contiene solo pixel bianchi e neri (due livelli) ma tante sfumature di grigio. Si tratta in ogni caso di un solo canale, ovvero di 256 livelli di grigio appena. Non è meglio dunque prendere fin da subito il controllo di questa enorme semplificazione tonale piuttosto che lasciarla alla fotocamera?

Una buona ragione per farlo è che differenti colori appariranno identici quando procederemo alla conversione in bianco e nero, poiché nel definirli non conteranno più tonalità e saturazione ma semplicemente la loro luminosità. Quindi, più ampia sarà la varietà di luminosità nella varie aree della foto, migliore sarà il risultato in bianco e nero. 

Un’immagine con tante variazioni tonali può avere forme e texture interessanti che fanno sì che “funzioni” anche senza colore (vedi foto in alto). Per scatti come questo, la semplice desaturazione o uno dei metodi di conversione “base” possono bastare, ma per ottenere il massimo dei risultati intervenire già sui colori originali può fare la differenza: è qui che si rendono necessari programmi come Photoshop.

Rosso, verde e blu

Quando apriamo un’immagine in Photoshop, ci troviamo subito in modalità RGB. I colori di ogni pixel della nostra fotografia sono cioè descritti usando il modello di colore RGB. Ci sono altri modelli di colore, ma RGB senza dubbio è quello con cui avremo più spesso a che fare.

Rosso, verde e blu sono i colori primari “additivi” e i valori RGB di un colore (o di un pixel) descrivono i livelli di luminosità di ciascun componente (o canale) rosso, verde e blu che lo costituisce. La scala dei valori varia da 0 (nessuna luminosità) a 255 (massima luminosità). Se tutti e tre i canali sono a zero, abbiamo il nero. Se sono tutti a 255, il pixel risulterà bianco.

Se un canale è a 255 e gli altri due sono a 0, otterremo il rosso, il verde o il blu “puri”. Tutti gli altri colori all’interno della gamma RGB a 8-bit standard (ce ne sono più di 16,7 milioni) sono creati da un preciso mix di rosso, verde e blu. Quando si tratta di elaborare le immagini digitali, sia a colori sia in b/n, è quindi fondamentale capire come i colori primari siano correlati con quelli secondari – come spiegato qui sotto.

Colori primari e secondari

Nel metodo colore RGB, il rosso “puro” è descritto dai valori 255,0,0, il verde da 0,255,0 e il blu da 0,0,255. Quando mescoliamo il rosso e il verde otteniamo il giallo (255,255,0). Se facciamo lo stesso con il rosso e il blu ecco il magenta (255,0,255). Infine, mischiando blu e verde abbiamo il ciano (0,255,255).

I sei colori primari (sopra) e secondari

Questi colori “secondari” sono i “complementari” (o “opposti”) dei primari: il ciano è complementare al rosso, il magenta al verde e il giallo all’incirca al blu. Se la fotografia che abbiamo scattato contiene troppo verde, possiamo correggere la dominante aggiungendo il suo colore complementare, ossia il magenta. Un ottimo strumento per studiare le migliori combinazioni è la Ruota colore fornita da Adobe.

Conversione in bianco e nero: la scala di grigi

Quando convertiamo in bianco e nero una foto a colori, i suoi toni sono trasformati in sfumature di grigio. In b/n, se tutti e tre i canali di colore di un pixel hanno un valore di 0 otteniamo il nero; se sono tutti a 255 abbiamo il bianco. Valori intermedi come 110,110,110 o 12,12,12 danno grigi neutri (più chiaro o più scuro, nel nostro esempio).

Ciò significa che le immagini mono a 8 bit possono comprendere solo 256 tonalità, incluso il nero e il bianco. Con soli 256 sfumature contro i 16,7 milioni delle foto a colori, è facile capire quanto sia importante creare contrasto per enfatizzare forme e texture.

Colore e luminosità

Per trasformare in b/n un’immagine come quella che ritrae i colori primari e secondari qui sopra, apriamola in Photoshop quindi clicchiamo su Immagine > Metodo > Scala di grigio.

In Photoshop possiamo verificare i valori della luminosità premendo [F8]: clicchiamo poi sul contagocce e scegliamo Colore Lab

Noteremo subito che mentre tra blu e giallo rimane un ottimo contrasto, il rosso invece diventa simile al magenta e il verde al ciano. Anche avere tanti colori non garantisce un’immagine mono d’impatto perché i valori della scala di grigio non dipendono da quelli RGB ma dai livelli di luminosità, da 1 a 100. 

Il valore della luminosità di solito è usato nel metodo Colore Lab, ma anche in RGB la chiave per ottenere un grandioso bianco e nero è poter contare su una vasta gamma di valori di luminosità differenti

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