Per gestire al meglio il colore delle nostre fotografie dobbiamo sapere cosa sono metodo, spazio, profilo e gamut.

17 Agosto 2022 di Redazione Redazione

Facciamo un po’ di chiarezza tra metodo colore, spazio, profilo, gamut… con Marco Olivotto.

Dal metodo colore…

Il metodo colore RGB si basa su una semplice osservazione: quando sovrapponiamo luci di colori diversi, percepiamo nuovi colori. Tutto deriva da un modello che descrive le interazioni degli “illuminanti” e non ha nulla a che fare, per esempio, con quelle d’inchiostri o pigmenti.

A monte di tutto, quindi, c’è un metodo colore: RGB è il più comune, ma non è l’unico. Quando contestualizziamo un metodo colore, specificando parametri a priori indefiniti come le caratteristiche degli illuminanti (in particolare, la loro cromaticità), definiamo uno spazio colore.

… allo spazio colore

Lo spazio colore è un’entità astratta: possiamo pensarlo come una tavolozza che mette a disposizione un certo numero di colori. Per descriverlo, utilizziamo un “profilo colore” (nome ufficiale: “profilo ICC”), ossia una serie di dati che definiscono forma e caratteristiche della tavolozza.

Infine, il gamut

Infine, se misuriamo l’estensione di uno spazio colore, otteniamo il suo gamut, che ci permette di sapere quali siano i colori disponibili. Se un colore cade fuori dal gamut di un certo spazio colore, viene chiamato “colore fuori gamut” in quello spazio.

gamut

La figura qui sopra mostra il gamut di uno spazio colore CMYK che descrive determinate condizioni di stampa offset (un metodo di stampa commerciale nel quale l’inchiostro viene trasferito dalla lastra di stampa a un rullo di gomma e poi alla carta, utilizzato per mettere su carta questa guida, per esempio). 

Il volume colorato rappresenta l’insieme dei colori stampabili in quelle determinate condizioni: se le modifichiamo (per esempio, se cambiamo tipo di carta o inchiostri), il volume si modifica. Il “fantasma” che lo circonda è invece uno spazio colore RGB ben noto ai fotografi: Adobe RGB. I tre quadratini colorati indicano la posizione dei primari rosso, verde e blu di questo spazio.

Si noti come questi cadano all’esterno dello spazio colore CMYK: il blu e il verde, in particolare, in maniera drammatica! Questi colori (e molti altri) non saranno riproducibili in stampa offset fino a che saremo vincolati alla sola quadricromia, e verranno dunque riprodotti diversamente a causa di varie approssimazioni. Sono, appunto, colori fuori gamut nello spazio di destinazione che abbiamo a disposizione per la stampa.

“Calibrare” il monitor?

Troppo spesso si legge l’espressione “monitor calibrato”: non significa granché, perché la calibrazione è semplicemente l’impostazione di determinati parametri, più o meno assimilabile all’impostazione della tara su una bilancia.

Impostare la tara su una bilancia è importante per evitare errori sistematici nelle pesate, ma non la rende uno strumento migliore in senso assoluto. Allo stesso modo, un monitor può essere impostato in modo da avere un certo punto di bianco più caldo o più freddo, definito da una temperatura di colore espressa in Kelvin. Oppure in modo da avere maggiore o minore luminanza (il “bianco” appare più o meno brillante). Questa prima fase, e solo questa, è detta calibrazione

A questa impostazione deve seguire la caratterizzazione. Infine, sulla base dei dati raccolti, si effettua la profilazione: viene creato il “profilo colore” che viene installato a livello di sistema operativo come profilo colore predefinito. 

I parametri di calibrazione possono variare, e con essi varia l’aspetto di ciò che vediamo a monitor. Non varia però la qualità delle prestazioni del monitor, e non ci sono tanto regole fisse su quali parametri impostare, quanto indicazioni generali suddivise per tipologia di attività.

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