Per stampare le fotografie in casa occorre affrontare il tema degli intenti di rendering, un argomento su cui c’è spesso confusione...

28 Luglio 2022 di Redazione Redazione

Prosegue la nostra rubrica dedicata ai trucchi e accorgimenti per stampare le fotografie in casa. Oggi parliamo degli intenti di rendering, un argomento su cui c’è parecchia confusione…

a cura di Marco Olivotto

Stampare le fotografie in casa #4

Iniziamo dalla considerazione che un’immagine può contenere colori stampabili e non stampabili. Un colore non stampabile cade fuori dal gamut dello spazio colore di destinazione e non potrà essere riprodotto correttamente. Gli intenti di rendering sono lo strumento a disposizione per gestire i colori fuori gamut. Se tutti i colori dell’immagine sono stampabili, gli intenti di rendering non hanno effetto.

Le specifiche dei profili ICC definiscono quattro intenti di rendering:
Percettivo
Saturazione
Colorimetrico relativo 
Colorimetrico assoluto

Non è però detto che un profilo ICC li contenga tutti. Nel caso della stampa fotografica, i due intenti più importanti sono Percettivo e Colorimetrico relativo. Gli altri due sono meno rilevanti. Saturazione mira a riprodurre la pienezza dei colori originali, ma non garantisce la corrispondenza cromatica delle tinte. Colorimetrico assoluto vuole invece produrre una copia perfetta dell’immagine originale.

Quando questo non è però possibile a causa di un gamut di stampa ridotto, questo intento di rendering può causare una perdita di contrasto nelle parti più chiare e più scure dell’immagine.

Gli intenti per i fotografi

La prima alternativa per i fotografi è l’intento Percettivo, che di solito produce i risultati più gradevoli dal punto di vista estetico. Il gamut dell’immagine originale viene adattato a quello del dispositivo di output. Questo produce una desaturazione generale che rispetta però l’equilibrio cromatico tra i vari colori

La seconda opzione è l’intento Colorimetrico relativo, che non desatura i colori in gamut, ma può produrre clipping e perdita di dettaglio. Questo intento è abbastanza simile al suo quasi-omonimo Colorimetrico assoluto, e sarebbe qui complesso illustrare le differenze tra i due. È però importante sottolineare che la casella “Compensazione punto nero” deve di norma essere spuntata. In presenza di colori fuori gamut, questa funzione riduce il contrasto generale dell’immagine, ma previene la perdita di dettaglio nelle parti più scure

In generale, dal momento che l’implementazione degli intenti di rendering all’interno dei profili ICC è abbastanza variabile, si procede per tentativi. Se una stampa presenta aree scure e poco definite, e in generale un aspetto troppo scuro, conviene verificare che nella casella della compensazione del punto nero ci sia il segno di spunta. Questo di solito risolve il problema.

Quale utilizzare?

Non si può dire quale intento di rendering risulti più adatto in generale, perché ciò dipende fortemente dall’immagine. La scelta si riduce però quasi sempre ai due intenti citati: Percettivo e Colorimetrico relativo. Diversi testi autorevoli affermano a ragione che Percettivo risulti in media più adatto alle immagini fotografiche, Colorimetrico relativo alle immagini di tipo grafico.

La figura qui sotto mostra (per quanto possibile a schermo) quanto diversi possano essere i risultati dei vari intenti di rendering. Il documento originale contiene tre campioni corrispondenti ai tre primari di Adobe RGB. Questi colori cadono ampiamente fuori dal gamut disponibile in stampa, e non possono essere quindi riprodotti accuratamente sulla pagina.

stampare le fotografie in casa

La figura propone quattro conversioni nel profilo di stampa Epson Canvas Satin, ciascuna con un intento di rendering diverso. Dall’alto in basso: Percettivo, Saturazione, Colorimetrico relativo, Colorimetrico assoluto. Quale sia la migliore, è impossibile dire.

Si nota però il netto spostamento cromatico del blu verso il viola nelle due conversioni più in basso, effettuate con il criterio colorimetrico. Accettabile o no? Dipende dalla fotografia…

Nel prossimo appuntamento chiariremo meglio gli intenti di rendering attraverso il modello “spugna”

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