Nell’ultimo appuntamento della rubrica dedicata ai trucchi per stampare le fotografie in casa, approfondiamo gli intenti di rendering.

3 Agosto 2022 di Redazione Redazione

Eccoci all’ultimo appuntamento della rubrica dedicata ai trucchi e accorgimenti per stampare le fotografie in casa. Oggi approfondiamo meglio degli intenti di rendering, servendoci del modello “spugna”.

a cura di Marco Olivotto

Stampare le fotografie in casa #5

Gli intenti di rendering e il modello spugna

Un metodo utile per chiarire la questione prevede come punto di partenza un oggetto umile come… una spugna!

La spugna rappresenta il gamut dell’immagine di partenza. Immaginiamo di volerla infilare in un vaso, che rappresenta il gamut del sistema di output – stampante+carta. Se la spugna è più piccola del vaso ed entra senza difficoltà, non abbiamo problemi. Non ci sono colori fuori gamut. I problemi nascono se la spugna è più grande del vaso che la dovrà ospitare (figura 1).

In questo caso, abbiamo due possibilità di massima. Comprimere la spugna in maniera da farla entrare nel vaso (figura 2). Oppure tagliare le parti che rendono la spugna più estesa del volume a disposizione nel vaso, per poi inserirla agevolmente (figura 3).

Nel primo caso, che descrive l’intento di rendering percettivo, non perdiamo nulla. La spugna rimane integra, ma il suo volume si riduce per effetto della compressione. In questo modo, tutti i punti interni della spugna si comprimono. I punti esterni (che rappresentano i colori non stampabili) vengono manipolati e desaturati in modo da entrare nel vaso. Ma anche tutti gli altri colori subiscono una sorte simile, pur mantenendo i loro rapporti relativi.

Nel secondo caso (modello che illustra a grandi linee il funzionamento dell’intento di rendering colorimetrico relativo), perdiamo dei pezzi di spugna, perché i colori non stampabili vengono “amputati”. Dunque, punti interni non si comprimono. I colori non stampabili vengono schiacciati sulla superficie esterna della spugna ritagliata. A quel punto possiamo infilare la spugna nel vaso senza problemi.

Abbiamo buttato via parte dell’originale, e l’effetto è che i rapporti cromatici tra i colori fuori gamut e quelli riproducibili risultano falsati, ma il resto è salvo

Ricordiamo che in generale questi effetti sono tanto più pronunciati quanto più i colori da stampare cadono fuori dal gamut di destinazione. Se i colori cadono pochissimo fuori dal gamut, gli effetti sulla stampa possono essere così piccoli da risultare impercettibili.

Le altre sezioni della finestra di Stampa di Photoshop

Dopo aver visto la sezione Gestione colore, scopriamo le altre opzioni del pannello Stampa di Adobe Photoshop.

La sezione Posizione e dimensione permette di posizionare la stampa nel foglio, le cui dimensioni vengono definite tramite il driver della stampante (pulsante Impostazioni di stampa, in alto). È anche possibile adattare la stampa al supporto. In tal caso, Photoshop ci informa della risoluzione effettiva di stampa, in maniera che possiamo valutare, ad esempio, se stiamo ingrandendo troppo l’immagine.

La sezione Indicatori di stampa permette di attivare vari simboli utili per ritagliare l’immagine dopo la stampa o per allineare tra loro le selezioni in quadricromia nel caso della stampa offset. Oggi queste opzioni sono molto poco usate.

La sezione Funzioni permette di stampare una versione speculare dell’immagine e anche una versione negativa – prassi sensata in processi di stampa particolari, ma non nel nostro caso. Permette anche di definire un colore di sfondo (fuori dall’area dell’immagine), un bordo e il valore di pagina al vivo, comunemente chiamato “abbondanza” nel gergo delle tipolitografie. Anche queste funzioni sono praticamente inutilizzate.

La sezione Opzioni PostScript risulta accessibile se nel sistema è installata una stampante in grado di interpretare questo linguaggio di descrizione di pagina. Il PostScript è irrilevante nel contesto della stampa fotografica e fine-art, e si può quindi trascurare questa sezione.

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