CFP Bauer
Immagini dell’Istituto © CFP Bauer e del museo Museo di Fotografia © MUFOCO

Quando la passione diventa lavoro. Incontriamo Michela Pandolfi

Milanese di nascita, Michela Pandolfi circa due anni fa è diventata la nuova coordinatrice didattica dello storico Istituto CFP Bauer. Con il suo passato da educatrice museale e fotografa è una figura eclettica e stimolante, capace di entrare in empatia con gli alunni. Grazie alla passione e alla dedizione, il suo impegno è volto al miglioramento e al rinnovamento della didattica scolastica, apportando un’aria di novità e di modernità nei corsi.

Quando hai scoperto la fotografia? Raccontaci del tuo percorso professionale e di come sei arrivata a essere oggi la coordinatrice didattica dell’area fotografia della Bauer. «Vivevo a Firenze e lavoravo nell’ambito della comunicazione visiva, muovendomi tra l’interesse per la pedagogia e quello per l’arte, incapace allora di vedere realmente un modo per coniugarle; soprattutto, che mi appartenesse. La fotografia, a dire la verità, capitò quasi per caso. Mi misi a cercare una scuola di fotografia e ricordo che ne visitai un po’ tra Firenze e Milano. Cercavo un luogo che avesse un’impostazione strutturata, non solo sulle competenze tecniche, in modo da poter offrire una forma di educazione visiva.  E non fu difficile scegliere la Bauer. Ripenso a quel periodo ogni anno, quando faccio i colloqui ai ragazzi e alle ragazze che desiderano iscriversi qui e rivedo in loro i miei stessi dubbi e le stesse domande. Terminata la scuola ricevetti la telefonata più importante. Era Roberta Valtorta, l’allora direttrice scientifica del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello, oltre che docente storica della Bauer, che mi chiamava per sapere se sarei stata disponibile a lavorare per un mese al museo perché avevano bisogno di un’assistente per il progetto Ricordami per sempre. Naturalmente, accettai. Dopo il progetto iniziale mi chiesero di spostarmi al servizio educativo museale, dove per la prima volta sperimentai la fotografia come strumento didattico. Quando, anni dopo, arrivò l’inaspettata telefonata dalla Bauer dove mi si chiedeva la disponibilità a ricoprire il ruolo di coordinatrice dei corsi di fotografia, ne fui sorpresa e lusingata».

Cosa significa essere coordinatrice di una delle scuole più antiche e importanti del panorama fotografico italiano? «Bauer ha le sue radici nella storia della Società Umanitaria di fine Ottocento. Nel corso degli anni ha modificato più volte la tipologia dei corsi, da post scuola dell’obbligo a post diploma. Attualmente è un CFP di AFOL Metropolitana. Il suo approccio fa sì che si discosti molto dai corsi di formazione professioale. Oggi è da considerarsi un luogo di alta formazione, per la struttura dei percorsi, per l’attenzione alla didattica e per l’estrema coesione del corpo docente che considera l’insegnamento una vocazione».

Da ex studentessa e oggi coordinatrice della Bauer, ti trovi a stretto contatto ogni giorno con gli alunni. Qual è il tuo punto di vista sugli studenti che vogliono intraprendere oggi la carriera in fotografia? «I ragazzi che giungono da noi sono tanti e diversi, impossibile avere un unico punto di vista. Durante i colloqui di selezione mi accorgo che molti arrivano con una visione romantica e con l’idea di poter svolgere delle professioni che oggi si sono ormai trasformate. I cambiamenti avvengono sempre più rapidamente ed è per noi importante rimanere costantemente aggiornati riguardo al mercato e alle sue domande. Il rapporto molto stretto che si sviluppa con gli studenti, soprattutto al secondo anno, ci aiuta a indirizzarli e consigliarli. È bello seguirli anche dopo il diploma per comprendere quali strade intraprendono e con quali capacità».

C’è un aneddoto particolare legato alle tue esperienze nel mondo della fotografia che vorresti raccontarci?
«Ero appena arrivata alla Bauer e mi presentai ai ragazzi del secondo anno; ero agitata per il timore di non essere all’altezza del compito e continuavo a pensare a chi mi aveva preceduto nel corso della storia della scuola e che non sarebbe stato facile – non lo è tutt’oggi – reggere il confronto. Entrai in aula per presentarmi a questa classe che aveva già frequentato i corsi durante l’anno precedente, e senza essermi preparata decisi di essere sincera e di raccontarmi, dubbi compresi. Ricordo che quando accennai alla difficoltà di decidere della propria vita, e a quante volte io stessa abbia cambiato idea e percorso, e di come tutto magicamente abbia preso senso una volta arrivata in Bauer, ecco, ricordo che ci capimmo. Ci fu un’intesa e dei sorrisi. Davvero fu lì che seppi di essere tornata a casa».

di Giulia Simonelli

Michela Pandolfi

Michela Pandolfi

Trasferitasi da Milano a Firenze dopo il diploma per iscriversi al corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti, lavora in seguito come web designer fino al 2009, quando decide di tornare a Milano per studiare fotografia al CFP Bauer. Negli anni successivi, parallelamente alla professione di fotografa, porta avanti alcuni progetti personali e collabora con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. Nel 2013 fonda lo studio creativo Marple&Marple con Daria Galli attivo nell’ambito dell’art direction, fotografia e video. Dal 2015 al 2018 ha insegnato Multimedia Design al Master of Arts in Interior Design di Naba. Dal 2017 è coordinatrice dell’area fotografia del CFP Bauer.


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