5 Aprile 2021 di Redazione Redazione

In questa rubrica ti spieghiamo che cos’è il diaframma e come impostarlo. Controllare il diaframma, infatti, è cruciale per una buona esposizione, ma permette anche di giocare con sfocatura e nitidezza.

Che cos’è il diaframma?

Modificare l’ampiezza dell’apertura del diaframma interno all’obiettivo è una delle basi della fotografia. Consente di cambiare sia il livello di esposizione sia la quantità di scena che appare nitida nell’immagine. La gestione del diaframma, però, può facilmente mandarci in confusione, soprattutto a causa della sua strana scala di numeri “f/”…

In sé, il diaframma non necessita di grandi spiegazioni. È semplicemente un “buco” nell’obiettivo, attraverso cui passa la luce che raggiunge il sensore. Quasi sempre, questa apertura è composta da lamelle sovrapposte che ne regolano la dimensione. E, di conseguenza, la quantità di luce che passa.

diaframma

I diaframmi ampi lasciano passare più luce, quelli più chiusi meno luce. E fin qui è facile. A fare confusione sono i numeri che rappresentano le dimensioni del diaframma. Perché saltano da f/4 a f/5.6 a f/8 e così via? E perché un numero basso, come f/2.8, rappresenta un diaframma ampio e un numero più grande, come f/22, indica invece un diaframma più piccolo? Insomma, numeri più grandi dovrebbero dare più luce, non meno!

Facciamo chiarezza sui numeri f/

La prima cosa da ricordare è che i numeri f/ non sono la misura fisica del diametro del diaframma. Rappresentano invece il rapporto tra il diametro e la lunghezza focale. f/4 significa che la misura del diaframma è uguale alla lunghezza focale (f) divisa per quattro (/4). f/16 è la focale divisa per sedici. Se un 400 mm è impostato su f/8, per esempio, il diametro del diaframma è di 50 mm. La stessa apertura su un 100 mm produce un diaframma di 12,5 mm, che lascia entrare la stessa quantità di luce.

La sequenza dei numeri f/ sembra curiosa, ma anche per i suoi strani salti c’è una logica. La quantità di luce lasciata passare dal diaframma è determinata dall’area dell’apertura. Quindi è il quadrato del numero f/ che conta. E 2,8 al quadrato fa circa 8; 4 al quadrato è 16; 5,6 al quadrato circa 32. Ogni numero f/ lascia entrare il doppio della luce rispetto al precedente.

Il modo più semplice per ricordare che i numeri f/ piccoli corrispondono ai diaframmi grandi è trattarli come frazioni. Diventa ovvio che 1/4 sia più di 1/8 e 1/8 più di 1/11.

L’ampiezza del diaframma, comunque, non è l’unico fattore che determina la luminosità di un’immagine. Il tempo di posa controlla la lunghezza dell’esposizione e il livello ISO la sensibilità, cioè la quantità di luce necessaria a registrare la scena. Possiamo lasciare che la fotocamera regoli da sola diaframma, tempo e ISO, o solo uno o due di questi parametri, oppure possiamo prendere noi il controllo di tutti e tre.

Impostare il diaframma in manuale

Ci sono molti casi in cui ci conviene impostare il diaframma in manuale, perché può avere un impatto importante sulla profondità di campo – oltre che sulla luminosità ovviamente. Anche se è possibile regolare l’obiettivo affinché metta a fuoco l’obiettivo solo su una specifica distanza alla volta, la nitidezza non inizia e finisce su quella precisa distanza… Davanti e dietro il punto di fuoco, infatti, si estende una fascia in cui le cose continuano ad apparire ai nostri occhi ragionevolmente nitide. È quella che viene definita “profondità di campo”. I diaframmi più chiusi, come f/16 e f/22, la estendono. Quelli più aperti, come f/1.8 e f/2.8, la riducono.

diaframma

Diaframmi molto aperti, come f/2.8, aumentano la sfocatura. Se vogliamo portare a fuoco più dettagli, scegliamo un numero f/ più alto.

Aperto o chiuso?

Un diaframma ampio aiuta a sfocare i dettagli dello sfondo e a dare più risalto al soggetto principale dell’immagine, quindi è un’ottima scelta per i ritratti o gli scatti naturalistici. Inoltre i diaframmi più grandi permettono di usare tempi più veloci. Infatti, l’aumento della luce che entra fa sì che il sensore debba essere esposto per un periodo inferiore di tempo. Il contrappasso è che la ridotta profondità di campo evidenzia qualsiasi minimo errore nella messa a fuoco.

Sotto questo punto di vista, i diaframmi chiusi sono più tolleranti, perché l’aumentata profondità di campo rende apparentemente nitida una porzione maggiore dell’immagine. Sono indicati per la fotografia paesaggistica e macro, in cui di solito si cerca di spremere ogni possibile dettaglio. Il compromesso è che richiedono tempi di scatto più lenti per esporre a sufficienza. Quindi in alcuni casi impongono di alzare il livello ISO o usare il treppiede per evitare il mosso.

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