16 Marzo 2021 di Redazione Redazione

Imparare a leggere l’istogramma è fondamentale per ottenere una perfetta esposizione dei nostri scatti. In questa nuova rubrica scopriamo insieme come fare!

Che cos’è l’istogramma?

L’istogramma è un piccolo grafico che possiamo visualizzare accanto alle immagini. Esso permette una valutazione più “tecnica” dell’esposizione. Capire le informazioni fornite da questo praticissimo strumento è fondamentale. Possiamo controllarlo dopo lo scatto, quando riproduciamo un’immagine. O in tempo reale, in Live View, per controllare l’esposizione e correggerla ancor prima di scattare.

L’istogramma mostra la gamma tonale dell’immagine. Dal nero a sinistra fino al bianco a destra, con la distribuzione dei toni di grigio nel mezzo. L’altezza del tracciato mostra quanti pixel sono stati registrati in ogni livello di luminosità, mentre forma e posizione aiutano a capire se il risultato è corretto.

istogramma

Il tracciato dell’istogramma

Chiariamoci subito: non esiste un tracciato “perfetto”. La distribuzione dei toni, infatti, cambia a seconda del soggetto e delle impostazioni di esposizione scelte. Possiamo però aspettarci che l’istogramma di un’inquadratura in prevalenza luminosa sia sbilanciato verso destra. Mentre quello di un soggetto molto scuro dovrebbe avere il picco nei pressi del lato sinistro. Nella maggior parte delle situazioni, invece, è più probabile che l’istogramma descriva un insieme di ombre, luci e toni medi, attraverso picchi e depressioni che coprono l’intera larghezza del grafico.

Capita che l’istogramma non sembri corrispondere alla luminosità della scena che stiamo fotografando. È possibile che l’esposizione sia errata e siano necessari passi per correggerla. Per esempio, se abbiamo davanti un paesaggio innevato e l’istogramma non è concentrato sulla destra, vuol dire che la neve è stata resa come grigia, non bianca. Possiamo ristabilire la luminosità applicando una compensazione positiva, mentre dovremmo applicarne una negativa se volessimo ulteriormente scurire l’immagine.

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Picchi e depressioni del tracciato permettono di giudicare l’esposizione e, in alcuni casi, l’intensità dei colori che abbiamo catturato.

Sottoesporre o sovraesporre?

L’istogramma mostrato dalla fotocamera è piccolo e può essere difficile vedere solo qualche centinaio di pixel sovraesposti. Così come è improbabile che l’avvertenza per le luci alte bruciate (funzione disponibile su alcune fotocamere) evidenzi aree molto piccole. Se delicati dettagli in zone luminose sono importanti per l’immagine, riduciamo preventivamente l’esposizione per conservarli. In post-produzione è più semplice schiarire le aree in ombra che non cercare di recuperare quelle sovraesposte.

Potrebbe sembrarci dunque sensato sottoesporre sempre gli scatti per evitare di tagliare le luci alte. Teniamo, però, presente che schiarire un’immagine in fase di elaborazione tende sempre ad aumentare l’invadenza del rumore. Addirittura, se scattiamo in RAW, secondo alcuni è consigliabile sovraesporre le immagini. Questo per portare l’istogramma il più vicino possibile al margine destro senza incorrere in tagli, per poi ridurre l’esposizione al livello corretto in post-produzione.

In teoria, in questo modo catturiamo quanti più dati tonali e dettagli possibili nelle luci. Allo stesso tempo limitiamo il rischio di introdurre rumore nelle ombre. Questa tecnica però non si applica comunque ai file JPEG. E, in generale, è più sicuro puntare all’esposizione corretta allo scatto. Per fortuna, l’istogramma è lì per aiutarci…

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