14 Dicembre 2020 di Redazione Redazione

La luce è una delle armi più potenti di un fotografo, soprattutto nella fotografia di paesaggio, e può trasformare una veduta anonima in una scena suggestiva. Lo specialista Nigel Forster ci racconta quali sono i diversi tipi di luce che possiamo incontrare e come sfruttarli per ottenere immagini sensazionali.

La luce e i suoi colori

All’inizio e alla fine del giorno la luce cambia più in fretta: nel giro di un’ora o due il paesaggio passa dalla notte al giorno e viceversa. Cambiano il colore e l’intensità della luce e le ombre si allungano o si accorciano. È spesso il periodo più emozionante del giorno per i fotografi ed è difficile prevederne l’aspetto con precisione. È sempre ricco di sorprese! In genere, la luce è efficace per illuminare un soggetto o un paesaggio nella mezz’ora prima che il sole si avvicini all’orizzonte. Poi, quando cala ancora, il focus della composizione può cambiare e il sole stesso diventa l’elemento più importante dell’immagine (ovviamente, al tramonto: all’alba i tempi si invertono).

© Nigel Forster

L’ora dorata

L’ora dorata è ben nota ai fotografi paesaggisti per le sue ombre lunghe e per la luce calda che si intensifica man mano che il sole si avvicina all’orizzonte. Corrisponde più o meno all’ora dopo l’alba e a quella prima del tramonto. I suoi effetti tendono a essere più accesi in primavera e autunno, quando il sole ha forza e la luce è abbastanza limpida.

L’alba o il tramonto perfetti

Tendiamo ad avere un’idea preconcetta di come debba essere un “grande tramonto”: un cielo rosso, ricco di colori intensi. La nostra percezione e la nostra “immagine perfetta”, però, potrebbero essere molto diverse e personali. Possiamo descrivere i tramonti considerandone tre aspetti: i colori nel cielo, il sole stesso, magari che infiamma le nuvole dal basso o appare come una palla rossa sull’orizzonte, e la luminosità residua, dopo che il sole è calato. Con un po’ di fortuna, possiamo trovare tutto in una stessa sessione, man mano che la luce cambia. Ma potremmo anche avere una specifica immagine in mente. In questo caso, è meglio avere almeno un’idea di cosa possiamo aspettarci già prima di uscire.

L’ora blu

Questo è il periodo successivo al tramonto vero e proprio (o precedente l’alba), prima che faccia buio. Appena il sole cala, la luce sfuma rapidamente da calda e dorata a una distinta nota azzurra. In questa breve finestra temporale, nei luoghi in cui c’è la presenza dell’uomo la luce naturale viene sostituita da quella artificiale. È un momento ideale per catturare i colori del cielo o paesaggi in luce mista artificiale e naturale. L’ora blu è caratterizzata dalla diminuzione dei dettagli nelle ombre. Il cielo cattura l’ultima luce del sole, ma il terreno, in particolare nelle zone d’ombra, diventa sempre più buio. In luce mista c’è spesso un momento di equilibrio ideale tra la luce naturale del cielo e quella artificiale del primo piano. Non dura mai a lungo, quindi è bene essere pronti a coglierla!

Tecnica: cambiamo le impostazioni di scatto

Se siamo abituati a esporre in manuale, durante le ore dorata e blu non dimentichiamo mai di tenere costantemente d’occhio le impostazioni di scatto, perché la luce cambia con velocità incredibile! Identifichiamo il parametro fondamentale per l’effetto che vogliamo (diaframma o tempo di posa) e regoliamo gli altri di conseguenza. Nonostante i recenti avanzamenti della qualità ad alti ISO, cerchiamo di ricorrere alle sensibilità più alte solo quando non abbiamo altra scelta. Ovviamente, in certi orari il treppiede è praticamente indispensabile!

La luce difficile

Spesso si dice che cieli azzurri limpidi o luce piatta siano “difficili” per la fotografia paesaggistica. Proviamo invece a considerarli un’opportunità per immagini differenti. In altre parole: sforziamoci di adattare il nostro stile alle condizioni che troviamo.

Snowdonia National Park, Galles © Nigel Forster

Il controluce nelle giornate serene

Se pensiamo che i cieli limpidi non siano ideali per la fotografia paesaggistica, proviamo a lavorare con un semplice controluce: possiamo raggiungere risultati efficaci con ombre dure e grafiche, evidenziare le prospettive, ottenere esplosioni di riverbero dal sole, enfatizzare le scene con saturazione e contrasto altissimi. Molti ottimi scatti paesaggistici sfruttano qualche forma di controluce: puntiamo la fotocamera verso la luce e creiamo un forte contrasto con il soggetto o con il paesaggio illuminato da dietro.

I giorni nuvolosi

Anche i cieli coperti hanno fama di essere poco “d’ispirazione”: invece sono ottimi per rendere colori saturi e dettaglio delle ombre. Molti soggetti e generi fotografici si adattano più alle giornate coperte che a quelle nuvolose. Tante immagini in bianco e nero sono scattate in queste condizioni, che offrono colori e toni non slavati, ottimo dettaglio e ampie variazioni tonali.

Il temuto “cielo bianco”

Lo conosciamo bene: è come un immenso softbox che diffonde una luce così piatta che non promette niente di buono! Quando ci capita di trovarci fuori in queste condizioni, escludiamo direttamente il cielo dalla composizione e concentriamoci su forme, motivi e colori. Possiamo sfruttarle per scatti minimalisti in cui il cielo bianco diventa solo un elemento di un’immagine fondata su forme di luce e di ombra.

Tecnica: il bracketing

Se vogliamo un effetto di controluce nascondiamo il sole dietro un elemento del paesaggio (come un albero o una roccia) ed esponiamo per le parti più luminose della scena. Se non ci sentiamo sicuri, applichiamo il bracketing, partendo da +/-3 stop rispetto alla lettura dell’esposimetro e catturando un’esposizione per ogni stop. Per enfatizzare l’“esplosione” dei raggi di sole, chiudiamo il diaframma al minimo e proviamo anche a tenere il sole parzialmente nascosto. In controluce è particolarmente importante avere lenti e filtri pulitissimi: possiamo cavarcela con un minimo di polvere o ditate in luce normale, ma non con la piena potenza del sole puntato diritto nell’obiettivo.

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