24 Giugno 2021 di Redazione Redazione

Oggi è Mario Giacomelli il protagonista della rubrica dedicata alle foto più famose della storia.

Le foto più famose #28

La fotografia è frutto della ricerca del perfezionamento tecnico per la riproduzione di immagini e sugli stessi principi si basa: una matrice/negativo da cui ottenere più copie. Mario Giacomelli segue lo stesso percorso. Da tipografo si trasforma in fotografo, diventando, per la sua ricerca e il suo stile, riconoscibile e inconfondibile nelle sue visioni e nei suoi paesaggi.

Per Giacomelli il negativo è una matrice da perfezionare in camera oscura, calibrando le luci e le ombre, schermando, muovendo, cambiando ancora. Così come farebbe un tipografo al torchio. Da questo nascono le sue serie fotografiche sui paesaggi del suo territorio. Qui ritrova forti segni grafici nei solchi tracciati dagli aratri, che lui in camera oscura evidenzia fino ad astrarli dal contesto della ripresa.

Nulla è lasciato al caso, tutto in Mario Giacomelli è calcolato. La sua fotografia da semplice sperimentazione si trasforma in visione, poesia che racconta la realtà.

In fondo fotografare è come scrivere: il paesaggio è pieno di segni, di simboli, di ferite, di cose nascoste. È un linguaggio sconosciuto che si comincia a leggere, a conoscere, nel momento in cui si comincia ad amarlo, a fotografarlo.

Mario Giacomelli

Mario Giacomelli

(1925-2000). Formatosi come tipografo, fotografo dal 1953, già nel 1955 è premiato al Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto. Le sue sono sempre serie fotografiche che si inseriscono in progetti definiti e conclusi. Tra le più celebri, la cosiddetta dei Pretini (Io non ho mani che mi accarezzino il volto).

Apprezzato da critici e artisti, è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia nel 1964 e ancora nel 1978. Si dedicherà a progetti fotografici collaborando con artisti, così come a ricerche individuali, per tutta la vita.

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