19 Aprile 2021 di Redazione Redazione

Cos’è la profondità di campo? E come si controlla? Una nuova rubrica per rispondere a tutte le tue domande. Con trucchi e suggerimenti per scatti da veri professionisti!

Profondità di campo: cos’è

Un obiettivo è veramente a fuoco solo su una singola distanza alla volta. Ma la nitidezza non inizia e finisce su quel punto. Al contrario, si estende sia davanti sia dietro l’oggetto a fuoco e degrada progressivamente finché le cose cominciano a mostrarsi ai nostri occhi davvero sfocate. La fascia di apparente nitidezza è detta “profondità di campo”.

L’estensione della profondità di campo varia da scatto a scatto, a seconda di una serie di fattori. A volte la fascia nitida può essere molto limitata (solo una minima porzione della scena appare a fuoco). A volte può essere enorme. Controllare quali parti di un’immagine risulteranno nitide e quali sfuocate ci permette di attirare dove vogliamo lo sguardo dell’osservatore. E di nascondere elementi che potrebbero altrimenti diventare di distrazione. Quando catturiamo un paesaggio, è probabile che vogliamo il massimo della profondità di campo possibile per registrare i dettagli dal primo piano fino all’orizzonte. Quando invece ci dedichiamo a un ritratto, quasi sempre desideriamo una fascia nitida molto più ristretta, per “staccare” il soggetto dallo sfondo.

Profondità di campo e diaframma

Non esiste un comando che controlla la profondità di campo. Dobbiamo agire su una serie di impostazioni e parametri diversi, tra cui il diaframma, la distanza dal punto di fuoco e persino il tipo di fotocamera in uso.

Cambiare l’apertura del diaframma è in genere il modo più comodo e immediato di gestire l’estensione della profondità di campo. Ci evita, infatti, di cambiare la posizione di ripresa. Possiamo agire direttamente sul diaframma in modalità manuale o a priorità di diaframma e conviene usare la funzione di anteprima della profondità di campo per valutare l’effetto dei cambiamenti sull’immagine.

profondità di campo

È possibile ridurre la fascia di nitidezza aprendo il diaframma (per esempio su f/2.8 o f/4). Se invece pretendiamo un’ampia profondità di campo, è necessario chiuderlo (verso f/16 o f/22). Naturalmente, è l’obiettivo in uso a determinare a quali aperture di diaframma possiamo avere accesso.

profondità di campo

Distanza e lunghezza focale

Anche la distanza su cui viene messo a fuoco l’obiettivo ha un effetto pronunciato sulla profondità di campo. Più siamo vicini al punto di fuoco e più si riduce la profondità di campo, fino a un’estensione di pochi millimetri quando riprendiamo soggetti minuscoli con un obiettivo macro. L’effetto è ancora più evidente se lo sfondo è lontano dal soggetto.

La lunghezza focale ha anch’essa un impatto sulla profondità di campo, sebbene dipenda comunque dalla posizione di ripresa. Per esempio, un obiettivo 200 mm “messo a fuoco” su una decina di metri produce una profondità di campo sottilissima rispetto a quella di un 20 mm a fuoco sulla stessa distanza. Se però ci avviciniamo con il grandangolo e ci allontaniamo con il tele, finché il soggetto non occupi la stessa proporzione di inquadratura, la profondità di campo diventa più o meno uguale. L’immagine scattata con il teleobiettivo sembrerà comunque avere una profondità di campo più limitata. Ma dipende dall’angolo di campo. L’inquadratura sarà riempita con una porzione molto più piccola di sfondo. Quindi ogni area fuori fuoco risulterà ingrandita.

Dimensioni del sensore

Le dimensioni del sensore sono un altro elemento che ha grande impatto sulla profondità di campo. Ma sono ovviamente al di fuori del nostro controllo allo scatto. Con i sensori più grandi, la profondità di campo appare più limitata. Dobbiamo, infatti, essere più vicini o usare una focale più lunga per ottenere un’immagine delle stesse proporzioni di quella che otterremmo con un sensore più piccolo. Di fatto, a parità di diaframma e di lunghezza focale, una fotocamera full-frame produce una profondità di campo più stretta rispetto a un modello con sensore APS-C o Micro Quattro Terzi. Le fotocamere con sensore più piccolo sono avvantaggiate quando è necessario rendere nitida una porzione maggiore di scena.

Se combiniamo tutte queste impostazioni e caratteristiche possiamo ottenere cambi radicali nella profondità di campo di un’immagine. In sostanza, per catturare una fascia di nitidezza minima e sfocare artisticamente lo sfondo, usiamo la focale più lunga che abbiamo, apriamo il più possibile il diaframma, avviciniamo al soggetto e inquadriamolo contro uno sfondo lontano. Per estendere la profondità di campo, combiniamo focale corta e diaframma chiuso ed evitiamo di mettere a fuoco troppo vicino all’obiettivo. Basta un po’ di pratica e sarà un gioco da ragazzi!

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