14 Ottobre 2021 di Elisabetta Agrati

Prende il via oggi a Bologna, fino al 28 novembre 2021, la quinta edizione di Foto/Industria, Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro, quest’anno dedicata al tema del cibo. Curata da Francesco Zanot, la biennale riunisce undici mostre ospitate alla Fondazione MAST e in sedi storiche del centro cittadino. Alle esposizioni si affianca un ricco calendario di incontri e visite guidate con alcuni degli autori.

Foto/Industria Food: più che una mostra sul cibo

Dedicata al tema dell’industria alimentare e del food, la quinta edizione di Foto/Industria non è semplicemente una biennale sul cibo. Lo ha spiegato bene Francesco Zanot: «Abbiamo cercato di affrontare il tema dell’alimentazione come fatto culturale, come linguaggio, ovvero come un tema estremamente complesso».

Che ha importanti ricadute: «Penso all’economia del cibo. Penso al legame tra cibo e politica – quando si parla di rapporto tra i Paesi è inevitabile che entri in campo una serie di discorsi politici e geopolitici. Penso al rapporto con la tecnologia. Gli avanzamenti, l’evoluzione della tecnologia hanno procurato una serie di modificazioni nella produzione del cibo e nel nostro rapporto con il cibo. Penso alla demografia. Questo è un tema cruciale oggi, così come è cruciale il tema dell’ecologia. E anche in questo caso cibo ed ecologia hanno un rapporto molto stretto».

Undici casi-studio

«Foto/Industria è una biennale di fotografia. Quindi necessariamente siamo partiti dal lavoro degli artisti per la costruzione del programma. Ogni mostra funziona come una sorta di caso-studio, di approfondimento in verticale del lavoro di un’artista e di conseguenza della specifica declinazione dell’industria alimentare a cui ogni singolo progetto è connesso».

«I lavori che abbiamo selezionato sono distribuiti nell’arco di tempo di circa un secolo. Questo ci offre la possibilità di osservare l’evoluzione e i cambiamenti del cibo, del nostro rapporto con l’alimentazione ma anche della fotografia stessa. Un itinerario di cento anni attraverso diverse modalità di approcciare la fotografia. Ovviamente senza alcuna pretesa di esaustività».

«Anche dal punto di vista geografico, gli autori di Foto/Industria appartengono a culture diverse, consentendoci di allargare lo sguardo su un argomento che è evidentemente globale, che è caratterizzato da una crescente uniformità, perché la globalizzazione tocca anche le questioni che hanno a che fare con il cibo. Ma allo stesso tempo è caratterizzato da una serie di distinzioni e tipicità».

Ando Gilardi alla Fondazione MAST

Francesco Zanot ha definito le undici mostre di Foto/Industria come «undici esperienze. Undici viaggi all’interno di altrettante sedi dove si incontra il lavoro degli artisti. Una vera e propria esperienza di vicinanza, confronto e partecipazione».

A partire dall’esposizione ospitata presso la Fondazione MAST e dedicata ad Ando Gilardi, figura tra le più eclettiche della storia della fotografia italiana. Realizzata in collaborazione con Fototeca Gilardi, la mostra riunisce una selezione dei 500mila materiali raccolti da Gilardi nella Fototeca Storica Nazionale, fondata nel 1959. Si tratta di materiali prodotti e raccolti dall’artista sul tema dell’alimentazione.

Come le fotoinchieste realizzate negli anni ’50 e ’60, centrate particolarmente sul lavoro nei campi e nelle industrie. «Ando Gilardi è un fotografo impegnato politicamente. Si era dato come obiettivo quello di aiutare queste persone che lavoravano in condizioni difficili. Cercava con il suo lavoro di far sì che qualcosa potesse cambiare, che il suo lavoro potesse avere delle ricadute sulle vite di questi soggetti».

Foto/Industria

Ando Gilardi, Velina “Il Panda” per la protezione di arance e limoni del “Mec.Or.Frutta” di Caramma Giuseppe & C. di Carlentini (Siracusa), 1990 circa © Fototeca Gilardi

In mostra anche i materiali conservati e riprodotti (rifotografati) nel vasto inventario messo insieme da Gilardi: figurine, incarti, scatole, pubblicità, libri, riviste, erbari, fotografie di famiglia e molto altro ancora.

Le mostre di Foto/Industria

Particolarmente suggestivi gli allestimenti di questa edizione. Le immagini sembrano dialogare con le architetture e le opere d’arte delle sedi che le ospitano, esaltandone la bellezza. E allo stesso tempo traendo forza dai continui rimandi che si creano tra fotografie e dipinti, sculture, particolari architettonici.

Foto/Industria

Herbert List, Tonno issato dopo la cattura, Favignana, Italia, 1951 – Collezione MAST. Courtesy of The Herbert List Estate / Magnum Photos

Accade per i quarantuno scatti di Herbert List dedicati alla mattanza dei tonni a Favignana e ospitati a Palazzo Fava (sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna). Immagini sospese tra la vita e la morte, rese ancora più drammatiche da un crudo bianco e nero e dal dialogo con gli affreschi dei fratelli Carracci.

O per la mostra di Takashi Homma, appositamente pensata per gli spazi del Padiglione dell’Esprit Nouveau di Le Corbusier. Due le serie esposte: M, che raccoglie e mette a confronto le facciate di una serie di negozi di McDonald’s in tutto il mondo, e Trails, che mostra le tracce di sangue lasciate dai cacciatori di cervi sulle montagne di Hokkaido. Le due “facce” del cibo.

Nella cornice della ex chiesa di San Giorgio in Poggiale si può ammirare la mostra di Hans FinslerSchokoladenfabrik. In collaborazione con Fondazione Rolla, è interamente dedicata a una serie specifica realizzata nel 1928 dal fotografo svizzero su commissione della fabbrica dolciaria tedesca Most. Unici soggetti sono i prodotti dell’azienda, miniature di cioccolato e marzapane descritte nei minimi particolari grazie a una particolare combinazione di capacità tecnica e filosofica minuzia.

Foto/Industria

Jan Groover, Senza titolo / Untitled, circa 1978 © Musée de l’Elysée, Lausanne – Jan Groover Archives

Si ispira agli interni di una casa l’allestimento di Laboratory of Forms, al MAMbo, prima retrospettiva in Italia dell’artista statunitense Jan Groover. In mostra, immagini di oggetti fotografati nella cucina della sua abitazione. Scatti, provenienti dal Musée de l’Elysée di Losanna, che testimoniano la capacità della fotografa di combinare una sensibilità compositiva che rimanda ai quadri rinascimentali con l’eco delle istanze politiche e sociali del femminismo.

Una grande tavola imbandita, allestita a Palazzo Boncompagni, fa da cornice a Palestine Heirloom Seed Library, progetto artistico, sociale e di ricerca dell’artista e ambientalista palestinese Vivien Sansour, nato nel 2014 con l’obiettivo di promuovere la salvaguardia di antiche varietà di semi.

Allargare lo sguardo

Con il suo progetto In The Belly of the Beast, l’artista visivo Mishka Henner indaga sul rapporto tra uomo, tecnologia e animali, in un processo incessante fatto di consumo, digestione e scarto. Food di Henk Wildschut è il risultato di una vasta ricerca sul tema dell’industria alimentare, centrata in particolare sulle più avanzate tecnologie del settore. Un progetto con cui il fotografo vuole scardinare i pregiudizi diffusi e che inevitabilmente ci interroga.

Foto/Industria

Feedlots, Coronado Feeders, Dalhart, Texas, 2012 © Mishka Henner. Courtesy of the artist and Galleria Bianconi, Milano

L’alimentazione è un tema ricorrente anche nelle fotografie di Bernard Plossu, riunite a Palazzo Fava nella mostra A Factory of Original Desires. Realizzate in diversi luoghi del mondo, le immagini testimoniano lo sguardo curioso e tagliente dell’autore, concentrato sui dettagli minimi della vita quotidiana.

Non ultimi, Foto/Industria ospita due autori italiani. Di Maurizio Montagna si può ammirare Fisheye, progetto allestito alla Collezione di Zoologia del Sistema Museale dell’Università di Bologna. Appositamente realizzato per Foto/Industria, questo lavoro indaga il territorio della Valsesia, selezionata come campione per lo studio della trasformazione di un paesaggio fluviale a partire dalla sua relazione con la pesca, che qui si è sviluppata nel corso dei secoli a partire da una tradizione tra le più antiche al mondo.

Foto/Industria

Landwasser #CF037045, 2021 © Maurizio Montagna

Palazzo Pepoli Campogrande ospita Money Must Be Made, progetto realizzato da Lorenzo Vitturi a Balogun, in Nigeria, uno dei più grandi mercati di strada al mondo. Qui l’artista ha ripreso alcune fotografie e raccolto i materiali, in parte alimenti, che sono in seguito diventati ingredienti di sculture e nature morte realizzate presso il suo studio. Il risultato è una mostra che investiga un autentico ecosistema fragile e sconfinato, dove la tradizione si confronta con l’economia globale.

www.fotoindustria.it

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