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Alex Majoli, Scene #0410. Greece, Lesbos, Mytilene, 2015

Fotografia Europea: la parola a Walter Guadagnini

Inaugura venerdì 21 maggio a Reggio Emilia la 16esima edizione di Fotografia Europea. Fino al 4 luglio, il festival ospiterà mostre, letture portfolio, installazioni open air che animeranno le piazze e diversi luoghi della città. A questo link la presentazione generale di questa edizione.

Fotografia Europea e la voglia di esserci

Un’edizione che, come ha sottolineato il direttore artistico Walter Guadagnini, dimostra la tenacia, la volontà di esserci. Il desiderio di tornare a mostrare la fotografia “dal vivo”, superando le difficoltà e i limiti che la pandemia ci ha imposto.

Lo dimostrano i tanti progetti che, ideati per l’edizione 2020 di Fotografia Europea poi cancellata, si sono trasformati in qualcosa d’altro.

Il progetto partecipato di Fontcuberta

Come Curiosa Meravigliosa di Joan Fontcuberta. «Mi piace pensare che l’ultimo viaggio prima del Covid era stato a Barcellona per discutere con Fontcuberta della mostra che appunto si sarebbe dovuta tenere a Fotografia Europea lo scorso anno», ha commentato Walter Guadagnini. «Il fatto che una semplice – per quanto credo sarebbe stata molto bella – mostra antologica si sia trasformata in questo progetto pubblico, partecipato, in questo lavoro che resterà a Reggio Emilia per molto tempo, è significativo».

Come un vecchio album fotografico di famiglia o una pagina di Facebook a cielo aperto, questo progetto celebra sia le meraviglie che abitano Palazzo dei Musei di Reggio Emilia sia la curiosità e le aspettative dei suoi diversi pubblici. Un monumento della memoria, un grande fotomosaico che sarà ospitato a Palazzo dei Musei che farà incontrare i tesori della collezione museale con ciò che attrae l’interesse dei partecipanti. Dai selfie (riflessione su se stessi) alle immagini di ciò che ognuno considera meritevole di essere preservato e trasmesso. Fotografie, quindi, per condividere cultura ed esperienza. Fotografie anche – e soprattutto – per costruire comunità.

True Fictions

Tra le mostre più interessanti di questa edizione c’è True Fictions, dedicata al fenomeno della staged photography. Allestita lo scorso anno, «sta diventando la mostra più duratura al mondo. Forse ci daranno un premio», scherza Guadagnini. Che però torna a sottolineare il valore di questa esposizione. «È una mostra cui tengo molto, è molto affascinante. È un voler dimostrare di esserci anche in questa situazione così complicata. Io spero che tutti quelli che la vedono oggi possano godere davvero di questa mostra. Sapendo che dietro c’è stata veramente la volontà di non arrendersi».

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Cindy Sherman, “Untitled #127/A”, 1983, Courtesy Collezione Ettore Molinario © Cindy Sherman

La fotografia e le altre arti

Walter Guadagnini passa poi in rassegna altre mostre di Fotografia Europea. Molte dimostrano come oggi la fotografia sappia mescolarsi ad altre arti, ad altre discipline con estrema facilità. Come nel lavoro di Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti, L’Isola, un’opera sonora e un’installazione audio-video multi-canale che intendono raccogliere le ultime immagini, gli ultimi suoni e gli ultimi bagliori di una comunità che scompare.

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Untitled, Yonaguni, 2019 © Hamzehian/Mortarotti

Yonaguni è un piccolo pezzo di terra lontano da tutto. Sull’isola vivono mille persone, poche delle quali ormai parlano ancora il dunan. Il dunan è una Severely Endangered Language, la sua sorte è insomma segnata. Di qui a qualche decennio non esisterà più e sarà dimenticata. Insieme alla lingua è il mondo stesso di Yonaguni a dissolversi. Presto non ci saranno più i riti funebri durante i quali i corpi vengono seppelliti in enormi tombe a forma di ventre materno. E non ci saranno più leyuta, le sacerdotesse che comunicano con gli spiriti degli antenati. «Una conseguenza del nostro modo di vivere».

E ancora il lavoro di Sophie Whettnall, «una mostra anomala, più scultorea e installativa che fotografica». O quello di Thomas Demand e Martin Boyce con il loro uso estremamente personale della fotografia. Un vero gioiello di questa edizione, sottolinea Guadagnini.

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Diptych 239, 2018 © David Jiménez, Courtesy VEGAP

Estremamente affascinante anche il progetto di David Jiménez. «È una sorta di grande sogno a occhi aperti fatto con una tecnica tutto sommato abbastanza tradizionale ma che porta davvero dentro ad altri mondi. Ci restituisce una visione poetica di quella che è la nostra realtà».

Alex Majoli e la “teatralità della vita”

Walter Guadagnini si sofferma infine su Opera Aperta, il progetto di Alex Majoli. Commissionata e prodotta da Fondazione I Teatri e da Reggio Parma Festival in collaborazione con Fotografia Europea, è una mostra diffusa in città attraverso cui l’autore riflette sul rapporto tra il Teatro e la città e sulle sue possibili interconnessioni. «Al di là di questa specifica committenza, il teatro è ormai parte integrante della ricerca di Majoli. Mi aspetto di vedere un lavoro che ancora una volta saprà sorprenderci».

L’inaugurazione di Fotografia Europea

Venerdì 21 maggio, alle ore 11.30, sulla pagina Facebook di Fotografia Europea sarà possibile seguire l’inaugurazione di questa 16esima edizione. Un’edizione, ricorda Walter Guadagnini, che tiene insieme passato e futuro. «È in continuità con la sua storia. Non butta via la memoria e l’identità che si sono costruite in tanti anni a Reggio Emilia. Ma contemporaneamente sa rinnovarsi, immaginare e forse anche progettare il proprio futuro».


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