Anna la Pradvina, aussi appelée “La femme aux renards”, Avenue du Bois Paris, 1911 © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
Anna la Pradvina, aussi appelée “La femme aux renards”, Avenue du Bois Paris, 1911 © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Lo split-step dello sguardo. Lartigue in mostra a Venezia

Jacques Henri Lartigue, nei 120 scatti (di cui 55 inediti) della retrospettiva alla Casa dei Tre Oci di Venezia, racconta il Novecento attraverso il riflesso della propria vita con inguaribile entusiasmo e passione. La luce naturale illumina dettagli che affiorano sulla carta fotografica come le parole dalle pagine dei suoi diari, giorno dopo giorno.

L’ enfant prodige con le scarpe da tennis

Le Comte Salm lors des Championnats du Monde de tennis, 8 juin 1914 © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL
Le Comte Salm lors des Championnats du Monde de tennis, 8 juin 1914
© Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

L’ombra del conte Salm sul campo da tennis durante i campionati del mondo a Parigi del 1914 – tra le immagini della mostra Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità (a cura di Marion Perceval, Charles-Antoine Revol e Denis Curti) alla Casa dei Tre Oci di Venezia – è poco più di una virgola, ma l’ovale della racchetta è perfettamente leggibile, proprio come la sospensione del corpo del giocatore, teso nel salto prima che atterri al suolo e disperda la forza data dall’equilibrio tra la rigidità e l’elasticità delle caviglie. Per Lartigue fotografare è sempre stato come giocare a tennis, sport che ha praticato per tutta la vita: si trattava di saper riconoscere il momento anticipandolo. Forse all’inizio c’era stato anche un pizzico di casualità, del resto era un bambino di sei anni quando il suo facoltoso papà gli permetteva di “giocare” con i suoi sofisticati apparecchi fotografici. È lo stesso fotografo a raccontarlo nell’intervista della serie Master Photographers (realizzata nel 1983 dalla BBC) mentre apre la scatola di cartone grigio e tira fuori una delle sue prime fotocamere, una Block-Notes Gaumont. Già dal 1904 era in grado di immortalare i soggetti in movimento (auto da corsa, aeroplani, bob a quattro ruote, biciclette, sci nautici, partite a tennis e anche i piccoli incidenti come un ruzzolone per le scale), ottenendo anche l’effetto tridimensionale con l’utilizzo della fotocamera stereoscopica: nel suo archivio si contano circa cinquemila stereoscopie che realizzò fino al 1928. Attraverso le esposizioni multiple e soprattutto le lunghe esposizioni, Lartigue riuscì ad afferrare perfino i “fantasmi”. In fondo, la fotografia gli permetteva di prolungare un momento della vita che non era altro che lo specchio del suo mondo.

La passione per le donne

Madeleine Messager dite Bibi lors de son voyage de noces avec Jacques Lartigue Hôtel des Alpes, Chamonix, 1920 © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL )

Mai la tragicità, ma solo la bellezza, la gioia, la leggerezza, il piacere e l’eleganza. Anche le sue muse, donne bellissime e affascinanti, appartengono prevalentemente a un olimpo privato: la prima moglie Madeleine Messager (detta Bibi) che il fotografo sposa nel 1919, la modella Renée Perle che sarà la sua compagna dal 1930 al 1932, Marcelle Paolucci (detta Coco) sposata nel 1934 e Florette Orméa che conosce nel 1942 e sposa tre anni dopo. Come non rimanere sedotti dallo sguardo tra il divertito e il malizioso di Bibi seduta sul water nella toilette della camera dell’Hôtel des Alpes a Chamonix durante il viaggio di nozze o dalle mani dalle dita affusolate di Florette con le unghie semplicemente perfette? Precoce e raffinato interprete della Belle Époque e dei ruggenti anni Venti, prima al Bois de Boulogne e poi in località esclusive come Biarritz, Deauville, Cannes e La Baule, Lartigue documenta anche i passaggi epocali dell’emancipazione femminile guardando alla moda. Oltre ad amare particolarmente i cappelli, coglie i primi pantaloni (jupe-coulottes) che suscitarono l’indignazione dei benpensanti, il taglio di capelli à la garçonne, i costumi da bagno in jersey e il topless – pionieristico rimane quello di Coco a Deauville nel 1938 –. Il primo album delle sue fotografie è la madre Marie Hague a organizzarlo, annotando meticolosamente date e luoghi vicino a ciascuna fotografia, a partire dal 1899 quando la famiglia si trasferisce a Parigi da Courbevoie nell’Île-de-France. Insieme alle immagini ci sono anche i disegni che accompagneranno sempre la scrittura nei diari di Jacques Henri Lartigue.

La svolta

Malgrado l’interesse costante per la fotografia, è la pittura a essere la sua principale attività da quando, nel 1915, decise di diventare pittore frequentando l’Académie Julian. Era scenografo e illustratore, molto attivo anche come fotografo di scena – dal 1946, anno della prima edizione del Festival Internazionale di Cannes, documenterà le successive edizioni della kermesse –. Alcuni scatti in mostra esprimono il suo fascino per il set: Federico Fellini di spalle mentre gira La città delle donne a Cinecittà nel 1979 o la sessione per il trucco di Lady Oscar (1978) di Jacques Demy. A quell’epoca la sua nomea di fotografo amatoriale era già sbiadita. Una svolta riconducibile al 1954 quando fu fondata l’associazione Gens d’Images, grazie ad Albert Plecy, e di cui Lartigue ne divenne membro attivo, iniziando a esporre le sue opere accanto a quelle di Brassaï, Doisneau e Man Ray (Galerie d’Orsay, 1955).

Coco, Deauville, 1938 © Ministère de la Culture (France), MAP-AAJHL

Com’è noto la sua consacrazione avvenne nel 1963, in occasione della sua mostra personale curata da John Szarkowski al MoMa di New York e subito dopo con la pubblicazione nel 1970 di Diary of Century, il suo primo libro realizzato con la collaborazione di Richard Avedon e Bea Feitler, allora direttrice artistica di Harper’s Bazaar. I due grandi fotografi si erano conosciuti nel 1966 quando Jacques Henri e sua moglie Florette erano stati invitati a New York da Hiro, assistente di Richard Avedon. Per Avedon vedere le fotografie di Lartigue era stato come «leggere Proust per la prima volta», mentre per il fotografo francese fu «eccitante rivederle di nuovo con nuovi occhi». Un’amicizia racchiusa in quella cartolina postale d’altri tempi indirizzata a Richard Avedon (110 East 58th St New York) in cui è lo stesso Lartigue ad aggiungere a penna tutta la sua stima e riconoscenza nella frase «je vous aime».

di Manuela De Leonardis

Informazioni sulla mostra

Jacques Henri Lartigue. L’invenzione della felicità
A cura: di Marion Perceval, Charles-Antoine Revol e Denis Curti
Organizzata da: Civita Tre Venezie
Promossa da: Fondazione di Venezia, Donation Jacques Henri Lartigue di Parigi con il patrocinio del Ministero della Cultura Francese
Dove: Casa dei Tre Oci, Venezia
Fino: 12 giugno 2020
Catalogo: Marsilio Editori
Web: http://www.treoci.org


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