Tina Modotti, Le donne di Tehuantepec portano frutta e fiori sulla testa, dentro zucche dipinte chiamate jicapexle, 1929 © Tina Modotti

Tina Modotti e la libertà in mostra al MUDEC

Il MUDEC di Milano ospita, fino al 7 novembre, la retrospettiva Tina Modotti. Donne, Messico e Libertà. Un omaggio a una delle più grandi fotografe dell’inizio del XX secolo. Attrice e attivista, Tina Modotti è stata innanzitutto uno spirito libero, artista impegnata a difendere il valore della libertà.

La mostra al Museo delle Culture è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con SUDEST57 e il Comitato Tina Modotti di Udine. A curarla è Biba Giacchetti. In esposizione un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d’argento degli anni Settanta realizzate a partire dai negativi di Tina Modotti. Negativi che Vittorio Vidali consegnò al fotografo Riccardo Toffoletti. Alle immagini si affiancano lettere e documenti conservati dalla sorella Jolanda e video.

Emerge così un racconto affascinante di Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) e della sua avventurosa vicenda.

Dall’esilio alla riscoperta

A diciassette anni Tina Modotti lascia l’Italia per raggiungere il padre, emigrato negli Stati Uniti per cercare fortuna. Da quel momento la sua vita si divide tra Stati Uniti, Messico, Russia ed Europa, in quegli anni profondamente divisa tra fascismo e antifascismo. Sono gli anni in cui condivide la propria vita con Vittorio Vidali, che ebbe un ruolo fondamentale nella sua riscoperta. Tina Modotti, infatti, non potrà mai rientrare in Italia, a causa delle sue attività antifasciste e di una morte prematura avvenuta nell’esilio messicano ad appena quarantasei anni.

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© Carlotta Coppo

A sottrarre la sua vicende e le sue opere all’oblio fu proprio Vidali. Rientrato in Italia e divenuto senatore, negli Anni Settanta inizierà a scrivere di Tina Modotti e a rendere pubblico il suo lascito artistico, forte anche di un interesse internazionale espresso dalla grande retrospettiva dedicata a Tina Modotti dal MoMA di New York nel 1977. Con la nascita del Comitato Tina Modotti e con l’apporto determinante di Vidali, si avvia la ricostruzione della collezione al tempo più esaustiva delle sue opere e dei documenti che riguardano la sua vita avventurosa.

Tina Modotti e la libertà

Personalità poliedrica, Tina Modotti ha fatto proprio fin da subito il tema della libertà. Sviluppandolo con una coerenza priva di compromessi nell’arco della sua pur breve esistenza. Poverissima e costretta a emigrare, Tina avrebbe potuto seguire la carriera di attrice e sfruttare la sua bellezza per il facile ottenimento di agi economici. Ma la sua scelta di libertà la porta invece verso lo studio e l’approfondimento delle sue innate doti artistiche. Fondamentali le frequentazioni di quel periodo, dal suo primo compagno – il pittore Robo – fino all’incontro con Edward Weston, fotografo non ancora celebre che la inizia alle tecniche fotografiche.

Se Weston sarà il suo mentore, si deve a Tina la scelta di andare in Messico per condividere un rinascimento artistico che poggiava su basi sociali e culturali nella particolare fase post rivoluzionaria e nella frequentazione di pittori e poeti, fotografi e musicisti. Un circolo di artisti sperimentali e liberi di cui Tina Modotti diviene figura di spicco. Affrancandosi dallo stile di Weston, Tina riesce in breve ad affermare un suo modo di fotografare che nel tempo resterà unico e sarà immediatamente riconosciuto a livello internazionale.

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© Carlotta Coppo

Il crescente attivismo politico

Ma Tina non esita ad abbandonare l’arte per il crescente impegno nell’attivismo politico. A causa di questo è ingiustamente accusata di complicità nell’assassinio del suo compagno, il giornalista cubano Mella. E poi di aver preso parte all’attentato al presidente messicano. Viene così cacciata dal Messico. Gli Stati Uniti l’avrebbero nuovamente accolta se avesse rinunciato alle sue convinzioni politiche. Ma la sua libertà di pensiero e la sua coerenza le fanno declinare l’offerta.

Inizia così una fase da rifugiata politica che la porta in Germania, in Russia, e poi a impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra, Tina viene accolta nuovamente in Messico, dove vive nell’ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali. Fino alla riscoperta.

Oggi i suoi celebri scatti compongono le collezioni dei più importanti musei del mondo e la sua fama è planetaria.

www.mudec.it


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