Paul Hobson
Paul Hobson

A caccia fotografica nella natura: i consigli di Paul Hobson per scatti faunistici

Il naturalista PAUL HOBSON offre il suo punto di vista sugli scatti faunistici

Prima di diventare fotografo professionista, Paul Hobson ritraeva qualsiasi animale avesse la fortuna di vedere. Ex dottorando in scienze ambientali, Paul ricorda che all’epoca si limitava a collezionare liste di specie, con pochissima strategia. Man mano che ha cominciato a riflettere su come vendere le proprie immagini, ha iniziato a “pre-visualizzarle” e a dedicare più attenzione al significato di ognuna. “Passo più tempo a esaminare quel che non è stato ancora fatto,” spiega Paul. “Se trovi quello spazio, il tuo lavoro è più credibile: oggi la mia strategia è dedicare più tempo a una singola specie.”

Per iniziare…

Paul raccomanda di esplorare il web per scoprire cosa hanno fatto altri fotografi. “Partite dalle agenzie stock: cercate il vostro animale e troverete centinaia di scatti tutti uguali.” Una volta scoperto quali cliché evitare, Paul passa a considerare ogni aspetto della vita dell’animale e qui nascono le idee. “A questo punto, inizio a pensare ad angolazione, lunghezza focale e posizione di scatto oltre a quello che devo fare per attirare il soggetto dove mi serve che sia.” “Non basta fotografare gli animali che vedo in giro, perché nello scatto finale potrebbero essere ovunque. In ogni immagine devo inserire un elemento che l’osservatore possa associare alla città.”
Per esempio, essendosi accorto che un topino di campagna visita regolarmente il capanno del suo giardino, Paul ha deciso di legare il piccolo soggetto alla città disponendo bottiglie di birra locale sulla mensola dove di solito spunta più spesso. Una settimana prima di scattare, ha iniziato a lasciare delle noccioline vicino alle bottiglie, poi ha cominciato a lasciare la luce accesa di notte, per abituare il topino a uscire anche di giorno. A quel punto è stata solo questione di trovare l’esposizione giusta. “Riprendo tutto a priorità di diaframma e regolo solo diaframma e ISO,” spiega. “Poiché gli animali sono imprevedibili, cerco di lavorare con le impostazioni più semplici possibili. La priorità di diaframma mi permette di lavorare velocemente, di sapere cosa farà la fotocamera e regolarmi di conseguenza. Se sono in un rifugio e degli uccelli iniziano un combattimento rituale, non posso riconfigurare tutto, perché ora che ho finito loro hanno smesso. Dovreste sempre sapere cosa premere senza doverci pensare: questo differenzia un dilettante da un professionista.

Consigli top

  1. Se riprendiamo uccelli e il cielo è grigio, sovraesponiamo di diversi stop e scattiamo in high-key, per rendere il cielo bianco. Nessuno compera immagini di cieli grigi.
  2. Se speriamo di vendere i nostri lavori, studiamo il mercato. Un uccello posato su un trespolo, o in volo, è spendibile su riviste e giornali.
  3. Gli scatti di animali “simbolici “vendono: le volpi, per esempio. Hanno mercato in genere tutti i soggetti istantaneamente riconoscibili, come pinguini, pettirossi, pesci spada…
  4. Passiamo molto tempo in un solo luogo. All’inizio cerchiamo di incamerare almeno un buono scatto prima che l’animale scappi, ma poi continuiamo a lavorare e concediamoci più creatività.
  5. Ispiriamoci alla fotografia internazionale. I fotografi ornitologici americani sfruttano l’intera figura, a piena inquadratura e con un sacco di flash. I naturalisti tedeschi tendono a inquadrare più contesto e rendere l’atmosfera.