Yellow Girl (front). Carry on. © Guia Besana
Yellow Girl (front). Carry on. © Guia Besana

Carry on. Paura di Volare

Guia Besana è un’autrice nota per la sua capacità di mettere in scena visioni e temi personali attraverso una ricerca fotografica abile nel divenire risposta a un sentore collettivo. Carry On nasce dalla sua paura di volare in allegoria visiva, alcuni temi universali quali l’impossibilità di dominio del tempo e degli eventi in un’epoca storica in cui tutti cercano di averne padronanza e in cui essere sotto controllo è diventato al contempo costrizione. Questa serie, divisa in due capitoli e realizzata nel 2018, mette in scena le contraddizioni di quel momento in cui, sospesi tra cielo e terra, si è obbligati a porre fiducia a un estraneo invisibile, il pilota, in un arco temporale in cui tutto sembra diventare «un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte» (W. Shakespeare). La fiction e la realtà si incontrano e si evince una forte dualità capace di insinuare il dubbio di quanto finto o vero ci possa essere in volo, attraverso una rappresentazione che lega i protagonisti – l’autrice, lo sconosciuto del sedile a fianco, i passeggeri, l’equipaggio di cabina, il pilota e l’aeroplano – nel tentativo di esorcizzare una paura, quella del volo, o dei conflitti emotivi messi a bagaglio delle vite di tutti. Le immagini risultano dei frame di una narrativa simile a un lungometraggio, dove il racconto è doppio, sia nella sequenza delle immagini che nella singola fotografia, evidenziando una concezione temporale paradossale che amplifica le sensazioni e la personale interpretazione dello spettatore.
Guia Besana è regista, produttrice, scenografa e costumista di un’unica storia.

Together Forever (5F). Carry on © Guia Besana
Together Forever (5F). Carry on © Guia Besana

Ci sono dei riferimenti artistici nei tuoi lavori? «Sicuramente il lavoro della fotografa americana Cindy Sherman per la capacità di creare una storia immaginaria in tutte le sue declinazioni estetico cinematografiche e di costumi ma senza la stessa volontà di autorappresentazione. Non ci sono infatti autoritratti nei miei lavori perché ciò che voglio unicamente condividere è il mio pensiero».

Come realizzi la regia del tuo lavoro? «Nella fiction il vero lavoro non è il momento dello scatto ma la visione alla sua origine e la fase di pre-produzione fatta anche di ricerca di location e di casting. La mia scelta artistica infatti è istintiva, non metodica, e si basa su un processo inconscio che mi fa credere a un’idea. Non disegno perché sarebbe un approccio troppo lento rispetto al mio pensiero, il mio è un lavoro mentale, un mood board non necessariamente fisico e talvolta realizzato con foto, appunti o oggetti capaci di restituirmi visivamente la storia che voglio raccontare».

Da dove nasce la tua ricerca di vestiti legati al passato? «La scelta di utilizzare abiti vintage nasce in Baby Blues e da ricordi di una famiglia matriarcale, per evocare una nostalgia verso quel nucleo femminile che si sosteneva, soprattutto al momento di una nascita. Una vicinanza che ai giorni nostri è difficile se non si vive più nella città in cui si è cresciuti e che sotto- linea ancora di più il senso di isolamento che le donne vivono durante la maternità».

Lady (waiting). Carry on. © Guia Besana
Lady (waiting). Carry on. © Guia Besana

Ci sono degli elementi in particolare che hanno dato origine a Carry On? «Le foto di questa serie sono state realizzate in dieci mesi ma il pensiero è di molti anni prima e il primo oggetto trovato per Carry On è l’oblò che ho usato in Lady (waiting). Ho da sempre però collezionato fotografie vintage di donne sedute sull’aereo di cui mi colpiva lo sguardo perso e una volta mi sono imbattuta in un archivio fotografico di un pilota italiano di nome Walter vissuto durante gli anni Settanta che era composto unicamente di ritratti con dediche delle tante fidanzate innamorate di lui e che lo aspettavano in ogni diverso scalo pensando di essere le uniche. Questo mi ha portato a riflettere su quanto di vero o finto ci sia in volo e delle tante dualità presenti su un aereo».

di Gloria Viale

Guia Besana

Guia Besana

Guia Besana vive e lavora tra Parigi e Barcellona. Dopo gli studi in media e comunicazione a Torino, dal 1994 si dedica alla fotografia per poi trasferirsi nella capitale francese. Con un particolare interesse al tema dell’identità e al mondo femminile, viaggia in diversi paesi e entra a far parte dell’agenzia Anzenberger nel 2005. É rappresentata dalla galleria Anzenberger (Vienna) dal 2013, da 1968 Gallery (Londra) dal 2016 e da VisionQuesT 4rosso (Genova) dal 2019. Il suo lavoro è pubblicato su riviste e blog internazionali ed è stato riconosciuto da numerosi premi internazionali; è vincitrice del Julia Margaret Cameron Award 2019 e finalista al premio Leica Oskar Barnack. Con il suo progetto personale Baby Blues nel 2012 vince il premio Amilcare Ponchielli Grin e inizia a realizzare serie di immagini fiction (mise en scène).


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