Fino al 30 giugno, la Galleria del Cembalo a Roma ospita la mostra di Francesco Zizola con le suggestive tonnare-costellazioni.

31 Maggio 2022 di Elisabetta Agrati Elisabetta Agrati

Fino al 30 giugno 2022, la Galleria del Cembalo a Roma ospita la mostra di Francesco Zizola Mare Omnis. Ventidue fotografie di grande formato, in bianco e nero, che si interrogano sulla percezione.

La mostra di Francesco Zizola a Roma

«Trovo oggi più interessante usare la fotografia per invitare la nostra percezione e la nostra mente su un piano immaginifico e simbolico, capace di procedere per metafore narrative. E la narrazione per me è quella che riguarda il senso del nostro essere e del nostro agire», commenta l’autore. Che, in Mare Omnis, gioca sull’ambiguità e con l’immaginazione dello spettatore.

Le fotografie esposte a Roma, infatti, sembrano raffigurare costellazioni lontanissime. In realtà si tratta delle tonnare, le reti usate per la pesca del tonno, fotografate da un drone. Le immagini sono state tutte realizzate nel mare del Sulcis, nella Sardegna sud occidentale, presso la Tonnara di Portoscuso, che in quelle acque opera da secoli. Nelle fotografie i punti bianchi sono boe e i fili argentati sono le cime che assicurano le parti galleggianti ai fondali.

A stimolare l’immaginazione di chi guarda, creando uno spaesamento percettivo, è anche la scelta del bianco e nero. Il fotografo, infatti, mette in atto un deliberato inganno semantico per deviare i sensi utilizzando la memoria istintiva.

Così, le grandi reti della tonnara finiscono per assomigliare a cose diverse. Alcuni, per esempio, ci leggono dei graffiti arcaici, altri delle costellazioni nella notte.

Di fronte alle fotografie di Francesco Zizola, dunque, non si può fare a meno di interrogarsi. Cosa guardiamo veramente quando vediamo un’immagine? Cosa riconoscono i nostri occhi davanti a esse? Del resto, spiega l’autore, «la fotografia ha il compito di aprire nuove possibili comprensioni della complessità della realtà».

www.galleriadelcembalo.it

L’intervista a Francesco Zizola

In occasione della mostra alla Galleria del Cembalo, riproponiamo un estratto dell’intervista a Francesco Zizola, a cura di Manuela De Leonardis, pubblicata su IL FOTOGRAFO 325.

Il mare è un soggetto ricorrente nei tuoi ultimi progetti editoriali, a partire dai riflessi della Luna sul mare che hai definito «scritture immaginarie di chi nel mare è perito cercando una nuova vita» in Luna: appunti per sognatori, passando per Sale sudore sangue e, infine, a Hybris, espressione del tuo nuovo approccio narrativo.

«Non c’è più, o c’è sempre meno, quella dominazione della forma lineare di narrazione che ha distinto tutto il secolo scorso. Sta sparendo a favore di una narrazione interattiva con una struttura articolata in cui è il pubblico a decidere l’ordine di fruizione dei contenuti. L’autore ha il compito di riunire le informazioni, filtrarle, dichiarare qual è la sua idea e attraverso quell’idea fare un’inchiesta che deve essere visibile nella sua struttura e con la motivazione delle varie tessere del mosaico che vanno a comporre la figura finale della storia».

«Sia Sale sudore sangue che Hybris sono progetti legati alla passione per la subacquea che ho fin da piccolo. Ho coniugato questa passione per il mare con la fotografia per parlare dei pescatori della Sardegna che continuano a lavorare una volta l’anno secondo la pesca millenaria della tonnara. Una pesca che sta scomparendo perché meno redditizia di quella industriale».

Francesco Zizola
Tonnara di Portoscuso, Sardegna, 23 giugno 2015 © Francesco Zizola

Il rapporto uomo-natura

«Nel 1991 Salgado ha fotografato le tonnare siciliane proprio poco prima che venissero chiuse. Nel 2011 sono entrato nella tonnara di Carloforte e ho fatto delle foto, poi, quasi per scherzo, ho mandato quella del subacqueo in mezzo ai tonni al World Press Photo 2012 e ho vinto il terzo premio nella categoria Natura. Da quell’anno ho cominciato a dedicarmi alla tonnara, facendo ricerche e scoprendo che è ricordata anche da Eschilo nel racconto della Battaglia di Salamina e da Emilio Salgari in La pesca dei tonni».

«Nel mondo in cui stavo entrando non c’era soltanto la pesca dei tonni, si parlava di sostenibilità, del rapporto dell’uomo con il mare, della distruzione dell’ambiente. Anche il modo per raccontarla, allora, poteva essere molteplice. Ho deciso di seguire due filoni, quello più classico con le foto in bianco e nero nel libro Sale sudore sangue senza, tuttavia, dare enfasi alla mattanza con l’episodio finale dell’uccisione dei tonni, al contrario di tutte le narrazioni precedenti».

«Un racconto corale dei diversi soggetti coinvolti – uomini, tonni e uccelli –, cercando punti di vista nuovi, anche con l’uso di un drone per creare un gioco di prospettive più complesso».

«Molta più fatica intellettuale l’ha richiesta Hybris perché è il mio salto verso una narrazione quasi iperbolica che riguarda il rapporto uomo-natura. Ho utilizzato un termine del greco antico che rende l’espressione usata per indicare l’arroganza dell’uomo nel calpestare il territorio degli dei, causa delle loro ire e della vendetta con le più funeste calamità».

«Il progetto si occupa della hybris contemporanea, cioè dell’incapacità dell’uomo nel riconoscere i suoi limiti nei confronti della natura. Una narrazione che si svolge attraverso quattro capitoli che corrispondono ai quattro elementi. Il primo, appunto, è dedicato all’acqua. Non ci sono didascalie, non c’è una spiegazione. Entro in un territorio in cui applico un criterio completamente diverso da quello del giornalista o dello storyteller. Non spiego più, creo un diverso percorso che stimoli le domande e la ricerca di risposte».

L’autore

Nato a Roma nel 1962, ha fotografato per oltre trent’anni le principali crisi e conflitti che si sono succeduti nel mondo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui dieci World Press Photo e sei Picture of the Year International. Nel 2003 Henri Cartier-Bresson include una fotografia di Francesco Zizola tra le sue cento preferite.

Tra gli altri volumi ha pubblicato, Mare Omnis (Foto-Forum edizioni, 2022) con un testo di Claudia Corrent, Aguanta (Ediuni edizioni, 2022), Sale Sudore Sangue (Postcart, 2020), Uno sguardo inadeguato (FIAF 2013), Iraq (Ega, 2007).

Oltre alla fotografia ha esteso la sperimentazione narrativa utilizzando l’immagine in movimento realizzando un cortometraggio che ha vinto il premio SIAE 2018 per il “talento creativo” nell’ambito della Biennale di Venezia, Festival del Cinema.

Le sue fotografie sono state esposte in innumerevoli mostre, sia collettive sia personali, e sono state acquisite da collezioni di diverse istituzioni francesi.

Lascia un commento

qui