Domare la luce
Joe ha usato il softbox Octa da 120cm per dare più spinta all'illuminazione dolce e morbida.

Impariamo a domare la luce del sole

Il pluripremiato fotografo americano Joe Mcnally ci spiega come prendere il controllo della luce diurna per realizzare ritratti impeccabili.

La parola all’esperto

Sole intenso, grande pannello diffusore, bella luce. Facile? Mica tanto. Prendete un’esplosione di luce solare e domatela, ostruite il percorso distruttivo dei raggi con un semplice drappo di tessuto bianco e portatela al viso del soggetto dolce e amichevole come un cucciolo di Golden retriever. Se volete, aggiungete un cartoncino di riempimento bianco per riflettere un po’ di luce verso il lato in ombra del viso e, voilà, avete una splendida illuminazione avvolgente.

Qui, con Rae Stoetzel (nella foto in alto) di fronte al mio obiettivo, mi sono servito un piatto vincente: lui è alla mano, ha un viso spettacolare, è una persona con cui lavorare è divertente e ha una pazienza illimitata (proprio come tutti i nostri soggetti, no?). “Alla mano” comunque è stata la parola d’ordine di questo workshop sull’Isola del Principe Edoardo, nel bellissimo cascinale d’epoca di Dave Brosha. Qui ci sono immagini a ogni angolo: sono così grato che mi abbia invitato per tenere un corso, ci tornerei senza pensarci!

Per questo ritratto ho usato un pannello Lastolite 2×2 Skylite, tenuto da due C-stand sopra il soggetto, a diffondere e ammorbidire la luce dura del sole. Il pannello è appena fuori dall’inquadratura, molto vicino a Rae: è questo il segreto. Tenetelo più vicino che potete al soggetto.

Joe con alcuni assistenti, impegnati a illuminare il pazientissimo Rae Stoetzel.

In basso c’è un pannello riflettente, che rimanda un po’ di luce di riempimento verso il viso. Ho esposto a f/1.4, con le travi invecchiate del granaio come fondale. Basta, non c’è altro da fare. Potete fotografare così tutto il giorno, dovete solo spostare il pannello diffusore man mano che il sole si muove. È quello che ho fatto io in diversi casi. Letteralmente, per tutto il giorno. Per fortuna, di solito i pannelli sono montati su stativi con ruote, che rendono facile il movimento.

Va bene, ottima luce, tutto facile. Lavorare così tutto il giorno, però, può diventare ripetitivo. Allora come prendete questa ampia e delicata porzione di luce dall’alto e ci giocate? Per esempio, potete procurarvi un’unità Profoto B1-X, dotata di softbox RFI Octa. Il B1-X, per me, rimane la quintessenza del flash da studio per esterni. Certo, si può usare anche qualcosa di più grande e in alcuni casi è necessario farlo, ma il B1-X, con i suoi 500 Watt, copre più o meno le esigenze del 90% dei casi. Facile da usare, versatile e dotato di una trasmissione wireless affidabilissima. Aggiungetegli il softbox Octa 4’ ed è magico. I 120 cm di diametro del softbox lo rendono abbastanza grande da funzionare e abbastanza piccolo da manovrare a mano libera. Il risultato è una maggiore versatilità dell’illuminazione, potete spingere e cambiare la direzione della luce in quasi ogni direzione, senza perdere la morbidezza creata dal diffusore. L’Octa riesce a inserirsi in questo motivo di luce: la mantiene grande e morbida, ma le dà un po’ più di spinta. Semplice, delicato ed efficace.


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