Le storie di Livia Corbò#3. Karla Nieraad, dalla danza alla fotografia

Livia Corbò, giornalista, lavora in ambito fotografico da più di vent’anni, ha cofondato l’agenzia Photo Op. In questa rubrica raccoglie le principali lezioni di umanità e lavoro di vari protagonisti del mondo dell’immagine. Critici, curatori, picture editor, fotoreporter, artisti, galleristi e allestitori raccontano in poche parole esperienze, scoperte, piccole e grandi lezioni di vita, passioni e avversioni maturate sul campo.

Chi è Karla Nieraad

Karla Nieraad è direttrice dello Stadthaus di Ulm, centro espositivo nella Germania del Sud il cui edificio è stato progettato da Richard Meier. Da curatrice e direttrice ha indirizzato il programma espositivo verso la fotografia, organizzando personali di tanti artisti tra cui Nick Brandt, Olaf Otto Becker, Jodi Bieber, Bryan Adams, Abbas, Martin Parr e Douglas Kirkland. S’iscrive alla facoltà di Letteratura e Filosofia, ma si dedica alla danza diventando consulente artistica di una compagnia di ballo. Dalla danza passa alla fotografia grazie a una singola foto e allo straordinario spazio che dirige.

Come è nata la passione per la fotografia

Grazie a mia madre, la fotografia è entrata a far parte della mia vita fin dall’infanzia. Il mio primo ricordo è l’immagine di lei che incolla fotografie in un album e scrive dei commenti sotto ognuna di esse. Io mi sedevo al suo fianco e aspettavo che scartasse quelle che non le piacevano con le quali creavo dei piccoli collage per il mio album personale e che arricchivo con didascalie personalizzate.

Il ballerino Junior Jones © Gert Weigelt
Il ballerino Junior Jones © Gert Weigelt

Nella mia precedente vita professionale, quando ero consulente artistica di una compagnia di ballo, mi occupavo della distribuzione delle fotografie del belga Gert Weigelt. Il suo ritratto del ballerino afroamericano Junior Jones che tiene tra i denti una Barbie vestita da ballerina rappresentò lo spostamento del mio interesse professionale dalla danza alla fotografia. L’opera di Gert Weigel e questa immagine unica sono un vero e proprio punto di svolta nel mio percorso di vita; è la foto che mi ha condotta a diventare direttore della Stadthaus Ulm e curatrice di mostre di fotografia.

Le fonti di ispirazione

L’incontro indimenticabile della mia carriera è stato quello con Anne Dore Spellenberg (1939-1998), un’artista e un’educatrice che si dedicava con passione all’outsider art, la produzione artistica realizzata da persone con disagio mentale o fisico. Quando parlava del resto di noi, degli altri, coloro che per la società sono i non-outsider, preferiva chiamarci “i malati, le cosiddette persone sane”. È stata tra le prime ad aver attivato un atelier creativo per artisti outsider, nel 1966. Trent’anni dopo, nel 1996, organizzare una mostra con gli artisti che seguiva è stata per me un’esperienza altamente formativa.
Sono grata a molte persone che ho incontrato nel corso della mia carriera e che hanno creduto in me. Penso al mio primo regista a teatro, al mio coreografo e al collega che mi ha invitato a unirmi al team della Stadthaus.

Lee Miller nella vasca da bagno della casa di Hitler © Davide Sherman
Lee Miller nella vasca da bagno della casa di Hitler © Davide Sherman

Probabilmente l’insegnamento più grande che ho ricavato non deriva dall’intera opera di un fotografo ma da una singola immagine: Lee Miller in Hitler’s bathtub. Il momento della rivelazione: «Attenti, dittatori, non ci controllerete per sempre, può succedere in qualsiasi momento, sarà finita più velocemente di quanto pensiate».

Le mostre e la Stadthaus

La mostra che mi ha colpita maggiormente è stata nel 1995 The Ballad of Sexual Dependency al Museo Civico di Ulm – è un “fratello” della Stadthaus –. Nan Goldin era ancora nella fase iniziale della sua carriera. Non mi sarei mai aspettata che quella mostra sarebbe stata esposta nel nostro museo civico e trovai la scelta del mio collega molto coraggiosa. Fu – meritatamente – un successo!
Il segreto della riuscita di una mostra sta nell’ispirazione, nella sua rilevanza, insieme alla devozione e alla passione di artisti, curatori e di un team di lavoro impegnato a livello professionale per rendere quella mostra un atto d’amore.

L'edificio della Stadthaus Ulm
L’edificio della Stadthaus Ulm progettato da Richard Meier e inaugurato nel 1993.

Negli anni, il numero dei visitatori alle mostre di Stadthaus Ulm è rimasto costante su un livello elevato. Riceviamo molti feedback soprattutto per le esposizioni fotografiche. Spesso le persone chiedono informazioni sulla programmazione futura. Credo che apprezzino la preferenza della Stadthaus per la fotografia narrativa, documentaria, politica o socio-politica. Mi sorprende come la diffusione di smartphone, Instagram e la moltiplicazione di persone che si reputano fotografi, siano fenomeni che non hanno un effetto sul modo in cui i visitatori percepiscono le mostre di fotografia. Penso che il pubblico abbia ormai imparato a discernere tra l’immagine di un piatto di spaghetti fumanti – fotografato al solo scopo di essere condiviso con migliaia di follower – e la spietata ricerca visiva sul cibo portata avanti da Martin Parr. In tutti questi anni di attività alla Stadthaus Ulm, la fotografia mi ha insegnato a distinguere tra onestà e banalità o, quantomeno, a lottare per questa distinzione.

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