Marco Menghi: il fotografo “sui generis”

La fotografia deve poter uscire dagli stereotipi e dai falsi miti: grazie alle opere di Marco Menghi cerchiamo di comprendere il significato dell’immagine e le sue molteplici valenze

Giovanni Pelloso, giornalista e critico di fotografia, intervista Marco Menghi, giovane autore milanese a cui non piace essere etichettato in un genere fotografico, bensì preferisce condurre una ricerca fotografica in cui mescola più generi così da poter svelare una realtà più complessa e mutevole non cristallizata negli schemi sociali.

 

Marco, se all’inizio ti eri specializzato nella fotografia di architettura, da alcuni anni stai proponendo una ricerca che accoglie piùgeneri. Perché?

In parte èdovuto al mio percorso di studio. Diciamo che non scelgo l’architettura in quanto tale, ma cerco sempre di “relazionarla”. La mia èuna ricerca visiva che si avvale dell’apporto di vari elementi. […] L’interesse principale èper la società, per il modo in cui abita, per il modo in cui l’uomo prende possesso dell’ambiente. Non vedo solo delle forme geometriche, ma una realtàvivace e vitale. […]

Qual èil fine ultimo della tua fotografia?

Sono contento quando riesco a far luce sul tema che sto investigando. Quando si fa una fotografia si cerca ogni volta qualcosa. A mano a mano che procedo nella ricerca scopro sempre nuove possibilitàdi accesso a una realtàmai unica e statica. […]

Quanto ti documenti prima della partenza?

Amo l’effetto sorpresa, anche perchéla ricerca su Internet ti puòaiutare solo fino a un certo punto. Ciòche serve, in particolare, èuna mappa per comprendere com’èstrutturata la città. Un tempo lavoravo molto sulle sensazioni del momento, […] ora sto capendo la mia dimensione autorale e come il mio occhio e la mia mente agiscono mentre lavoro.

Come ti muovi sul lavoro?

Amo lavorare con poca attrezzatura; preferisco muovermi compatto, tranquillo, senza troppi pesi.[…] Trovo che a mano libera si riesca ad avere piùlibertà. Il cavalletto lo porto comunque, ma spesso non lo uso. E, in generale, sento che non appartenga al mio modo di operare.

Marco, ci sono delle focali che ti piacciono in particolare?

Non lavoro con molte focali. Ho le mie preferite e da poco ne ho acquistata un’altra che mi interessava avere. Di base scatto con due ottiche: un 50 mm e una variante tra il 35 mm e il 28 mm a seconda delle situazioni. […]

L’intervista completa è pubblicata su Photo Professional 98, disponibile in edicola e online.


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