Fino al 31 dicembre, gli scatti di Mario Giacomelli in mostra a Roma aprono una finestra sulla sua visione della fotografia.

2 Novembre 2021 di Elisabetta Agrati Elisabetta Agrati

Fino al 31 dicembre 2021, la Galleria Gilda Lavia di Roma ospita una mostra dedicata a Mario Giacomelli dal titolo Tempo di vivere.

Curata da Katiuscia Biondi Giacomelli, nipote dell’artista e direttrice dell’Archivio Mario Giacomelli, l’esposizione riunisce sessantasei fotografie che coprono l’intera carriera dell’artista.

Ai suoi scatti più iconici e più datati si affiancano, così, lavori mai visti prima del periodo della maturità, gli anni Novanta. Con l’intento di far comprendere allo spettatore la visione del mondo e della fotografia di Giacomelli.

Mario Giacomelli: una fotografia più vera del reale

“Entrare sotto la pelle del reale”: questo il senso della fotografia per Giacomelli, una fotografia pregna di vita, con tutte “le contraddizioni e le sbavature”.

Una fotografia ricca di contrasti, espressi attraverso un bianco e nero quasi portato agli eccessi. Una fotografia né oggettiva né soggettiva, capace di restituire la concretezza del mondo ma allo stesso tempo di svelarne la dimensione più intima.

Mario Giacomelli
Mario Giacomelli, Metamorfosi della terra, anni ’70, Courtesy Archivio Mario Giacomelli © Rita Giacomelli

Intento dell’esposizione romana è proprio di aprire una finestra sul mondo interiore di Mario Giacomelli. Katiuscia Biondi Giacomelli ha voluto così “rendere presente il personaggio, l’uomo e l’artista, che ha creato per noi tanta bellezza”.

“Per questo, la struttura della mostra, attraverso la scelta dei materiali e la sequenza delle opere, non segue un ordine cronologico né una divisione in serie, ma si concentra semplicemente sul flusso delle immagini, vivida manifestazione dell’incontro primigenio tra soggetto e mondo, quando si guarda con il cuore ancor prima che con gli occhi”.

La mostra a Roma

La mostra si sviluppa intorno al tema del rapporto uomo/natura, che è il tema della produzione giacomelliana, insieme a quello del tempo. Arrivando a scandagliarne le molteplici sfumature e, allo stesso tempo, seguendo i moti dell’animo di Mario Giacomelli.

Giacomelli, senza mai smettere di cercare il posto dell’uomo nel mondo, in mezzo a tutto questo, lui stesso si sente “cosa tra le cose”, parte di un tutto.

Mario Giacomelli
Mario Giacomelli, Un uomo una donna un amore, 1960, Courtesy Archivio Mario Giacomelli © Rita Giacomelli

In ogni fotografia lui è presente come figurazione del suo stato d’animo nell’incontro con il reale, poiché non esiste oggetto senza chi lo guarda e viceversa. E come apice di un percorso, nel periodo della maturità, l’artista entra fisicamente in scena, con l’autoscatto, veramente cosa tra le cose, e si fa regista e attore di questo film.

Per questo, la curatrice della mostra definisce l’arte fotografica di Giacomelli “performativa”, in virtù dell’altissimo grado di ritualizzazione dell’atto creativo, cercando di dare seguito alla bizzarra affermazione di Giacomelli, uno dei più grandi fotografi al mondo, quando, in maniera provocatoria e divertita, ma anche profondamente seria, diceva: “Io non faccio il fotografo, non so farlo”.

www.gildalavia.com

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