Sul feticismo dello sguardo: un editoriale a cura di Denis Curti

Sul feticismo dello sguardo

Questo editoriale nasce in seguito al triste evento della morte della grande artista afroamericana Aretha Franklin e dell’inaspettata viralità sulla rete della fotografia del suo feretro con la salma della cantante che, ben in mostra, indossa delle scarpe rosse con il tacco.

Risulta subito evidente come, in questo caso, nulla è stato lasciato all’immaginazione, riconsegnando al pubblico mondiale, e probabilmente ai posteri, una rappresentazione preconfezionata della celebrazione funebre, che ben poco lascia alla nostra fantasia. E allora mi è tornato in mente un articolo dello scrittore Daniele Del Giudice che vi ripropongo in una breve sintesi, allarmato dal fatto che il nostro periodo storico sia caratterizzato da un vizio visivo che, mano a mano, sta spegnendo quasi definitivamente la nostra capacità d’immaginazione.

Oggi la nostra osservazione sul mondo si contraddistingue da un particolare feticismo evidenziato dal ruolo delle immagini

«Ogni secolo ha le sue rovine e un suo modo di metterle in immagine facendone paesaggio: le nostre rovine hanno questo di particolare, sono rovine del presente, non custodiscono memoria né portano tradizione, non hanno fatto in tempo ad accumulare tempo, alcune sono già rovine alla nascita, come certi interni di locali lungo le highways o l’albergo in Portogallo dove fu girato Lo stato delle cose: implosi d’improvviso, o ruderi da subito, sopravvissuti ironicamente, se per rovina s’intende non soltanto lo sbriciolarsi delle pietre ma anche dell’anima che potrebbe abitarle. Così gli oggetti che le popolano: anch’essi con un che di reliquia, che si distacca dalle cose come una decalcomania». Proprio con queste parole il giornalista Daniele Del Giudice introduceva il libro Una Volta del regista Wim Wenders. E ciò cui si riferisce Del Giudice, nell’illustrare il suo pensiero sull’opera di Wenders, è lo sguardo sulla realtà e la sua conseguente rappresentazione, di cui ogni epoca storica si caratterizza, e come questa sia fortemente condizionata dal filtro dello spirito del tempo cui appartiene. Come dire, oggi la nostra osservazione sul mondo, e su ciò che vi accade, si contraddistingue da un particolare feticismo evidenziato dal ruolo delle immagini.

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