Venti fotografi, venti storie, venti anni di Premio Ponchielli
Il libro del ventennale del Premio Amilcare G. Ponchielli restituisce uno sguardo profondo sulla vitalità del fotogiornalismo italiano e sulla sua capacità di rinnovarsi nel tempo.
L’inizio di un percorso unico
Era il 2004 quando i photo editor del GRIN – Gruppo Redattori Iconografici Nazionale – decisero di istituire un premio dedicato ai progetti fotografici destinati alla carta stampata e alle piattaforme online. Un omaggio ad Amilcare G. Ponchielli, primo photo editor italiano, e un riconoscimento alla fotografia come strumento di racconto e analisi.
All’epoca nessuno poteva prevedere le trasformazioni radicali che avrebbero scosso il settore negli anni successivi: la crisi dell’editoria tradizionale, il digitale, il mutamento del ruolo del fotoreporter. Già nel 2014, Michele Smargiassi, nel volume dedicato ai primi dieci vincitori del premio, parlava provocatoriamente di un presunto “assassinio del fotoreportage”.
Eppure, descrivendo il percorso del Premio Ponchielli, precisò:
«La storia del Premio Ponchielli cominciò celebrando il reportage fotografico più classico, forte e ruvido. Passò attraverso le sue mutazioni, attraversò la fotografia documentaria, sfiorò quella concettuale, ammiccò alla ricerca personale e all’autoriflessione artistica». Un riconoscimento alla capacità del fotoreportage di rigenerarsi e dialogare con le molte declinazioni della fotografia contemporanea.

Vent’anni di creatività e partecipazione
Oggi, a vent’anni dalla sua nascita, il Premio Ponchielli continua a essere un punto di riferimento per la fotografia italiana. Le quasi 300 candidature che arrivano ogni anno testimoniano non solo la vitalità del settore, ma anche la volontà dei fotografi di raccontare il mondo attraverso storie potenti, complesse e spesso dimenticate.Nel corso di due decenni, il GRIN ha coinvolto direttori di giornali, editori, docenti, storici e fotografi nella selezione dei quindici progetti finalisti annuali. Una scelta che, anno dopo anno, mette in luce il valore del ruolo del photo editor. Come sottolinea Barnaba Ponchielli, figlio di Amilcare e membro del Direttivo GRIN: «Il photo editor è colui che osserva attentamente, perché solo grazie al suo sguardo le immagini e il lavoro dei fotografi emergono con il giusto peso e la giusta prospettiva, senza perdersi nel marasma di immagini del presente».
Il libro e la mostra
Il volume dedicato al ventennale è stato presentato a Bibbiena in occasione di una mostra collettiva curata dal GRIN, con la supervisione di Roberto Rossi, direttore del Centro Italiano della Fotografia. L’esposizione, aperta dall’11 ottobre al 16 novembre, ha offerto ai visitatori uno sguardo privilegiato sui progetti più emblematici del Premio.
Dopo Bibbiena, il 4 dicembre il Premio sarà celebrato anche a Milano, presso la Fondazione AEM, con un evento che vedrà la partecipazione di Mario Calabresi, Roberta Valtorta e alcuni dei fotografi premiati. Un momento di confronto e riflessione sulla fotografia italiana contemporanea e sul ruolo che il Premio Ponchielli ha avuto, e continua ad avere, nella valorizzazione dei talenti emergenti e consolidati.
Nel testo che accompagna il libro, Smargiassi rivede la sua profezia di dieci anni fa: «I fotogiornalisti esistono ancora, sono bravissimi, almeno i migliori di loro lo sono, quelli che il Premio Ponchielli continua a scovare e valorizzare».
Vent’anni dopo, il Premio Amilcare G. Ponchielli è la testimonianza di una fotografia italiana ricca, viva e profondamente radicata nella capacità di raccontare il reale.

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