© Tom Mackie

Leggere la scena #1. Lo scatto perfetto in montagna

Inauguriamo la nostra rubrica dedicata alla lettura della scena! Ogni settimana pubblicheremo i consigli di Tom Mackie, premiato fotografo professionista, per trovare il miglior punto di ripresa per qualsiasi location.

Leggere la scena: le montagne

Le immagini di montagne possono essere meravigliose e spettacolari: le variazioni dovute ad atmosfera, temperatura e altitudine contribuiscono a creare scenari sensazionali – che però possono essere difficili da rendere in fotografia. La tentazione è di prendere il grandangolo e includere il più possibile, ma i risultati non hanno quasi mai la maestosità che cogliamo a occhio nudo. Ci sono però delle tecniche che possono aiutarci a tornare a casa con ritratti più fedeli della maestosità delle alte vette.

La scala

La grandezza di una montagna è facile da cogliere di persona, ma non altrettanto da rendere in un’immagine bidimensionale. Negli scatti paesaggistici è frequente omettere la presenza di persone, ma includere un elemento di dimensioni note, proprio come una figura umana, o un edificio o un’auto, offre all’osservatore un termine di paragone e gli permette di farsi un’idea della scala della scena. Un modo per enfatizzare il senso delle proporzioni è riempire l’inquadratura con la montagna, usando un teleobiettivo, e includere una persona o un’auto alla base.

La luce

In qualsiasi paesaggio la luce è importante e lo è ancora di più in montagna, perché evidenzia i profili della scena. La luce laterale è di gran lunga la migliore per far emergere i rilievi delle rocce e le forme dei picchi. È meglio invece evitare quella frontale, che tende ad appiattire e spegnere le vedute. Fa eccezione la luce frontale di alba e tramonto, quando i toni caldi sono incantevoli, soprattutto contro quelli più scuri e freddi di un primo piano in ombra. Per immagini di questo genere, l’ideale è includere in primo piano qualcosa che possa riflettere la montagna, come un lago o un fiume.

Primi piani

L’inclusione di elementi in primo piano aggiunge più profondità all’immagine. Cascate, torrenti o alberi sono solo alcuni esempi di soggetti che possono equilibrare la composizione e darle un impatto più tridimensionale. Anche i fiori selvatici sono un primo piano perfetto, che introduce anche colori brillanti. Ricordiamo che stiamo narrando una storia: scegliamo elementi di primo piano che possano dire qualcosa di più sul luogo. Se ci avviciniamo ai fiori, proviamo a usare la tecnica del focus stacking (ne avevamo parlato qui) per tenere tutto alla nitidezza ideale: è più sicuro che semplicemente chiudere il diaframma.

Filtri

Un filtro polarizzatore, usato con un’angolazione di 90° rispetto al soggetto, ha l’effetto di rendere più profondo l’azzurro del cielo e dare più rilievo alle nuvole. Quando però usiamo il grandangolo e le nuvole sono assenti, può rendere disomogeneo il colore del cielo. Soprattutto in alta quota il polarizzatore può rendere il cielo quasi nero: è bene ricordarsi di non polarizzare troppo. I filtri graduati a densità neutra controllano invece le differenze di esposizione nella scena. In montagna è frequente che i versanti più bassi siano più scuri del cielo o delle cime innevate: un filtro graduato ND in corrispondenza del cielo può riequilibrare l’esposizione. La sfumatura del filtro dipende dall’irregolarità delle creste: usiamo un filtro a transizione morbida per i contorni più frastagliati e uno più duro dove l’orizzonte è più piatto.

Non diventiamo un caso di cronaca!

Per sicurezza, è sempre meglio condurre le escursioni nelle zone più remote in compagnia di qualcuno. Se decidiamo di avventurarci da soli, prendiamo tutte le precauzioni che il buon senso suggerisce, in modo da non finire nel telegiornale della sera – e non fare nemmeno figuracce con i soccorritori! Informiamo qualcuno con precisione sulla nostra meta, sui sentieri che prenderemo e sull’ora in cui prevediamo di rientrare. Portiamo con noi semplici scorte di cibo energetico e acqua, oltre a una bussola e un fischietto per attirare l’attenzione (e per spaventare eventuali predatori selvatici). Indossiamo abiti e calzature tecnici, adeguati alla situazione e impermeabili, perché il tempo può cambiare in brevissimo tempo sul mare o in montagna. Non dimentichiamo una buona mappa cartacea e non affidiamoci solo alle app per cellulare: non servono a molto quando la batteria si scarica o il segnale si perde perché ci siamo infilati nel mezzo del nulla…

Tutti i consigli sulla lettura della scena di Tom Mackie sono nel numero 94 di NPhotography ancora in edicola o in versione digitale (cliccando qui).


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