ottiche per il paesaggio
© Chris Rutter

Ottiche per il paesaggio: quali scegliere?

Quando pensiamo alle ottiche per il paesaggio ci viene subito in mente il grandangolo… ma ci sono molti altri obiettivi che possiamo sfruttare! Vediamoli tutti.

Il grandangolo

Una focale più corta è perfetta quando abbiamo difficoltà a catturare l’estensione di una scena mozzafiato. Senza adattare la tecnica di scatto, però, questa ampia veduta significa solo che tutto appare molto piccolo nell’inquadratura. L’“impatto” viene diluito. La soluzione al problema è rappresentata da composizione e punto di vista. Sono importanti con qualsiasi obiettivo, ma diventano cruciali con un grandangolo.

Abituiamoci a pensare in tre passaggi successivi alle tre aree principali dell’inquadratura: sfondo, campo medio e primo piano. ❶ Identifichiamo prima gli elementi dello sfondo che vogliamo includere. Scegliamo la lunghezza focale perché riempiano l’inquadratura da destra a sinistra. ❷ Osserviamo poi gli elementi in primo piano. Va bene quasi tutto, purché sufficientemente dotato di interesse, texture o dettaglio da catturare lo sguardo dell’osservatore. ❸ Infine, cerchiamo un punto di vista che ci permetta di mostrare sfondo e primo piano senza lasciare in campo medio aree vuote o elementi di distrazione.

Ultragrandangolo e fisheye

Quando componiamo con un ultragrandangolo, proviamo ad avvicinarci molto al primo piano. In questo modo lo renderemo dominante e incombente, soprattutto se lavoriamo sotto un cielo coperto e nuvoloso. Questa tecnica ci imporrà di chiudere il diaframma, su f/16 o anche f/22. Inoltre, dovremo mettere a fuoco a pochi metri all’interno della scena per assicurarci che tutto sia nitido.

All’estremità più corta della gamma focale, troviamo un genere specifico di grandangoli, i fisheye. I fisheye sono progettati per produrre vistose distorsioni. Si dividono in due categorie. Quelli che producono una normale immagine rettangolare (detti “diagonali”) e quelli che proiettano invece un’immagine circolare inscritta nell’inquadratura (detti “circolari”). Non tutti amano i fisheye, proprio per via della pronunciata distorsione, e di sicuro questi obiettivi non sono adatti a tutti i paesaggi. Ma possono produrre risultati di enorme drammaticità.

Ottiche per il paesaggio: lo zoom standard

Una volta sedotti dall’impatto di un grandangolo o di un teleobiettivo sui nostri paesaggi, è facile trascurare la versatilità e la potenziale creatività dell’“umile” zoom standard. Eppure, con una lunghezza focale che spazia dal grandangolo moderato al medio tele, questa è un’ottica ottima per molti paesaggi.

❶ All’estremità più corta (24 mm su FX o 18 mm su DX), gli zoom standard offrono un’ampiezza grandangolare ideale per catturare le vedute più aperte. Tutto ciò senza che gli elementi dello sfondo diventino troppo piccoli nell’inquadratura. Potremo, inoltre, sfruttare quelli di primo piano come potremmo fare con un ultragrandangolo. ❷ Alle focali intorno a 50 mm su FX e 35 mm su DX otteniamo distanze di scatto e prospettive più “naturali”, con un angolo di campo molto simile a quello dell’occhio umano. ❸ Infine, le focali più lunghe sono perfette per isolare piccole aree e scene nel paesaggio.

ottiche per il paesaggio
© Chris Rutter

Questione di diaframma

Come qualsiasi altro obiettivo, uno zoom standard tende a dare risultati più nitidi intorno alle aperture medie di diaframma, come f/8 o f/11. Questa apertura ottimale dipende dal design ottico dell’obiettivo, oltre che dalla diffrazione a diaframmi più chiusi. Purtroppo, i diaframmi medi non sono sempre sufficienti per tenere nitida un’intera veduta fin dagli elementi di primo piano. Ci troveremo spesso costretti a chiudere un po’ per estendere la profondità di campo. Ma ricordiamo di usare sempre e comunque il più ampio diaframma possibile. Fermiamoci per esempio a f/16, anziché arrivare a f/22 o f/32.

Il teleobiettivo

Non sempre viene in mente di infilare un teleobiettivo nell’equipaggiamento preparato per una sessione paesaggistica. Tuttavia, le opzioni aggiuntive che offre possono cambiare impatto e atmosfera delle immagini. Il segreto per usare le focali più lunghe sul paesaggio è prestare attenzione ai dettagli più lontani, che possono funzionare bene isolati. Può essere qualcosa di semplice, come un albero solitario o un picco montuoso. Oppure qualcosa di più sottile, come le gradazioni tonali introdotte dalla nebbia. O la prospettiva aerea che crea scene ricche di malinconia e suggestione. Questi soggetti spesso funzionano meglio se includiamo pochi elementi ben leggibili.

Dare enfasi alla semplicità e al minimalismo di uno o due elementi nel paesaggio è il modo ideale di sfruttare la maggiore capacità di astrazione di un teleobiettivo rispetto a una focale più corta.

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© Chris Rutter

La compressione dei piani

Quando usiamo un teleobiettivo, l’intera scena ripresa è lontana da noi. Quindi è molto semplice ottenere il classico effetto di compressione prospettica. Se non abbiamo il tele a portata di mano, ricordiamo comunque che l’effetto non dipende in senso stretto dall’obiettivo, ma solo dal punto di vista. Possiamo ottenerlo anche scattando con la focale più lunga a disposizione e poi ritagliando l’immagine. Il risultato finale avrà risoluzione più bassa. Ma grazie ai sensori ad alta risoluzione presenti ormai nella maggior parte delle fotocamere contemporanee possiamo perdere qualche megapixel e ottenere un risultato comunque eccellente.

 

Ottiche per il paesaggio: scopri anche l’obiettivo fisso e l’ottica macro


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