fotografia macro
Una splendida macro realizzata da Maurizio Petracca con la sua EOS 5D Mark IV e l’ottica EF 100mm f/2.8L Macro IS USM

I segreti della fotografia macro: #1 L’ottica giusta

La fotografia macro è un genere che attrae sempre più appassionati. Il bello è che tutto intorno a noi, persino in giardino o in cucina, ci sono tantissimi soggetti con cui sperimentare. E i risultati possono essere davvero spettacolari. Ma siete sicuri di conoscere tutti i segreti della fotografia macro? Seguiteci in questa nuova rubrica e ve li sveleremo! A partire dalla scelta dell’ottica giusta.

Fotografia macro: #1 L’ottica giusta

La lunghezza focale influisce sull’immagine in molti modi, uno dei quali è la cosiddetta distanza di lavoro. Si tratta della misura dello spazio tra l’elemento frontale dell’obiettivo e il soggetto, alla minima distanza di fuoco.

Una distanza di lavoro più lunga è un vantaggio specifico con le creature più piccole. Infatti, possiamo tenerci più lontani ed evitare di spaventarle. In generale, ci permette di evitare di fare ombra sul soggetto (anche se i macro Canon più corti incorporano appositi illuminatori Macro Lite proprio per compensare ogni possibile perdita di luce).

I macro con focale più lunga ci lasciano più spazio in cui lavorare. Mettiamo a confronto qui l’EF-S 35mm f/2.8 Macro IS STM e l’EF 100mm f/2.8L Macro IS USM, per esempio. Entrambi, alla distanza minima di fuoco, offrono una riproduzione 1:1. Tuttavia il 35 mm ha una distanza di lavoro di appena 3 cm, mentre il 100 mm ci lascia 14 cm. Possiamo quindi stare a circa 14 cm dal soggetto e ottenere una riproduzione a grandezza naturale. L’EF 180mm f/3.5L Macro USM ottiene la stessa riproduzione 1:1 da ancora più lontano, da circa 25 cm.

 

fotografia macro

La lunghezza focale influenza anche l’angolo di campo, la porzione di scena inquadrata dall’obiettivo. Gli obiettivi più lunghi restituiscono un angolo di campo più stretto, che cattura una sezione più piccola dello sfondo e può dare più risalto al soggetto.

Il formato CMOS

Abbiamo detto che è l’ottica a determinare l’ingrandimento del soggetto. Tuttavia, dobbiamo considerare che questo apparirà più grande in un’immagine scattata da una EOS con sensore APS-C, rispetto a una realizzata con full-frame. In realtà, l’ingrandimento non cambia, ma il sensore più piccolo ritaglia il circolo di immagine proiettato dall’obiettivo. Possiamo ottenere lo stesso effetto ritagliando un file full-frame in post-produzione, ma al prezzo di una perdita sulla risoluzione originale.

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Diverse EOS full-frame permettono di eseguire il ritaglio in-camera. Per esempio, su EOS 5DS e 5DS R per i JPEG possiamo selezionare manualmente i più piccoli formati con fattore di moltiplicazione 1,3x o 1,6x, mentre le mirrorless EOS R offrono anche la scelta manuale di un taglio JPEG 1,6x, che viene adottato anche automaticamente quando la fotocamera rileva il collegamento, via adattatore, con un obiettivo APS-C EF-S.

Possiamo ottenere un ingrandimento anche maggiore con una soluzione economica: un tubo di prolunga. Si tratta di un tubo cavo che si innesta tra corpo macchina e obiettivo e permette di mettere a fuoco da più vicino del normale. È anche possibile unire più tubi per un ingrandimento superiore, ma maneggevolezza e luminosità ne risentono in genere troppo. I tubi estensori riducono l’apertura effettiva del diaframma ed è necessario compensare la perdita di luce con tempi più lunghi, ISO più alti o flash più potente.


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