Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto del Futurismo. È il 20 febbraio del 1909

Filippo Tommaso Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto del Futurismo

«Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità», recita il primo dei undici punti della bandiera dei futuristi. Del neonato movimento artistico e culturale, il manifesto contiene il programma ideologico. Chiaro, il rifiuto totale dei valori tradizionali come reazione alla cultura borghese dell’Ottocento. La vita della moderna società tecnologica e industriale deve essere attraversata da un rinnovamento artistico, politico e sociale. Il mito della velocità è espresso nella corsa verso il futuro. L’esortazione è di liberarsi dai limiti della vecchia cultura, dagli antichi retaggi. L’esaltazione della guerra, «sola igiene del mondo», vedrà i futuristi schierarsi per l’interventismo nella Prima guerra mondiale con l’intenzione di perseguire la realizzazione di un uomo nuovo. Oltre al poeta, scrittore e drammaturgo Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), i principali rappresentanti sono Aldo Palazzeschi, Corrado Govoni e Ardengo Soffici. Della schiera degli artisti fanno parte Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Carlo Carrà. Il Manifesto del Futurismo fu pubblicato su vari giornali italiani nelle prime settimane di febbraio, ma solo l’appello sulla pagina del quotidiano parigino Le Figaro ne decretò la fama internazionale